Politica

Pubblicato il 6 Maggio 2025 | di Vito Piruzza

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Così il trumpismo si gioca fiducia e reputazione

Abbiamo visto negli ultimi anni diverse democrazie (anche se spesso si è trattato di democrazie “giovani” con alcuni limiti) scivolare in modo inesorabile e rapidamente verso forme illiberali, trasformarsi in “democrature”, neologismo affascinante prodotto da una sintesi tra opposti che definisce delle forme di governo “sostanzialmente” autoritarie che però “formalmente” mantengono le ritualità proprie dei sistemi democratici.

Ma, ribadisco, si tratta di democrazie “giovani”. Il vulcanico stile amministrativo di Trump con la tendenza a mal tollerare le ritualità consolidate di ogni governo democratico ha fatto temere alcuni che fossimo di fronte anche in questo caso all’inizio di uno smottamento della democrazia più antica del mondo.

L’ottimismo della volontà mi induce a credere che per quanto irrituale e a volte truce nello stile, l’azione di Trump non riuscirà a piegare la democrazia degli Stati Uniti, anche se paradossalmente per una impietosa eterogenesi dei fini contrariamente alla dichiarata volontà di rifare grande l’America otterrà il risultato opposto di arrecarle un immane danno.

Nelle relazioni internazionali la reputazione costituisce un valore inestimabile, ma volatile e quindi va rinforzata costantemente, talvolta anche utilizzando contorsioni logiche o anche grossolane ipocrisie… gli Usa per secoli si sono “qualificati” come strenui difensori del “mondo libero” (sia in senso politico quindi dei valori democratici, sia in senso economico quindi dell’economia di mercato), e anche se a volte è stata una qualifica palesemente strumentale alla salvaguardia di interessi economici molto più “concreti”, come negli anni in cui gli Usa hanno avuto la pretesa di “esportare la democrazia”(guarda caso quasi sempre in Paesi con ingenti riserve energetiche), comunque questa immagine di paladino della democrazia è sempre stata in qualche modo mantenuta.

La reputazione dicevamo ha un valore “inestimabile”, ma l’uso di questo aggettivo non deve far pensare che si tratti di un valore etereo, solo etico, ma ha anche un concreto valore economico che l’attuale amministrazione tende pericolosamente a sottovalutare: se oggi il dollaro costituisce la moneta più accolta per le transazioni internazionali e la riserva prevalente di quasi tutti gli stati del mondo, se le obbligazioni del Tesoro Americano sono state fino ad oggi considerate l’investimento più stabile cui affidare le proprie riserve questo non è un caso, è frutto della leadership politica ed economica esercitata dagli Usa.

Per fare un esempio concreto, nel 2008 la crisi dei mutui subprime contagiò le economie di tutto il mondo mandandole in crisi e il fallimento della banca Lehman Brothers causò perdite nei risparmi di tutto il mondo: in pratica anche il resto del mondo ha pagato l’insipienza finanziaria degli Usa!

Tutto questo, che come si vede ha costituito un costo per il resto del mondo, è stato possibile finora in virtù della più o meno meritata credibilità della più antica e potente democrazia del mondo, ma sarà così anche domani?

Quale fiducia può riscuotere un Paese che minaccia un alleato storico (la Danimarca è nella Nato fin dalla sua fondazione ed infatti gli Usa hanno già una base militare in Groenlandia!) di sottrargli dei territori?

Quale fiducia può riscuotere in termini politici un alleato che nel volgere di qualche mese fa accordi con l’avversario senza consultarti e per giunta pretende da te il pagamento dei danni per il doppio di ciò che ha speso? E per favore, nessuno parli di amore per la Pace, accordarsi con il più forte a danno del soccombente, come sta facendo questa amministrazione Usa sia in Ucraina che in modo ancora più evidente e scandaloso in Medio Oriente, non porterà mai alla pace.

E quale fiducia può riscuotere un Paese che nell’arco di qualche giorno impone unilateralmente dazi pesantissimi, poi li congela, mentre nei confronti di alcuni li aumenta, salvo poi ad esentare alcune merci, creando nei mercati oscillazioni da montagne russe che curiosamente costituiscono un danno per i risparmiatori di tutto il mondo tranne che per alcuni che invece traggono vantaggi economici stellari…

Ma soprattutto la cosa che lascia basiti è la disinvoltura, direi quasi la sfacciataggine con cui si giustifica qualsiasi mossa che lede dei princìpi e dei diritti primari con il proprio tornaconto economico, che non essendo nati ieri sappiamo bene essere una motivazione importante e determinante dei rapporti tra stati, ma che almeno prima era contenuta da una rete consolidata di principi e regole che adesso sembrano sovvertiti.

Per esempio in Medio Oriente gli Usa sono sempre stati gli alleati più vicini allo Stato di Israele (dandogli sempre copertura per le decine di risoluzioni Onu non rispettate), ma cercando di contenerne le istanze più estremistiche, facendo da sponda ai governanti israeliani più saggi e arrivando quasi ad attuare la scelta improntata alla giustizia dei due Paesi; adesso invece si assiste quasi all’incoraggiamento della deportazione di milioni di persone facendone intravedere i propri vantaggi economici tramite speculazioni edilizie. Una vergogna davanti alla quale è impossibile restare zitti!

Questo atteggiamento da elefante in cristalleria sono certo che costerà molto caro agli Usa, il sovvertimento delle regole sia scritte che non scritte non lo può fare, senza pagarne un prezzo elevato, chi gestisce il potere!

C’è intanto da sperare che il sistema americano resista a questi pesanti scossoni contenendo l’aggressività del suo presidente, e poi che la saggezza di tutti gli altri leader creino una cintura di protezione intorno che non faccia deflagrare il mondo più di quanto non stia già accadendo.

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