Ironia pessimistica, pessimistica ironia
Ci sono pensatori che, con grande impegno, non perdono mai l’occasione per criticare il “pensiero unico” ed elogiare un pensiero ribelle e controcorrente. Tutto ciò, spesso, sfocia nel dolce slogan: “la cultura salverà il mondo”. Se non lo salverà, almeno lo cambierà!
E’ sicuramente una voce nobile e coraggiosa, che ci permette di vedere il mondo e le sue cose da un’altra prospettiva. La cultura, così, vive di visioni differenti e si nutre anche di ogni pensiero “altro”.
Ma questa voce culturale sorge dallo stesso e identico “acquario dell’esistenza” del pensiero unico, ed è inutile andare dalla parte opposta se alla fine si deve sbattere contro il medesimo vetro. La vera missione sarebbe rompere tale vetro! Solo distruggendo si può ricostruire! Almeno i presunti fautori del “pensiero unico” prendono la vita con scherno e guadagno.
I pensatori ribelli, forse, non sanno di recitare una parte del tutto necessaria a ciò che credono di criticare. Si muovono nello stesso “mercato”. Se si prendessero sul serio, dovrebbero uscire “dall’acquario” (in che modo?), sostare nella disperazione della solitudine e scoprire che la cultura, al suo apice, al massimo può preparare alla vita vista sotto tutti i suoi aspetti, quindi anche alla morte. Fu proprio Platone a insegnarci questo (melete thanatou) e a scrivere che la conoscenza del bene e del male è la stessa!
Emblematica è la storia di Cleombroto d’Ambracia (narrata da Callimaco) che, dopo aver letto il libro di Platone intorno all’anima, si gettò nell’Ade. Impossibile sembra ogni restaurazione e ogni rivoluzione! Infatti, la cultura silenziosa e solitaria che vive fuori da ogni Istituzione, non genera entusiasmi, ma genera “mostri” che abitano il pessimismo, vivendo nei giorni buoni con ironia pessimistica, e nei giorni cattivi con pessimistica ironia.
Così, mentre Tommaso Landolfi gioca d’azzardo e gode sapendo di perdere, Manlio Sgalambro invita gli uomini a rinviare il suicidio… Se nessuno li ricorderà, forse, col tempo si ergerà qualche statua al cervello incompreso di turno… e sarà di nuovo cultura… cultura “dell’acquario”.
