Vita Cristiana

Pubblicato il 5 Marzo 2017 | di Redazione

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Salvezza e dannazione in Dante

Per provare a disegnare un semplicissimo affresco sulla visione che Dante ha dell’anima e del suo destino, nella Divina Commedia emergono soprattutto 2 personaggi emblematici che, anche se accomunati dalla malvagità, sono destinati a dimensioni differenti.

  • Il primo è Bonconte, che aveva guidato i ghibellini di Arezzo in una guerra aperta contro i fiorentini e che morì proprio in questo scontro nella piana di Campaldino. Dante immagina gli ultimi momenti di vita di Bonconte e narra che sul punto di morte il ghibellino era riuscito a rivolgere un’umile e leale preghiera alla Vergine Maria. Sulla scena si apre così un altro conflitto, un conflitto divino: quello tra l’angelo che viene reclamare l’anima compunta di Bonconte e il diavolo che, invece, ironizza sul pentimento di Bonconte. Tuttavia, una sola lacrima sincera sembra strappare l’anima all’inferno!
  • Il secondo è il ghibellino Guido da Montefeltro, il quale per tutta la vita si era abbeverato al calice del potere ed era stato consigliere astuto e perverso di tremendi orrori. Anche se Guido, dopo aver escogitato il suo ultimo grande inganno contro i Colonna, rientra nella sua quiete conventuale, qui neppure il “capo” del suo Ordine, San Francesco, riesce a salvarlo. Qui è il diavolo stesso a farsi teologo contro San Francesco: “assolver non si può chi non si pente, / né pentere e volere insieme puossi / per la contraddizione che nol consente”.

Anche se tutti i personaggi di Dante sono collocati in spazi ben definiti di luci e di ombre, il Poeta sembra suggerire ai lettori che la salvezza è sempre possibile quando il pentimento dell’anima è sincero e franco. L’anima viene vista, dunque, come il centro della persona, sede della libertà e spazio in cui la grazia può sempre redimere l’essere umano.

Spesso i cristiani, invece di essere portatori di misericordia, sono i primi giudici di chi sta al di fuori del proprio “credo”. Ma la vera missione è vincere il manicheismo, convivere anche col buio che alberga nell’animo di ogni vivente e farsi testimoni di misericordia. Solo così l’anima può sentire la scintilla dell’eternità a cui è chiamata e sconfiggere, anche nel suo ultimo respiro, la potente teologia del Divisore, il quale vuole sempre distruggere il progetto di Dio e della dolce “avvocata” che intercede perennemente presso il Cristo.

In fondo, questa riflessione non ci riporta alla scena di Gesù crocifisso con i due ladroni? Mai disperare!

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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