Vita Cristiana

Pubblicato il 28 Luglio 2025 | di Redazione

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Arte e fede nel nome di San Benedetto

Nel cuore di Ragusa Ibla si trova una gemma “nascosta”, incastonata tra le meraviglie architettoniche dell’antico centro ibleo, essendo essa stessa espressione di bellezza, cultura e tradizione. Si tratta del Monastero “San Giuseppe”, abitato, anzi, reso vivo dalla presenza delle Monache Benedettine dell’Adorazione perpetua del Santissimo Sacramento, seppur poche ma sempre virtuose e amorevoli.

Venerdì 11 luglio è stata grande festa per monastero, oblati e fedeli che abitualmente frequentano quel luogo. Si è infatti celebrata la memoria liturgica di San Benedetto, padre del monachesimo occidentale e restauratore dello spirito cristiano nella società del suo tempo.

Il santo norcino è patrono principale d’Europa (compatroni sono i santi Cirillo e Metodio, santa Brigida di Sveziasanta Caterina da Siena e santa Teresa Benedetta della Croce). Proprio in virtù di tale titolo, la Chiesa Cattolica lo ricorda l’11 luglio, data scelta da papa Paolo VI dopo aver posto il santo a custodia del Vecchio Continente il 24 ottobre 1964 attraverso la Lettera apostolica Pacis nuntius, in onore della consacrazione della Basilica di Montecassino, distrutta durante il secondo conflitto mondiale.

È stato proprio il culto a San Benedetto a scandire i ritmi oranti, liturgici e comunitari della giornata celebrata all’interno del monastero ragusano, così come la quattrocentenaria presenza benedettina nella cittadina iblea ha fatto da sempre, avendo un ruolo e un coinvolgimento nello sviluppo della storia, della vita della chiesa e nelle relazioni umane e caritatevoli nel territorio. La celebre regola benedettina dell’Ora et Labora è stata pienamente attuata nella fase spiritualmente e “logisticamente” preparatoria alla festa, nella preghiera, durante la celebrazione eucaristica e nel genuino e ristoratore momento di convivialità offerto ai convenuti dalle monache, rappresentate dalla Madre Priora Emanuela.

Alla solenne celebrazione, iniziata alle ore 17:00 e trasmessa in diretta dall’emittente radiofonica diocesana Radio Karis inBlu, hanno preso parte don Alessio Leggio (novello sacerdote, che l’ha presieduta) e i presbiteri don Corrado Garozzo (cappellano del Monastero “San Giuseppe”), don Giuseppe Antoci (parroco del Duomo di San Giorgio), don Salvatore Mallemi (oblato del monastero), don Mario Modica, don Raphael Victorino Dos Sanctos e don Girolamo Bongiorno.

«È stata una gioia celebrare l’Eucaristia qui con voi monache nelle prime settimane del ministero sacerdotale che il Signore ha posto nelle mie mani – ha dichiarato don Alessio – e in questo monastero, nell’anno centenario della sua ricostituzione ad opera di una figlia della mia comunità di origine (la Parrocchia Ecce Homo di Ragusa), Madre Geltrude Tumino».

La funzione liturgica è stata solennizzata da canti eseguiti da una delegazione del Coro Polifonico della Parrocchia San Nicolò di Bari di Acate, diretto e accompagnato alla tastiera dalla maestra Aurora Muriana. Il tradizionale repertorio gregoriano – molto caro alle claustrali – è stato il conduttore dello stile celebrativo, non tralasciando i canti polifonici corali tratti dal repertorio sia classico che più recente. Anche i coristi, abituati da tempo a cantare vari inni e antifone gregoriani e che altre volte hanno offerto il loro contributo canoro nel monastero ibleo, hanno ritenuto di vivere un’esperienza “privilegiata”. Musica e canto risuonavano dalla cantoria situata al piano superiore e separata dal resto dell’aula da grate, permettendo di vivere pienamente la celebrazione restando al contempo “isolati”, in una chiesa comunque piena di persone. Luoghi così vicino a noi eppure spesso poco noti o addirittura sconosciuti – stessa cosa vale per il repertorio gregoriano – fanno parte delle nostre radici e della nostra fede e andrebbero valorizzati!

Un salto in un’epoca passata per il giovane don Alessio, appena affacciatosi al sacerdozio.

«In questa celebrazione – ha spiegato la Priora del monastero – San Benedetto ci ha fatto gustare un po’ di Paradiso. Quanto è bella la nostra Chiesa! Quanto è prezioso il dono di un sacerdote, che prolunga nella storia della nostra umanità la presenza di Cristo con i suoi doni! […] Abbiamo bisogno di famiglie sante!». Un costante richiamo, quello di Madre Emanuela, ai valori di vita e di fede, com’è nel suo stile (per chi ben la conosce).

Molto interessante la visita al museo da parte di sacerdoti e coristi, secondo quanto dichiarato da questi ultimi. «La guida piena di spiritualità da parte della Madre Priora e l’ordinata disposizione di oggetti e paramenti sacri – di manifatture meticolosamente generate, nel tempo, dalle sapienti mani delle monache ospiti del convento – hanno reso ancora più indimenticabile e completa l’esperienza al monastero. Un museo che inizia a regalare cultura già dalle scale, in un percorso scandito da pannelli riportanti storia del monachesimo generale e locale e primi insegnamenti di San Benedetto, in una metafora per il visitatore di ascesa verso la fede autentica e la santità».

Emblematico inoltre il nome del museo, Obsculta, tratto dall’incipit della regola di San Benedetto: “Ascolta, o figlio, gli insegnamenti del maestro e apri dolcemente il tuo cuore”.

In questo prezioso luogo ibleo dunque si fondono insieme vocazione claustrale, preghiera adorante e impegno quotidiano delle consacrate, in un’ottica di apertura al mondo, non solo per l’incessante orazione – con l’auspicio che esso recuperi i valori fondamentali su cui fondarsi – ma anche offrendo ospitalità monastica e accoglienza a chiunque volesse meditare nel silenzio e nel raccoglimento, favorendo l’incontro personale con Dio e riscoprendo la bellezza della fedeltà al Vangelo e la gioia del servizio. Tutti segni di speranza, specialmente in quest’anno giubilare ordinario e diocesano!

Aurora Muriana

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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