Vita Cristiana don salvatore padre tumino-in-africa

Pubblicato il 5 Giugno 2022 | di Redazione

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Venti anni senza Don Salvatore Tumino

Caro don Salvatore, sono passati vent’anni da quel 29 maggio del 2002 quando ci hai lasciato per il paradiso; un funerale che sembrava una festa, una processione di amici che da casa ti ha portato in spalla fino alla cattedrale tanto gremita che sembrava la festa di San Giovanni; lacrime, canti e preghiere, tristezza, speranza e fede; sacerdoti e amici erano venuti da ogni parte per darti un saluto, per vedere con i loro occhi ciò che sembrava impossibile. Da tempo pregavamo e speravamo che il Signore Gesù ti tenesse con noi.

Una preghiera incessante si era levata al cielo. Dio Padre ha disposto diversamente, ma non ci ha lasciato orfani perché in questi venti anni ti abbiamo sentito sempre accanto a noi.

Il tuo carisma, i tuoi insegnamenti, i tuoi progetti, la tua comunità, le tue cellule, i tuoi libri, le tante testimonianze su ciò che hai fatto, le tue risate continuano a vivere in mezzo a noi e nella tua amata Chiesa e continuano a guarire, consolare, liberare, indicare Gesù come l’unico salvatore.

Sono passati vent’anni, una generazione di giovani non ti ha conosciuto. Come potrei presentarti a loro e a chi non ha avuto la grazia di incontrarti o a chi non ti ha prestato particolare attenzione mentre attraversavi la vita delle nostre città e delle nostre chiese. Potrei dire, con papa Francesco, che tu sei uno che era “già uscito” da tempo. Lui ci ha scritto all’inizio del suo pontificato nel 2013 con l’esortazione apostolica “Evangelii gaudium”, il documento programmatico del suo papato, che vuole una Chiesa in uscita, che ogni cristiano, ogni comunità deve uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del vangelo.

Tu caro don Salvatore in verità, era già uscito molto tempo prima, non solo perché dal 1990 fino agli ultimi mesi della tua vita, coinvolgendo donne e uomini laici, eri sempre in giro per il mondo  a testimoniare la gioia del Vangelo, svolgendo missioni in Francia, Belgio, Germania, Polonia, Spagna, Malta, Libano, Cile, Colombia, Cuba, Slovacchia, Russia, Bielorussia, parlando con coraggio nelle periferie più sperdute del cuore degli uomini, dalla prostituta incontrata nella strada per l’aeroporto, ai soldati in un oscuro bar polacco, agli uomini e donne mortificate dal narcotraffico a Medellin, ai poveri di Soweto, ai cuori affamati d’amore nelle città europee ricche di beni materiali. Il mondo era diventato la tua parrocchia.

Eri uscito da tempo perché avevi capito che era necessario un nuovo linguaggio per dire Dio in modo comprensibile all’uomo contemporaneo.

Avevi colto che il tema e la sfida erano quelli di trovare linguaggi e mezzi per riproporre la perenne verità del Vangelo di Cristo in una società sempre più secolarizzata e connotata dall’ecclissi del sacro.

Dal Vaticano II a Paolo VI della Evangelii nuntiandi passando per Giovanni Paolo II, a Benedetto XVI con l’istituzione del dicastero per la nuova evangelizzazione, fino a Papa Francesco, la chiesa cerca le strade da percorrere per arrivare al cuore dell’uomo. È la tematizzazione della nuova evangelizzazione.

A chi non ti conosciuto vorrei testimoniare che tu sei stato un servo fedele, fantasioso, audace, gioioso e saggio della nuova evangelizzazione, hai accolto la sfida di dire all’uomo del tuo tempo che l’unica bella e buona notizia è l’evento-Gesù. Evangelizzare, dicevi, significa annunciare una persona e non c’è vera evangelizzazione se il nome, l’insegnamento, la vita, le promesse, il regno, il mistero di Gesù di Nazareth, figlio di Dio, non siano proclamati. Tu sei stato un evangelizzatore nuovo, nell’ardore, nei metodi, nelle espressioni.

In questa necessità di uscire dagli schemi, di aprire le gabbie del linguaggio, hai cercato, inventato, sperimentato strumenti nuovi, senza farti scrupolo del copyright: il sistema delle cellule parrocchiali appreso dalla parrocchia di Sant’Eustorgio a Milano e che hai diffuso in giro per il mondo, considerato un metodo che favorisce un cammino di fede più personalizzato, comunitario, familiare; “la gioia del Sabato sera”, una invenzione copiata a Malta che raccoglieva centinaia di giovani che tra canti, preghiera ed adorazione eucaristica trascorrevano con il Signore Gesù la notte del sabato; “Una luce nella notte”:  un invito fatto da giovani ad altri giovani, agganciati nelle vie della movida, di accostarsi  a Gesù esposto in qualche chiesetta la vicino; l’evangelizzazione porta a porta, i corsi della scuola di Evangelizzazione S. Andrea importati dal Messico, il corso Alfa  fatto sbarcare dall’Inghilterra, i seminari internazionali per l’evangelizzazione, i volantini distribuiti per la festa di San Giovanni una inondazione di semplicità che con testi brevi riempiva i cuori dei ragusani di gioia e pace; gli insegnamenti attraverso i mimi, ma qua la strada era spianata, forte del tuo essere stato un mattatore nel teatro dei salesiani, quando da giovani ci facevi contorcere dalle risate, prima noi che ti facevamo da spalla e poi il pubblico portando in scena le farse di monsignor Pennisi.

Tutti questi strumenti e metodi funzionavano ai tuoi tempi e continuano a funzionare oggi perché dentro e a monte c’era un’anima missionaria, c’erano persone che avevano incontrato Gesù e che hanno imparato alla tua scuola, a rendere visibile l’invisibile.

Caro Salvatore ti sei definito umilmente un semplice cartello stradale che indicava la direzione verso Gesù, ma quali erano le caratteristiche di questo cartello stradale, anche se dopo vent’anni dovresti aggiornare la metafora cambiandola con “navigatore satellitare”, che permetteva di giungere a destinazione?

La prima caratteristica era quella che hai saputo dare ragione della tua fede; hai spiegato con il linguaggio degli uomini che Gesù Cristo il Figlio di Dio, è l’unico salvatore dell’umanità, perché rivelando il Padre, ha rivelato l’uomo a l’uomo. Ci hai testimoniato che ogni discorso su Cristo è un discorso sull’uomo; una antropologia liberante è data dal cercare in Dio l’umanità vera dell’uomo. Di ciò hai dato ragione in ogni tuo insegnamento e nei libri che hai scritto e nella consapevolezza della necessità di una casa editrice che diffondesse con testi semplici le ragioni della nostra fede.

La seconda caratteristica è che eri un uomo di preghiera, consapevole che non potevi parlare di Dio se prima non parlavi con Dio e lo facevi con semplicità come un figlio parla al padre ed hai insegnato a chi ti stava accanto a pregare in quel modo.

Don Salvatore Tumino

Vivevi la preghiera in tutte le sue forme e traevi da essa la forza per evangelizzare. Ci hai raccontato: «una sera, dopo una settimana di lavoro pastorale, dovevo tenere un insegnamento in un corso prematrimoniale, ma non avevo non solo la forza di parlare, ma neppure quella di stare in piedi. Chiesi allora una preghiera ad un gruppo di fratelli laici che collaborava con me. A poco a poco sentii anche fisicamente un ritorno di forze ed una pace immensa. Dopo pochi minuti ero trasformato da quella preghiera, mi sentii pieno di forze e riposato. Iniziai l’insegnamento che durò circa un’ora ed avevo una forza ed un vigore che non avevo avuto neppure negli incontri precedenti».

Ci testimoniava Pina, sorella di don Salvatore: «Il Signore ci ha fatto dono, come famiglia, di stargli accanto nella parte finale del suo viaggio terreno. La sofferenza era grande, ma tutto vissuto nella preghiera, nell’abbandono confidente tra le braccia del Padre».

La terza caratteristica era il tuo essere un uomo contepl-azionista. Per te parlare dell’adorazione eucaristica agli uomini era indicare una sorgente d’acqua viva a persone che stavano morendo di sete. Davanti a Gesù Eucarestia hai ricevuto la chiamata a fondare la tua comunità, hai sentito chiaramente l’indicazione del Signore a fondarla sui pilastri dell’adorazione eucaristica e dell’evangelizzazione, rispondendo a quella chiamata come Isaia, “Eccomi manda me”. Questa comunità è ancora oggi fonte di grazia e benedizione per la Chiesa locale e per il mondo e l’adorazione perpetua è fonte di grazia continua nella nostra città.

Ma un dono lo vivevi in modo straordinario: il sostegno fraterno e la guida spirituale interpretata come assoluta docilità all’azione dello Spirito Santo. L’apertura allo Spirito Santo era per te prontezza all’obbedienza del Signore e dei superiori preposti. Nulla facevi senza l’approvazione del vescovo e questo insegnavi a chi si rivolgeva a te per qualsiasi questione. L’apertura allo Spirito Santo non era per te un vago sentimentalismo, legato a inverificabili emozioni interiori, ma era l’ascolto della Parola di Dio e la sua messa in pratica. Quante guarigioni interiori, quante conversioni, quante confessioni liberanti hai favorito

Caro Salvatore hai avuto il coraggio di caratterizzare l’annuncio della nuova evangelizzazione senza sorvolare sulla componente di mistero che avvolge la vita di ogni uomo. Ci hai aiutato a riflettere sul senso della vita e della morte e sulla vita oltre la morte. I tuoi insegnamenti sulla vita eterna sono stati momenti di pace e di verità e talvolta in momenti intensi di preghiera comunitaria abbiamo pregustato il paradiso tra noi, momenti di Dio, in cui abbiamo visto che il tempo non aveva più importanza né barriere, la stanchezza, la calca, ogni cosa attorno a noi aveva preso una nuova forma, una nuova prospettiva.

Caro don Salvatore fra vent’anni spero di poter riprendere quest’articolo e completarlo, intanto vorrei lasciarti con quanto scriveva di te il nostro caro vescovo monsignor Angelo Rizzo presentando il tuo libro “La preghiera fonte di vita”: «Egli crede (si riferiva a te) concretamente nella potenza dello Spirito Santo che opera nei cuori e nelle menti degli uomini trasformando radicalmente le loro volontà. Egli è stato ed è testimone delle meraviglie compiute dallo Spirito nelle anime di molti fedeli, giovani e non giovani, che ha potuto avvicinare nel suo ministero. Gli è bastato con la schiettezza dell’amicizia aprire un varco nei cuori per constatare l’irresistibile dinamismo della grazia».

Lasciami dire un’ultima cosa e non cominciare a sommergermi con una delle tue risate inconfondibili e contagiose, mi piacerebbe che la nostra Chiesa locale in questo suo cammino sinodale ti riscoprisse come esempio originale per ridire ad ogni uomo in modo nuovo, la Parola antica e sempre uguale. Vedi che puoi fare.

Giorgio Massari

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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