Società

Pubblicato il 9 Dicembre 2025 | di Redazione

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Giovani e Intelligenza Artificiale

Un incontro per comprendere le sfide etiche e culturali della tecnologia alla luce della persona

In un tempo in cui l’intelligenza artificiale sembra dettare i ritmi del futuro, oltre duecento giovani si sono fermati a riflettere su cosa significhi restare umani. È accaduto a Ragusa, durante un seminario promosso dalla Diocesi, attraverso l’ufficio per i problemi sociali e il lavoro. Un appuntamento di confronto e riflessione sui cambiamenti che la tecnologia sta generando nel mondo contemporaneo. L’iniziativa, svoltasi presso l’Istituto superiore G. Ferraris, ha visto la partecipazione di don Davide Imeneo, sacerdote e direttore di Avvenire Calabria e di Tony Siino, esperto di comunicazione e innovazione digitale.

L’incontro ha offerto ai partecipanti la possibilità di interrogarsi non solo sulle potenzialità dell’AI, ma anche sulle sue implicazioni etiche e antropologiche. Dalla prospettiva pastorale di don Imeneo a quella più tecnologica di Siino, emerge un messaggio comune: l’uomo resta il vero centro dell’innovazione.

“Tre parole chiave per voi ragazzi – ha ricordato don Davide Imeneo – Conoscenza: capite come funziona l’AI. Non abbiate paura di studiarla. Etica: chiedetevi sempre “A che scopo? Con quali conseguenze?” e Umanità: nessuna macchina potrà mai sostituire il cuore umano che ama, sogna, crede. L’AI è un grande laboratorio di libertà. Ci obbliga a scegliere: se usarla per creare ponti o muri, per servire o per dominare. Il futuro non dipenderà dalle macchine, ma da chi le programma, da chi le guida, e da chi le usa per il bene.”

Il ruolo dell’informazione nel raccontare l’innovazione con uno sguardo umano è fondamentale, offre la possibilità di cogliere le opportunità senza nascondere i rischi.

“La questione più urgente – per Tony Siino – non è se l’IA ruberà il lavoro, ma quale lavoro resterà nostro. Le attività più esposte sono quelle ripetitive, standardizzabili, dove la regola conta più del giudizio. Verranno automatizzate parti di professioni amministrative, tecniche, persino creative, ma non scomparirà il lavoro, cambierà la sua natura. Resteranno, e forse diventeranno ancora più preziosi, i mestieri in cui contano l’empatia, la relazione, l’immaginazione, la responsabilità. Sopravviveranno i lavori che vogliamo che sopravvivano: quelli in cui l’essere umano fa la differenza non perché è più veloce o efficiente, ma perché è capace di dare senso. In fondo, il valore di una società non si misura da ciò che riesce ad automatizzare, ma da ciò che sceglie di non automatizzare. L’intelligenza artificiale ci sfida a ridisegnare il lavoro, ma anche a riscoprire cosa significa essere umani.”

L’ampia e attenta partecipazione, il dialogo vivo con i relatori hanno confermato la sete di conoscenza e di senso che anima le nuove generazioni di fronte al progresso tecnologico.

Un segnale incoraggiante che mostra come, anche nell’era dell’algoritmo, resti forte il desiderio di comprendere il presente con occhi critici e cuore aperto, per costruire un futuro in cui la tecnica sia davvero al servizio dell’uomo.

Certamente gli sviluppi di questa tecnologia sono sempre più imprevedibili e impensabili. Viviamo una nuova rivoluzione, quasi paragonabile a quella industriale dell’Ottocento, ma anche questa richiede capacità di adattamento nel nostro vissuto quotidiano. Piuttosto un problema, tra i tanti che dovranno essere affrontati, è la regolamentazione dell’AI. Su questo versante la fiducia nelle Istituzioni deputate a questo scopo è abbastanza bassa, come rilevato da una ricerca internazionale condotta dal Pew Research Center nella primavera 2025.

In un’epoca di algoritmi e automazioni, i giovani del “Ferraris” che frequentano l’Istituto provenienti da tutta la Provincia, hanno ricordato che il cuore della tecnologia non sono i dati, ma le persone.

Formare coscienze digitali significa educare alla libertà, alla responsabilità e alla speranza: l’unica intelligenza davvero artificiale sarebbe quella che dimentica l’uomo

Renato Meli

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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