Vita Cristiana

Pubblicato il 2 Luglio 2026 | di Angelo Schembari

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Il restauro del fercolo di San Giovanni

Alla presenza delle autorità civili, militari e religiose, sono stati presentati alla comunità intervenuta numerosa, i lavori di restauro del fercolo, la cosiddetta “vara” di San Giovanni Battista. “Un evento molto importante per la nostra comunità” ha precisato Don Innocenzo Mascali che ha ringraziato l’onorevole Giorgio Assenza per la sua sensibilità e l’interessamento per i finanziamenti necessari.

Il soprintendente per i Beni Culturali ed Ambientali di Ragusa, Antonino De Marco ha elogiato l’attenzione dei piccoli paesi per la conservazione e tutela dei beni culturali, operazioni che creano il senso di appartenenza.

Una devozione secolare quella per San Giovanni Battista, della quale sono state fornite le coordinate temporali con testimonianze a partire già dal XVI secolo, nel 1556 infatti il Vescovo Giovanni Horosco de Horses visitando la chiesa annotò la presenza di una statua di San Giovanni, mentre nel 1581 sempre lo stesso vescovo scrisse della presenza di una statua facendo anche riferimento alla relativa festa e processione.  Si tratta del secondo restauro in ordine di tempo, dopo quello del 1985, mentre nel 1990 era stata restaurata la statua. Le varie fasi delle operazioni sono state dirette ed eseguite dal Dott. Sebastiano Patanè, restauratore abilitato dal Ministero dei Beni Culturali, che ha illustrato i vari momenti e le tipologie degli interventi sulle parti della vara .

L’intervento di restauro del fercolo ligneo laminato in oro, con angeli policromi, ha avuto l’obiettivo di preservare il prezioso manufatto nella sua integrità e bellezza, mantenendo quella l’istanza storica tanto cara a Cesare Brandi.

É stato infatti eseguito un restauro di tipo conservativo e filologico nel corso delle varie fasi dell’intervento che ha visto lo smontaggio delle parti dell’architettura.

Nella prima fase sono state eseguite una serie di operazioni legate alla disinfezione e alla disinfestazione della materia lignea.

Nella fase successiva è stata avviata e conclusa una campagna mirata al consolidamento di tutti i frammenti distaccati dal supporto tramite infiltrazioni di prodotto consolidante specifico.

Risolti problemi conservativi materici legati allo strato preparatorio/ lamina d’oro, l’intero manufatto è stato sottoposto a una delicata pulitura superficiale delle lamine e degli elementi architettonici che ha rimosso alcuni interventi precedenti e alcune ossidazioni che nel tempo avevano ingrigito la preziosa superficie.

Poche le lacune che sono state reintegrate utilizzando le stesse tecniche e gli stessi materiali utilizzati in origine, tra le quali anche la foglia d’oro.

Il prezioso manufatto considerato una macchina architettonica preziosa e antica ha riacquisito l’originale bellezza e il suo splendore, mantenendo i segni del tempo visibili sulle foglie d’oro assottigliate, dove è ancora visibile in trasparenza la tipica preparazione rossastra del bolo armeno.

Infine l’intero manufatto è stato protetto da una vernice anti UV dalle caratteristiche simili alle antiche vernici utilizzate in origine.

I quattro angeli, piccole sculture policrome sono stati trattati a parte con un intervento che ha previsto oltre la pulitura, la ricostruzione di alcune abrasioni e di alcune dita mancanti.

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Autore

Nato a Ragusa nel 1972. Laurea in Lettere Classiche, Docente di Lettere, collaboratore di insieme dal 1989. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche, della carta stampata quotidiana e periodica, online e televisive. Studioso di Storia locale.



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