Società

Pubblicato il 7 Novembre 2025 | di Vincenzo La Monica

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Migranti missionari di speranza: volti, storie e cammini condivisi

Una sindaca, tre sacerdoti, un missionario laico in Perù, una ragazza tunisina a Roma, un gruppo di uomini e donne di buona volontà di Comiso e un papà siriano.

Persone in cammino, testimoni dei “Migranti Missionari di Speranza” secondo l’espressione voluta dal papa per dare voce e senso alla 111a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che nella nostra diocesi si è tenuta il 17 ottobre a Comiso, presso la Parrocchia Santi Apostoli, organizzata dall’Ufficio per la Pastorale delle Migrazione, dalla Caritas e dal Centro Missionario.

Maria Rita Schembari, prima cittadina di Comiso, ha ricordato che la sforzo per diventare comunità accogliente deve essere attuato da tutta la città e ha evidenziato come la nascita di un nuovo cimitero per i cittadini islamici sia un segnale importante dell’attenzione di tutta la città.

Don Roberto Asta, vicario generale della nostra diocesi, ha evidenziato che la sfida delle nostre comunità è creare mondi che si incontrano e non ghetti. E ha fatto seguire il suo saluto dalla proposta di un tavolo di dialogo per passare dalla semplice accoglienza alla più faticosa integrazione, magari a partire dai migranti di religione cristiana, con cui la diocesi potrebbe instaurare un dialogo più profondo.

Don Rosario Cavallo, direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale delle migrazioni ha introdotto l’incontro con un efficace metafora di cammino “accanto a loro, non davanti con paternalismo né dietro con indifferenza, ma accanto come fratelli”. Ha concluso il suo intervento con l’invito a “vedere nei migranti non un problema ma un dono.”

Con un stile diretto e coinvolgente don Davide Paglia, Consigliere spirituale della San Vincenzo regionale, ci ha ricordato che “siamo dentro un tempo complesso. E Il messaggio del papa si sviluppa nell’intreccio tra migrazione, missionarietà e speranza. Nella fatica di ripensarsi in un tempo nuovo la soluzione più facile è chiudersi e questo genere paura. “Il papa – ha sottolineato don Davide – ci chiede invece l’apertura della speranza. E per i cristiani la speranza è l’incontro con Cristo. È una relazione, non un traguardo.”

Don Davide ha concluso con un invito ad essere tutti migranti perché “Il primo migrante è dio. Siamo chiamati a riconoscerlo come Chiesa. Per questo i migranti sono i primi missionari perché testimoniano la speranza. Ci ricordano, ed è la sfida da cogliere come chiesa, di non cedere alla tentazione della sedentarietà”.

Questa speranza si è infine incarnata e fatta narrazione di gesti, volti e storie con le testimonianze che hanno chiuso la serata.

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