Vent’anni fa la Marcia della Pace
Quest’anno sarà l’edizione numero 58 e si terrà a Pesaro. Nel Capodanno che salutò l’arrivo del 2005, la Marcia per la Pace si tenne tra Comiso e Ragusa. Sono trascorsi venti anni e quel momento è più che mai vivo nella memoria di tanti. A Comiso non c’era più la base della Nato e non c’era ancora un aeroporto. Per tanti motivi Ragusa voleva ospitare il popolo della Pace. Monsignor Paolo Urso, candidando Ragusa per quell’evento, ne indicò alcuni: la fioritura di tante vocazioni missionarie, la cultura diffusa della solidarietà e dell’obiezione di coscienza, la forte presenza della Caritas, l’impegno dei cattolici iblei per la riconversione dell’ex base Nato, il centenario della nascita di Giorgio La Pira, i 50 anni di istituzione della Diocesi di Ragusa. Ma c’era anche una ferita da sanare con alcuni sacerdoti e con parte del laicato impegnato che avevano vissuto con grande disagio la benedizione (il 23 dicembre 1983) di una chiesa nell’area che ospitava anche 112 missili a testata nucleare. «Non vogliamo giudicare il passato, né – disse il vescovo emerito presentando la marcia – riaprire vecchie ferite. Come Chiesa intendiamo guardare avanti e proiettarci nel futuro, facendo nostro l’impegno all’annuncio della pace».
Quel collegamento fu colto però da molti, a cominciare da don Mario Pavone che proprio in quei giorni aveva pubblicato un suo saggio sulla Chiesa e il movimento per la pace a Comiso. «Questo giorno – disse alla Gazzetta del Sud – suscita in me grande gioia. Constatiamo che sono superat i motivi che diedetro luogo a posizioni non convergenti. Oggi la nostra Chiesa sarà presente a una iniziativa di respiro nazionale con un sentire comune. Devo riconoscere che molto lo si deve a monsignor Paolo Urso. Ha inaugurato uno stile nuovo fondato fondato sul confronto e sulla comunione. Oggi possiamo dire che questa scelta appartiene all’intera Chiesa locale».
E fu così che quella notte, nonostante la pioggia e il concerto in piazza di Carmen Consoli, un migliaio di persone raccolsero l’invito a pregare e a sfilare per la Pace di Pax Christi, Caritas Italiana, Commissione Giustizia e Pace della Cei, Diocesi di Ragusa.
Era un periodo di grandi fermenti. Tonino Solarino e Pippo Digiacomo erano i sindaci di Ragusa e Comiso. A Ragusa c’era anche un assessorato alla Pace, retto da Carmelo La Porta, e una Scuola di Pace, promossa dal Comune, e intitolata a Saro Digrandi.
Uno dei momenti più densi di significato fu quello che si tenne all’interno dell’ex base missilistica nella quale, tolti gli strumenti di morte, poterono sventolare le bandiere arcobaleno della Pace. C’erano tantissimi giovani, che ai tempi dei missili forse non erano ancora nati, ma anche qualche animatore del movimento pacifista che non credeva di poter varcare quei cancelli ancora avvolti dal filo spinato. «Benvenuti – disse il sindaco Digiacomo – in uno dei luoghi simbolo della Pace. Dietro queste palazzine, laddove c’erano i bunker dei missili, oggi è in attività il cantiere che sta costruendo l’aeroporto di Comiso». A fargli eco monsignor Paolo Urso: «Comiso è oggi un avamposto della Pace, un luogo dove si sta realizzando la profezia di Isaia».
Durante la celebrazione in cattedrale (la marcia era partita dal duomo di San Giorgio) al vescovo Urso fu consegnato un grembiule, simbolo di una Chiesa che si mette al servizio di chi più ha bisogno. In cattedrale c’erano anche monsignor Tommaso Valentinetti, vescovo di Termoli e presidente di Pax Christi; monsignor Francesco Montenegro, allora ausiliare di Messina e presidente di Caritas Italiana; monsignor Giancarlo Bregantini, vescovo di Locri-Gerace e presidente della Commissione episcopale per i Problemi sociali, il lavoro, la giustizia e la pace; monsignor Giuseppe Malandrino, vescovo di Noto; i presidenti emeriti di Pax Christi monsignor Luigi Bettazzi e monsignor Diego Bona; don Luigi Ciotti presidente di Libera.
Vent’anni dopo a Comiso l’aeroporto è realtà (ed è dovere di tutti difenderlo e potenziarlo) e nel mondo sono tornati a soffiare impetuosi i venti di guerra. La corsa agli armamenti è tornata d’attualità nell’agenda dei governi. La Pace resta un grande anelito. «Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male» era il tema suggerito da Giovanni Paolo II per la Giornata mondiale della Pace del 2005 e che divenne il ritornello anche della marcia di Ragusa. Un messaggio naturalmente più che mai attuale.
