Cultura

Pubblicato il 27 Gennaio 2014 | di Andrea G.G. Parasiliti

Il panico del barocco

Dice Bufalino: “Bisogna essere intelligenti per venire a Ibla… ci vuole una certa qualità d’animo, il gusto per i tufi silenziosi e ardenti, i vicoli ciechi, le giravolte inutili, le persiane sigillate su uno sguardo nero che spia; ma anche si pretende la passione per le macchinazioni architettoniche, dove la foga delle forme in volo nasconde fino all’ultimo il colpo di scena della prospettiva bugiarda. Ibla è una città che recita con due luci, insomma”, Visite brevi in La luce e il lutto, 1988.

Brancati nel suo Paolo il caldo del 1954 aveva parlato di una luce siciliana che rivela una profonda natura di tenebra: “In agosto […] il cosiddetto silenzio meridiano è assordante come un tuono che si scarichi da tutti i punti del cielo. Nelle campagne, gli animali, rintronati paurosamente, aspettano che il giorno passi, immobile e contratti, come chi anela la fine di un temporale…”.

L’ora panica dei Greci, di Carducci… l’ora del centro del caldo, l’ora in cui in estate nessuno esce di casa perché è meglio starsene nascosti al chiuso giacché in giro c’è Pan, il dio dei boschi e dei pascoli, dei pastori e dei cacciatori, inventore del flauto con il quale intratteneva le creature dei boschi e guidava le danze delle Ninfe. Pan, dal corpo caprino e dal volto barbuto e selvatico, predilige la solitudine ed è temuto ancor oggi, dai siciliani e dai turisti, ai quali appare all’improvviso nelle ore del meriggio suscitando subitanei terrori.

Il timor panico, il panico, che quel dio abbastanza malvagio, noto per le storie dei suoi amori per lo più non corrisposti, semina al suo passare. Assordante è il silenzio meridiano poiché la ninfa Eco era divenuta voce per sfuggirgli. Un silenzio che si propaga per i canneti dando vita a un suono delicato come la pelle della ninfa Siringa che per sfuggire al dio invocò le Naiadi, che la trasformarono in un fascio di canne palustri. La luce è ombra quando permette giochi spaventosi e barocchi.

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Autore

Andrea G.G. Parasiliti

(Ragusa, 1988). Post-doctoral Fellow della University of Toronto si è laureato in Filologia Moderna all’Università Cattolica di Milano e ha conseguito il dottorato di ricerca all’Università degli Studi di Catania. Collaboratore del Centro di Ricerca Europeo Libro Editoria Biblioteca della Cattolica di Milano (CRELEB) e, nel 2018, del PRISMES (Langues, Textes, Arts et Cultures du Monde anglophone) dell’Université Sorbonne Nouvelle – Paris 3, si occupa di Libri d’artista e Letteratura Futurista, Disability Studies e Food Studies. Fra le sue pubblicazioni: Dalla parte del lettore: Diceria dell’untore fra esegesi e ebook, Baglieri (Vittoria, 2012); La totalità della parola. Origini e prospettive culturali dell’editoria digitale, Baglieri (Vittoria, 2014); Io siamo già in troppi, libro d’artista di poesie plastiche plastificate galleggianti per il Global Warming, KreativaMente (Ragusa, 2020); Ultima notte in Derbylius, Babbomorto editore (Imola, 2020); All’ombra del vulcano. Il Futurismo in Sicilia e l’Etna di Marinetti, Olschki (Firenze, 2020). Curatore del volume Le Carte e le Pagine. Fonti per lo studio dell’editoria novecentesca, Unicopli (Milano 2017), ha tradotto per il CRELEB le Nuove osservazioni sull’attività scrittoria nel Vicino Oriente antico di Scott B. Noegel (Milano, 2014). Ha pubblicato un racconto dal titolo Odisseo, all’interno della silloge su letteratura e disabilità La mia storia ti appartiene, Edizioni progetto cultura (Roma 2014). Come giornalista pubblicista, ha scritto per il «Corriere canadese» (Toronto), «El boletin. Club giuliano dalmato» (Toronto), «Civiltà delle macchine» (Roma), l’«Intellettuale Dissidente» (Roma), «Torquemada» (Milano), «Emergenze» (Perugia), «Operaincerta» (Modica), e «Insieme» (Ragusa) dal gennaio del 2010.



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