Vita Cristiana

Pubblicato il 27 Ottobre 2025 | di Mario Cascone

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Il Rosario: contemplazione di Cristo col cuore di Maria

La prima impressione che può suscitare la recita del Rosario è che si tratti di una preghiera noiosa, che concilia il sonno. In realtà il Rosario è una preghiera difficile, perché è fortemente contemplativa, in quanto consiste nel contemplare il volto di Cristo e i misteri della sua vita con il cuore della vergine Maria. La reiterazione dell’Ave Maria per ben cinquanta volte fa pensare alle parole dell’innamorato che contempla la persona amata e le ripete, senza stancarsi, sempre le stesse parole di amore.

Nella lettera apostolica “Rosarium Virginis Mariae” del 2002 San Giovanni Paolo II scrive che il Rosario si pone nella migliore e più collaudata tradizione della contemplazione cristiana. Sviluppatosi in Occidente, esso è preghiera tipicamente meditativa (n. 5). Scrive testualmente il Papa: “La contemplazione di Cristo ha in Maria il suo modello insuperabile. Il volto del Figlio le appartiene a titolo speciale. È nel suo grembo che si è plasmato, prendendo da Lei anche un’umana somiglianza che evoca un’intimità spirituale certo ancora più grande. Alla contemplazione del volto di Cristo nessuno si è dedicato con altrettanta assiduità di Maria (n. 10). Maria vive con gli occhi puntati su Cristo e fa tesoro di ogni sua parola. L’evangelista Luca sintetizza tutto questo nella bellissima frase: «Serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2, 19; cfr 2, 51).

Il Rosario, proprio a partire dall’esperienza di Maria, è perciò una preghiera spiccatamente contemplativa. Privato di questa dimensione, ne uscirebbe snaturato, come sottolineava Paolo VI nell’esortazione apostolica “Marialis cultus”: «Senza contemplazione, il Rosario è corpo senza anima, e la sua recita rischia di divenire meccanica ripetizione di formule e di contraddire all’ammonimento di Gesù: ‘Quando pregate, non siate ciarlieri come i pagani, che credono di essere esauditi in ragione della loro loquacità’ (Mt 6, 7). Per sua natura la recita del Rosario esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso, che favoriscano nell’orante la meditazione dei misteri della vita del Signore, visti attraverso il Cuore di Colei che al Signore fu più vicina, e ne dischiudano le insondabili ricchezze»(n. 12).

Da questo punto di vista il Rosario non è solo una preghiera mariana, ma anche cristologica, perché ci fa contemplare, attraverso il cuore di Maria, le tappe più importanti della vita di Cristo. I misteri della gioia, del dolore, della gloria e della luce si intrecciano con la recita della più popolare preghiera mariana, suscitando nell’animo un crescendo di meditazione orante verso ciò che caratterizza il processo della nostra salvezza, realizzato da Cristo e vissuto in prima persona dalla Vergine. Maria, infatti, è la prima dei credenti-redenti e ci spinge, col suo modello di santità, verso il cuore del Redentore, che ella ha partorito nella carne e adorato come suo Signore.

Il Rosario, dunque, non è una preghiera bigotta, riservata alle vecchiette o agli sprovveduti. È semmai una preghiera popolare, che masse di cristiani da secoli utilizzano per rivolgersi al Signore in modo semplice, ma efficace, contemplando con gli occhi della Madonna il volto di Gesù.

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Autore

Sacerdote dal 1981, attualmente Parroco della Chiesa S. Cuore di Gesù a Vittoria, docente di Teologia Morale allo studio Teologico "San Paolo" di Catania e all'Istituto Teologico Ibleo "S. Giovanni Battista" di Ragusa, autore di numerose pubblicazioni e direttore responsabile di "insieme".



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