Il bene? Insieme è meglio
“Metti un amministratore, un manager e un volontario” non è il principio di una barzelletta, ma l’inizio della realizzazione, anche nella provincia di Ragusa, di un progetto settennale della UE a favore dei bisognosi, già assistiti dall’aiuto alimentare, per fare un salto di qualità verso le “misure di accompagnamento” ovvero “un’attività realizzata in aggiunta alla distribuzione di prodotti alimentari e/o assistenza materiale di base con l’obiettivo di contrastare l’esclusione sociale e contribuire all’eliminazione della povertà, indirizzare verso i servizi sociali e sanitari ovvero fornire tali servizi, anche per quanto concerne il sostegno psicologico, dare informazioni pertinenti sui servizi pubblici o offrire consulenza sulla gestione del bilancio familiare” come recita il regolamento 19/2025 dell’Agea, l’ente governativo preposto alla gestione del comparto.
In altre parole uscire dall’assistenzialismo, ma per andare dove? Risponde, aprendo l’incontro, Elvira Adamo, assessore ai servizi sociali, politiche per l’inclusione e pari opportunità del comune di Ragusa (quindi sarebbe l’ ”amministratore” del terzetto iniziale): nella sua funzione può pagare la bolletta, la bombola alla famiglia bisognosa, ma di fronte alle richieste di 20-30enni non è ipotizzabile, né auspicabile di “condannarli” all’aiuto pubblico per i prossimi 50 anni, ma occorre «uscire dall’assistenzialismo puro per fornire strumenti per emanciparsi», per prendere in mano la propria vita.
L’amministrazione, però, a volte non riesce a conoscere i bisogni così bene come le strutture disseminate nel territorio: occorre “fare rete”, un termine che ritornerà spesso, rispettando il ruolo di ognuno con l’obiettivo del “bene comune”.
Raccoglie il testimone Domenico Leggio, direttore della Caritas diocesana (e delegato regionale, quindi manager, ma anche volontario): alla conoscenza dell’ambito proprio di ogni ente occorre organizzare la speranza evangelicamente intesa, cercare “di fare meglio il bene”.
Molto utile a tale scopo si è rivelato Ospoweb lo strumento informatico di cui si è dotata la Caritas per registrare le persone assistite, non appena per contarle, ma per dare loro la dignità di un nome, conoscerne le capacità, perfino i gusti alimentari sempre dall’interno di una relazione: il loro stato di bisogno non giustifica superficialità o sciatteria.
La Caritas diocesana – aggiunge Leggio – non ambisce al monopolio: se c’è il Banco Alimentare (una “realtà laica, ma certamente radicata in una Fede che ci appartiene”, come l’ha definita) che fa bene la distribuzione alimentare, non ha senso sovrapporvisi, ma è meglio collaborare e dedicarsi ad altro nel vasto mare dei bisogni come, ad esempio, quello sanitario e preannuncia un’imminente iniziativa, in tale ambito, già nel prossimo anno sociale a Vittoria e, poi, a Ragusa.
Chiamato in causa, ma anche come promotore dell’incontro, denominato “Il bene insieme: incontriamoci!” tenutosi il 7 giugno scorso presso in Centro Direzionale del comune di Ragusa nella zona Artigianale, è intervenuto Pietro Maugeri, presidente (e volontario e, pochi giorni fa, vicepresidente nazionale) del Banco Alimentare (B.A.) della Sicilia che insieme al B.A. della Sicilia Occidentale supporta tutta l’Isola. Dalla sua esperienza emerge – continua Maugeri – una disgregazione dell’io ed una solitudine infinita che pervade tutti gli ambienti (chiesa, sindacati e politica): viene meno la fiducia nei confronti delle istituzioni, della scuola, del sistema sanitario, della giustizia, della politica, ma anche delle relazioni, del futuro e, perfino, del bene.
L’unica forma di resistenza è il dono (del pacco, del tempo ecc.) che può diventare l’unica forma di aggregazione come emerge dall’incontro stesso. Personalmente – ha continuato Maugeri – il suo impegno deriva da una forma di gratitudine per l’incontro cristiano ricevuto.
È toccato poi a Lucia Finocchiaro, del B.A., di entrare nel vivo del tema “misure di accompagnamento” che terminologicamente è sempre stato presente nei regolamenti dell’Agea, (ente “pagatore” ovvero interfaccia operativa statale), ma accennato solo per integrare l’aiuto alimentare. Nel progetto settennale dell’Ue appena incominciato, invece, il focus è posto su di esse tanto da esigerne, come per gli alimenti, una opportuna rendicontazione in contrasto con la tendenza “evangelica” di operare nella riservatezza.
Anche se fuori dalla sua missione specifica il Banco ha voluto cogliere l’opportunità di fare da capofila nei confronti delle 460 strutture convenzionate (14.000 in Italia per circa 180 capofila). Per realizzare il progetto sarà fondamentale la sintonia tra le associazioni (ma già Fondazione B.A. e Caritas italiana hanno firmato un accordo nazionale), supportate da eventuali figure professionali necessarie, e le istituzioni individuate nei Distretti socio-sanitari, e quello di Ragusa (n° 44) insieme ad altri sette nella Penisola fungerà da “pilota”, anche grazie alla preesistente sinergia tra B.A. della Sicilia, Caritas diocesana e comune di Ragusa come testimonia la presenza dei relatori.
È l’inizio di un processo che coinvolge molti attori e, dopo gli interventi e le testimonianze di alcune strutture presenti, la stessa Lucia ha invitato i presenti in conclusione a “fare ardere il cuore” e la fantasia per fare rete per “fare il bene insieme” (Papa Francesco, Lisbona 4/8/2023).
