Società

Pubblicato il 9 Luglio 2025 | di Saro Distefano

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Integrazione o pregiudizio?

Le foto che propongo sono state scattate a metà maggio. In una contrada rurale, prossima a Mazzarelli, pardon: Marina di Ragusa. Contrada da qualche decennio trasformata in un vero e proprio ampio e popolato villaggio.

Le foto sono ovviamente un dettaglio di una più grande prospettiva che abbraccia la casa, una bella villa, ed il suo annesso giardino. La strada comunale che la collega alla viabilità della zona. Ma ho volutamente limitare i margini dello scatto per evitare possibili riconoscimenti. Anche perché a me interessa, in questo articolo e con queste foto a corredo, dimostrare quanto noi tutti (i ragusani almeno) sappiano perfettamente e da tempo: l’integrazione è un dato di fatto.

E a proposito di fatti, ecco a cosa servono queste foto. Dimostrano che in terra iblea una famiglia di albanesi, da oltre dieci anni a Ragusa, si è perfettamente inserita nel mondo del lavoro. Nel caso in specie quello dell’edilizia. E siccome questa famiglia lavora benissimo nel settore, si è fatta una clientela di tutto rispetto con conseguente fatturato. Ed essendo del mestiere non è stato difficile trasformare il tipico “casotto” attorniato da un anonimo terreno semi-abbandonato in una bella, elegante, luminosa villa con piscina e il giardino curatissimo (seppure una parte di esso sia adibito a magazzino dell’attività lavorativa, quindi con furgone, sacchi di cemento, mattoni, betoniera et cetera).

Le foto, che, lo ricordo, rappresentano dei dettagli, sono assai emblematiche: dimostrano che, pur avendo avviato letteralmente una nuova vita in terra di Sicilia, questa famiglia desidera mantenere i contatti con la madre patria. E fa benissimo.

A me piace l’idea che si guardi alle proprie radici, e nel contempo si progetta e costruisce una nuova vita, all’insegna del lavoro onesto, del rispetto per i vicini, dell’integrazione nella terra di accoglienza. Esattamente quello che abbiamo fatto, in migliaia, noi siciliani in terra americana, o belga, o svizzera o tedesca.

Si badi: non sarò mai così sciocco o illuso da pensare che tutti i nuovi siciliani, i nuovi iblei, siano muratori onesti e grandi lavoratori, o badanti che si prendono cura dei nostri anziani con delicatezza e affetto, o autisti e commercianti che partecipano alla creazione di ricchezza collettiva. Ci sono, ci saranno, anche i delinquenti. Come non pochi furono i delinquenti siciliani che andarono a creare reti di criminalità organizzata nelle ricche città del nord Italia.

Ed ecco perché queste semplici foto hanno immediatamente stimolato in me l’idea dell’articolo che state leggendo: è bene, è giusto e opportuno che si segnali quanto emerge da un onesto e produttivo processo di integrazione in terra iblea. Almeno qui.

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Autore

Nato a Ragusa nel 1964 è giornalista pubblicista dal 1990. Collabora con diverse testate giornalistiche, della carta stampata quotidiana e periodica, online e televisive, occupandosi principalmente di cultura e costume. Laureato in Scienze Politiche indirizzo storico, tiene numerose conferenze intorno al territorio ibleo.



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