Tutto serafico in ardore
Non è stata un’emozione da poco l’evento che si è svolto nell’aula multimediale del Santuario diocesano dell’Immacolata a Comiso, condotto dai Frati minori conventuali. La professoressa Maria Rita Schembari, appassionata cultrice di letteratura antica e moderna, oltre che sindaco di Comiso, ha guidato i presenti alla riscoperta di San Francesco d’Assisi, muovendo dalla visione e dalla lode di Dante Alighieri nel Canto XI del Paradiso. Titolo emblematico della riflessione: “Tutto serafico in ardore”.
È stata la prima delle iniziative promosse dal rettore, frate Daniel Felix Moraru, di una idea-progetto di fare del santuario un centro propulsore di cultura aperto alla comunità e al territorio per dare substantia et forma a processi di formazione della sfera spirituale della persona.
La relatrice ha incastonato, come perla preziosa, la storia del Santo d’Assisi nel terzo cantico del Paradiso dantesco. Con una narrazione incisiva e ricca di pathos, ha immerso la platea nel mondo straordinario del Poema e del viaggio immaginario e simbolico di Dante per i tre mondi dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso. È nel Canto XI del Paradiso che si incontra l’ideale di vita di San Francesco ed il suo modo di viverlo secondo la mente e il cuore di Dante. La figura di San Francesco campeggia tra gli spiriti sapienti in speculare relazione con quella di San Domenico: «L’un fu tutto serafico in ardore, l’altro per sapienza in terra fue di cherubica luce uno splendor». I due principi designati dalla Provvidenza per orientare nuovamente la cristianità, l’uno nella carità, l’altro nella dottrina. Questa è la cornice che inquadra il racconto. La caratterizzazione come alter Christus e sposo fedele della povertà diventa la rappresentazione del Francesco di Dante. A concludere significativamente la sua riflessione, la relatrice ben auspica che, sulla scia di San Francesco, il messaggio profetico di Dante, di vedere la terra rinnovata e riscattata dal peccato, diventi anche nostro ideale e una intima e concreta aspirazione perché, se il desiderio di ricchezze è il male assoluto, si comprende bene come l’unico deterrente al male possa essere la scelta cruda, difficile ma beatificante di Francesco: la povertà.
A corollario dell’evento, anche il rettore del Santuario, a fine incontro – ammirato e grato alla relatrice per.il profondo interesse creato – aggiunge alcune note distintive sulla scelta cruda e salvifica della spoliazione di ogni bene terreno da parte di un Francesco-Sole che, «mentre ci risveglia dentro, e ci scuote, e ci fa tremare perla nostra indegnità… nel contempo ci sprona, ponendoci davanti l’esaltazione di quella vissuta povertà che diventa portatrice di una possibile reale felicità evangelica che viene ad assumere le forme di una riconquista della nostra dignità piena, per salvare noi stessi , e con noi il mondo intero».
