Cultura

Pubblicato il 5 Giugno 2026 | di Redazione

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Canicarao torna a raccontarsi

La torre di Canicarao torna simbolicamente a “parlare”, ma con una voce nuova, orientata al bene comune. Non più solo memoria di un passato nobiliare legato alla famiglia Trigona, bensì luogo vivo, oggi destinato a centro di formazione spirituale e culturale della Diocesi di Ragusa.

È stato presentato all’Auditorium “Carlo Pace” di Comiso, il volume “Canicarao. Memorie e storie di una contrada dell’agro comisano”, iniziativa promossa dal Club per l’Unesco e dalla Pro Loco comisani. Un progetto editoriale che restituisce voce e identità a uno dei luoghi più suggestivi del territorio ibleo.

Parte fondante del volume è il racconto di monsignor Carmelo Tidona, costruito come una narrazione in cui il castello stesso diventa protagonista e narratore della propria storia. Tidona, primo presidente della Fondazione “San Giovanni Battista”, fu tra i protagonisti della fase che portò all’acquisizione della proprietà di Giuseppe Trigona, avvenuta nel 1981 per volontà del vescovo di allora, Angelo Rizzo.

«Dalle ceneri dell’araba fenice nasce una nuova vita» scriveva Tidona, evocando il passaggio da residenza privata a bene destinato alla comunità. La presentazione del volume (che costituisce la ottava pubblicazione della collana “Quaderni di ComisoViva”) è stato aperto dagli interventi della presidente del Club Unesco Tina D’Amato Vittoria, della presidente della Pro Loco Maria Stella Micieli e del sindaco di Comiso Maria Rita Schembari.

Il volume si arricchisce inoltre di una citazione di Gesualdo Bufalino, che restituisce la dimensione poetica del luogo. Accanto alla dimensione letteraria, il libro propone anche contributi scientifici grazie al coinvolgimento di studiosi ed esperti del territorio: archeologi, geologi, paleontologi e storici hanno approfondito le ricchezze del sedime dell’antico feudo dei Trigona, mettendone in luce il valore ancora in parte inesplorato ed impreziosito dalle immagini realizzate con il drone dal giovane fotografo Gaetano Spataro.

Nel corso dell’incontro è emersa con forza la necessità di valorizzare questo patrimonio: un territorio ricco di storia, risorse naturali e suggestioni, simboleggiato dalla torre oggi scomparsa ma ancora presente nelle sue fondamenta, dal pozzo Emilia e dall’antico humus che custodisce secoli di vicende.

Il nome stesso di Canicarao racconta questa storia: deriverebbe infatti dall’arabo “ayn” (fonte) e “karach” (castello), indicando la “sorgente del castello”.

Un luogo che oggi si conferma non solo custode del passato, ma laboratorio di futuro. Non proprietà da sfruttare, ma bene da custodire collettivamente, come ricorda lo spirito con cui la Diocesi ragusana ha assunto la destinazione.

Canicarao, dunque, riparte dalla sua memoria per costruire nuove prospettive culturali e sociali per il territorio.

Giovanni Battaglia

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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