Società

Pubblicato il 11 Maggio 2026 | di Emanuele Occhipinti

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Ambiente, responsabilità e informazione: la sfida non è più rinviabile

Le notizie di stampa ci informano che per l’inerzia nell’attuazione degli interventi previsti dalla Protezione civile che imponeva la realizzazione di opere di mitigazione del rischio della frana a Niscemi sono indagati anche i presidenti della Regione siciliana in carica dal 2010 al 2026 in uno con i responsabili della Protezione civile regionale.

L’emergenza ambientale e climatica non aspetta. Richiede attenzione immediata ed azioni puntuali. Eppure in tema ambientale si continua a dibattere tra urgenze e negazionismo, tra informazione scientifica e la denuncia delle crisi ambientali locali.

È un’urgenza riproposta dai settimanali e periodici cattolici di tutta Italia riuniti a Trento per il convegno “Pianeta in prima pagina: il racconto della crisi ambientale a dieci anni dalla Laudato Si’” durante il quale sono stati discussi i compiti urgenti che si impongono ai giornalisti e alle testate cattoliche, tra le quali “Insieme”, di fronte alla crisi ambientale e agli eventi climatici estremi.

“La Laudato Si’ non è stato genericamente un manifesto verde, è stata una chiamata all’azione”, ha esordito monsignor Domenico Pompili, vescovo di Verona, nel suo intervento. Per Pompili, “il fatto che il tema ambientale non sia più in prima pagina non deve sorprenderci. In prima pagina, in questo momento, ci sono le guerre. Ma per quali ragioni si fanno le guerre, se non per ragioni legate alla ricerca di terre rare o di particolari minerali che ci riconducono al nostro punto di partenza, cioè al nostro rapporto con la Terra? Tutto è profondamente interconnesso”.

Sul tema dell’ambiente si contrappongono due narrazioni: una comunicazione negazionista, che anche di fronte all’evidenza continua a insistere nel ritenere che si tratti di un falso allarme, e una comunicazione di segno opposto, che potremmo definire “terrorista”, che non riesce a risvegliare le coscienze e a toccare i cuori. Il Convegno organizzato dalla Fisc, la Federazione dei Settimanali Cattolici, ha richiamato la necessità di ripartire da convinzioni più profonde, che sono lo sfondo ultimo della riflessione di papa Francesco, per il quale oggi c’è bisogno non semplicemente di più tecnologia, ma di più contemplazione, più attenzione per la Terra, per i campi, per le acque che deve animare tutta la cultura popolare e riversarsi così in azione amministrativa e politica.

Errato è interpretare il tema dell’ambiente come se fosse un aspetto della realtà, ma l’idea geniale della Laudato Si’ è proprio la persuasione che è tutto connesso.

Non si tratta, infatti, di assumere una postura da green washing dove la parola ambiente viene citata qua e là come in talune comunicazioni pubblicitarie per gettare un po’ di polverina sugli occhi, ma per noi la terra e l’ecologia ha a che fare con uno sguardo completo sulla realtà.

Le soluzioni ed il dibattito non mancano: soluzioni tecniche, basate sulla scienza, soluzioni politiche e poi ovviamente culturali, sui quali possiamo impegnarci in due direzioni: l’efficacia della scienza, il cui metodo è rodato, e che ci aiuta ad andare contro le falsità; dall’altra parte la necessità di quella che papa Francesco chiama “ecologia integrale”, che viene chiamata anche “ecologia profonda”, che ci permette di sospingere la cura e di reagire all’indifferenza. Dove andare ad operare per ritrovare questo sguardo capace di contemplare e non semplicemente di manipolare?

La prospettiva della Laudato Si’ indica il primo passo nella conversione mentale, renderci, cioè, persuasi che c’è dentro la dimensione dell’uomo una doppia appartenenza al mondo interiore e al mondo esteriore e che questa correlazione quando in qualche modo salta ci impedisce di stare con i piedi per terra. Se si esaurisce semplicemente nella dimensione esteriore, senza alcun contatto con quella che è la dimensione interiore, si esternalizza tutto e si perde la capacità di sentire e dunque in qualche modo di coinvolgersi. Così come se ci si limita semplicemente alla propria dimensione interiore, ma si perde per così dire la correlazione con il mondo esteriore, si finisce di isolarsi in un intimismo che produce lentamente una forma di isolamento.

Questo processo è profondamente culturale e, in un certo senso, potremmo dire che è addirittura spirituale perché dietro la crisi ecologica c’è una crisi spirituale, c’è la crisi dell’uomo che ha perso per così dire il contatto con il mondo.

L’unico registro narrativo non è la spettacolarizzazione degli eventi estremi, come è avvenuto a Niscemi, dove si rischia di trasformare la cronaca in melodramma. La sinergia tra cultura e scienza torni ad esercitare la dovuta pressione affinché le azioni politiche e amministrative continuino ad avere attenzione, prevenzione, cura, interventi.

Non si tratta di qualcosa che possa essere assunta da singole persone: l’ecologia integrale richiede una mobilitazione delle coscienze più ampia possibile. Non è o non deve rimanere impegno relegato alle associazioni ambientaliste: mette insieme ambiente e società, mette insieme società ed economia, mette insieme ambiente, società, economia e cultura, perché tutto è connesso

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Autore

Laureato in Scienze Economiche e Bancarie presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha lavorato dal 1990 presso Banca Agricola Popolare di Sicilia, prima nei servizi di agevolazione e credito alle imprese e successivamente in staff alla Direzione Marketing. E’ impegnato nell’associazionismo e nel volontariato nazionale ed internazionale, settori per i quali svolge anche il ruolo di formatore. Già presidente diocesano di Azione Cattolica, è, in atto, Direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi di Ragusa e membro del Consiglio Nazionale della FISC (Federazione Italiana Settimanali Diocesani).



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