La crisi dell’idea di giustizia
Da qualche mese assistiamo ad un precipitare di eventi che per la velocità con cui si affastellano e per gli scenari che prefigurano lascia perplessi se non addirittura sconcertati.
Si ha la netta percezione di un cambiamento degli schemi cui eravamo abituati, è un cambiamento che solo adesso ci appare veloce, ma che ha le sue radici in una mutazione di valori che lentamente la nostra società ha interiorizzato.
E come se i “valori” si fossero via via “concretizzati” da eterei a fisici; improntati non più a un astratto senso di “giustizia”, ma un concreto principio di “convenienza”.
Lo abbiamo sperimentato già da anni anche nel linguaggio corrente: quella che prima chiamavamo “solidarietà” ad un certo punto nel linguaggio prevalente è diventato “buonismo” e sempre più spesso specificato in “buonismo di me….”. E non obbedisce alla stessa logica la acriticità con cui la società si relaziona al denaro e al successo? Contrariamente al passato se questi elementi sussistono, è assolutamente irrilevante il percorso con cui si sono raggiunti: abbastanza incredibili i casi di pregiudicati invitati ad eventi mondani pubblici con relativo cachet.
Il nostro mondo infatti si è via via sempre più popolato di arrivisti, evasori, profittatori da una parte e di influencer dall’altra tutti contrassegnati dalla totale assenza di scrupoli, ma anche dalla totale assenza di riprovazione sociale purché abbiano raggiunto successo, potere e/o ricchezza.
Se la categoria con cui tutto viene valutato per molti non è più un principio di giustizia, ma solo un principio di convenienza, è ovvio che il prestigio e il rispetto dei giudici ne risente…
Ed infatti il giudice fa bene il suo lavoro solo se decide in mio favore!
La patologia è la stessa sia in ambito personale che in ambito internazionale!
Le ultime decisioni della Conte internazionale riguardanti Putin e Netanyahu, rimaste lettera morta, ed il modo di Trump di gestire le relazioni internazionali da questo punto di vista fanno scuola.
Nessuno si interessa delle motivazioni dei provvedimenti della Corte Penale Internazionale, dei bambini deportati da Putin o dei civili lasciati al freddo e alla fame nella striscia di Gaza impedendo alle organizzazioni internazionali di portare aiuto alla popolazione stremata, se stanno dalla nostra parte le decisioni della Corte sono aria fritta.
E che dire di Trump che ricatta l’Ucraina per ottenere lo sfruttamento di terre rare? Il tutto ovviamente dopo averne platealmente disconosciuto le ragioni di nazione invasa e avere di fatto riconosciuto le ragioni di Putin.
E che dire della sicumera con cui rivendica la Groenlandia? Peraltro adducendo motivazioni di sicurezza nazionale abbastanza fragili atteso che la Groenlandia è territorio danese e in quanto tale aderente alla N.A.T.O. fin dalla sua fondazione.
L’eclissi del concetto di giustizia purtroppo trascina con se tutta l’impalcatura dei diritti e della propria esigibilità, impalcatura che è stata costruita nei secoli a tutela dei deboli contro l’arroganza di chi esercita il potere.
Purtroppo invece adesso stiamo vivendo l’involuzione di un sistema che sta sostituendo la forza del diritto con il diritto della forza.
