Società

Pubblicato il 9 Luglio 2026 | di Antonio La Monica

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Il cerchio del dono nella storia di Sajjad

Sajjad viene dal Bangladesh e ha 19 anni. La sua valigia è già colma di ricordi da dimenticare, ma custodisce uno spazio immenso per i sogni da coltivare. Il suo cammino in Italia ha incrociato il progetto SAI “Biscari” più di un anno fa. Qui ha trovato risposte ai suoi bisogni: un luogo sicuro e, soprattutto, una strada da percorrere. Accompagnato passo dopo passo dall’equipe, Sajjad sta costruendo la sua nuova vita.
Il suo percorso di integrazione si articola su tappe fondamentali: la scuola, l’apprendimento della lingua, l’esperienza di volontariato presso il Vo.Cri (Volontariato Cristiano) di Ragusa e, oggi, un impiego al Caffè Italia. Il titolare, il signor Carmelo Chessari, si conferma una persona da sempre sensibile all’inserimento lavorativo di chiunque dimostri buona volontà e talento.
“Mi trovo molto bene in questo progetto – racconta Sajjad – e sono felice di essere in Italia. Finora ho incontrato tante brave persone dal cuore grande, capaci di accogliere e mostrare autentico affetto verso chi viene da lontano”.
L’esperienza presso il Vo.Cri ha rappresentato una svolta emotiva e sociale nel percorso di Sajjad. Il volontariato non è stato una semplice occupazione, ma lo strumento chiave per trasformarsi da beneficiario di assistenza a cittadino attivo e solidale.
“Al Vo. Cri – conferma – ho imparato tanto. Ho sistemato e poi distribuito i vestiti per le persone bisognose. Nel fare il mio servizio mi sono sentito bene. Tutti i responsabili mi hanno accolto molto bene e mi hanno aiutato a crescere. Ho migliorato la mia capacità di parlare in Italiano e ho avuto modi di aiutare le persone. Per me è stato bello perché è come se avessi restituito parte di quello che avevo ricevuto”.
Nel volontariato, Sajjad ha scoperto dunque che l’integrazione non si misura solo da ciò che si riceve, ma da ciò che si è capaci di offrire, curando le proprie ferite attraverso la cura degli altri.
Il rapporto con l’attuale datore di lavoro è all’insegna della gratitudine assoluta. “Lo ringrazio per la grande fiducia che sta avendo in me anche se mi è capitato di sbagliare più volte. Ma il signor Chessari mi ha sempre perdonato e mi sta ancora dando tante possibilità. Non voglio deluderlo perché voglio diventare uno chef famoso e adesso ho bisogno di imparare ancora tante cose del lavoro in cucina”.
Accanto a questo giovane uomo, l’equipe multidisciplinare del progetto SAI continua a spendersi senza riserve. Per Sajjad sono professionisti esemplari, ma anche i volti di una nuova famiglia.
Accanto a questo ragazzo ancora così giovane, continuano a dare il massimo tutti gli elementi dell’equipe. Professionisti, senza dubbio, ma anche familiari di un giovane che sta crescendo. “Non ho parole per ringraziare ognuno di loro – ci racconta – e credo di essere stato molto fortunato a trovarmi qui. Mi aiutano in tutto: la scuola, il lavoro, i documenti. Soprattutto mi aiutano a diventare una persona migliore, libera e indipendente”.

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Autore

Giornalista professionista presso “La Sicilia”.



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