“Shuma”, la voce di chi non è arrivato
Giorno 3 febbraio, la nostra classe, insieme ad altre dell’Istituto Filippo Traina di Vittoria, ha avuto il piacere di assistere presso il cinema Golden Holl, allo spettacolo teatrale “Shuma”, della compagnia Santa Briganti, interpretato dall’attore Giuseppe Macauda.
Lo spettacolo è ispirato ad un episodio di cronaca: una tragedia avvenuta non molto lontano dalle coste di Lampedusa il 18 aprile del 2015 in cui persero la vita più di 1000 persone nel tentativo di raggiungere con i barconi le coste italiane. È il commuovente racconto immaginario di un ragazzino naufragato e, purtroppo annegato in questo triste avvenimento.
Il ragazzino vive le sue avventure nei fondali del Mediterraneo dove incontra il cavalluccio marino Rino, che gli attribuirà appunto il nome Shuma da “peSHe UMAno”.
I due, insieme, dal “sotto sotto”, luogo in cui sono rilegati i pesci senza pinna, considerati inferiori a tutti gli altri, cercheranno di raggiungere il “sopra sopra” luogo abitato dai pericolosi pesci pinnuti (considerati superiori) che ostacoleranno in tutti i modi i due amici nell’intento di raggiungere la terra ferma. Rino e Shuma Affronteranno mille peripezie e incontri sorprendenti. Vivranno avventure straordinarie insieme.
Il punto di forza dei protagonisti, interpretati contemporaneamente dall’unico attore in scena, appunto, Giuseppe Macauda, è la pagella uscita dalla giacca di Shuma, in cui sono documentati i voti che il ragazzino aveva ottenuto alla fine del suo percorso scolastico. Saranno questi voti che lo aiuteranno a raggiungere il sopra sopra e la terra ferma.
Il percorso verso il sopra sopra rappresenta l’allegoria della rischiosa e dura tratta dei migranti verso la grande isola del Mediterraneo: la Sicilia.
La cosa che ha reso particolarmente interessante lo spettacolo è stato vedere come un unico attore fosse in grado di dare voce e corpo a tutti i personaggi passando dall’uno all’altro con una naturalezza strepitosa. Sul palco infatti c’era solo lui, bravissimo! In camicia di lino e pantalone, ha catturato la nostra attenzione con un lungo monologo durato oltre un’ora. Si è immedesimato nei personaggi, riuscendo perfettamente a recitare in maniera commuovente e spensierata allo stesso tempo. A rendere più coinvolgente il racconto, è stata la proiezione di immagini alle sue spalle che facevano sentire tutto il pubblico immerso in quei meravigliosi fondali ricchi di pesci e di tutte le creature che vi abitano. Una grande allegoria in cui il mondo marino diventa metafora delle piaghe ancora presenti nella nostra società umana: disuguaglianze, discriminazioni, razzismo, prepotenze ecc.
Ci siamo soffermati molto sul valore di quella pagella cucita nella giacca del ragazzino: l’attestazione che era intelligente, che aveva studiato e aveva preso buoni voti, sarebbe bastata per “presentarsi” ad una nuova società e iniziare a “vivere il suo futuro”!
Shumà ci ha fatto riflettere molto soprattutto sulla quantità di vite perdute a causa delle numerose migrazioni.
III D dell’Istituto Comprensivo Filippo Traina di Vittoria
Disegno di Carola Interlici
