Cultura

Pubblicato il 31 Marzo 2014 | di Silvio Biazzo

Mariannina Coffa “poetessa maledetta”

Mariannina Coffa, la sua poetica e la sua vita sono riemerse nell’ appuntamento organizzato dall’associazione culturale Youpolis e dal Museo della Cattedrale di Ragusa: è stato il ricordo di questa città che l’accolse per più di 15 anni ( dal 1860 al 1876 ). L’evento è stato ospitato nella sala conferenze del Palazzo Garofalo ( Museo della Cattedrale in corso Italia ) – divenuto oramai un luogo di incontri culturali di grande spessore – , a pochi passi da quella che fu la dimora ragusana della poetessa ottocentesca. L’evento ideato da Stefano Vaccaro ha spaziato su manifestazioni artistiche che sono andate dal teatro alla musica fino alla danza, espressioni artistiche tutte accomunate dalla poesia e dal vissuto della Coffa che hanno fatto da linea guida all’evento. Stefano Vaccaro introducendo la serata si è soffermato sull’importanza storica del personaggio in questione e sull’esempio sociale che ne deriva come modello di donna caparbia e determinata, capace di sacrificare la propria felicità pur di non soffocare l’immensa passione per ciò che amava, la poesia.
Le parole poi hanno lasciato posto alla poesia e al teatro, a dare voce alle lettere segrete che si scrissero i due innamorati sono stati Francesca Morselli nel ruolo di Mariannina e Benedetto Guardiano nel ruolo di Ascenso Mauceri. I due giovani attori hanno fatto rivivere la tormentata storia d’amore sullo sfondo dei fatti storico-biografici narrati dalla voce di Isabella Papiro, l’intermezzo teatrale è stato arricchito dalle musiche inedite della pianista e cantante Cristina Trigili. A chiudere la serata, la danza di Emanuela Curcio che con la bravura che la contraddistingue ha espresso con l’arte del corpo la tormentata vicenda della “Saffo netina” sulle note di “Storia di una Capinera” brano composto dal musicista Peppe Arezzo. Dulcis in fundo in una simile serata non poteva mancare la raffigurazione pittorica e quale miglior artefice se non la nota pittrice Ausilia Miceli che ha raccontato con la magia della sua creatività i sentimenti della sventurata poetessa trasferendoli sulla tela, una composizione singolare dall’impatto visivo ed evocativo quasi surreale,il titolo è tutto un programma, “Recondita armonia”. “Conoscevo già la storia di Mariannina Coffa ma è stata una sorpresa approfondire la sua storia – ha detto la Miceli – Mariannina è un volto per tutte quelle donne maltrattate, il cui intelletto e voglia di fare vengono sempre mortificati da chi non riesce a comprenderli fino in fondo. Ho voluto rappresentare una donna i cui occhi sono bendati, perché Mariannina è stata resa cieca dalla sua stessa famiglia che le proibiva di scrivere ed esprimere la sua anima, mentre le mani aggrappate al libro ricordano la sua caparbietà a non mollare mai quella che è la sua passione più grande: la poesia, che è il motivo stesso della sua esistenza. Ho dipinto sullo sfondo un drappo rosso a simboleggiare il sipario che troppo presto è sceso sulla vita della Coffa a soli 36 anni..”, quadro realizzato con l’intento di amalgamare il connubio tra arte, storia e letteratura.
La poetessa Mariannina Coffa (1841-1878) ebbe molta reputazione e molta ammirazione in Sicilia. Così la descrive il più importante storico e filosofo del ‘900 italiano, Benedetto Croce, nelle sue “Terze pagine sparse” : “Figura di donna nubilosa, sofferente alle imposizioni sociali e famigliari, Mariannina sembra uscita direttamente dalle pagine di un romanzo verista di Verga, non poche sono infatti le similitudini tra la Capinera verghiana e M.Coffa, spesso definita la “Capinera di Noto” o la “Saffo netina”. Ma la vita della poetessa è tutt’altro che un racconto letterario, Mariannina prova sulla propria pelle la “colpa” di essere nata donna, di saper leggere e scrivere e di voler imprimere sulla carta i suoi sentimenti. Le poesie della Capinera lasciano trasparire la sensibilità di fanciulla il cui destino è stato già scritto,di storia di malmaritata che sconterà per sempre la colpa di non essere fuggita con l’unico vero amore della sua vita,il maestro di pianoforte Ascenso Mauceri, e di essersi sottomessa agli ordini dei genitori ostinati a darla in sposa a un tale Giorgio Morana, ricco possidente ragusano. Testimone oculare delle battaglie siciliane che portarono al rovesciamento del potere borbonico e alla conseguente nascita del regno italiano, Mariannina è il simbolo di tutte quelle donne che hanno contribuito alla nascita del nuovo Stato grazie alla libera circolazione di pensieri ed idee. Divisa tra i lavori domestici e la cura dei figli (alcuni dei quali morti in tenera età) la Coffa trova il tempo, nelle buie notti invernali, chiusa nella sua stanza, nascosta da tutti, di scrivere le sue poesie contro l’assoluto divieto del marito e del suocero, uomo rozzo, padre-padrone, fermo della convinzione che “lo scrivere rende le donne disoneste” . Condannata ancora prima di essere giudicata, Mariannina sarà vittima delle dicerie del volgo che la etichetteranno come una pazza isterica dedita alle pratiche di sonnambulismo e magnetismo.
Abbandonato il tetto coniugale e ripudiata dalla famiglia paterna, aderirà a diverse logge di ispirazione massonica e teosofica come la Loggia Elorina. Costretta a vivere tra la fame e gli stenti nell’ultimo periodo della sua vita, il gracile corpo della poetessa si spegnerà a soli 36 anni nel 1878 nella più completa solitudine. Il corpo di Mariannina muore ma il suo nome entra nella storia della letteratura italiana guadagnandosi l’appellativo di “poetessa maledetta”.

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Autore

Silvio Biazzo

Giornalista Pubblicista dal 1980 , ha collaborato con Radio Insieme, Avvenire, Giornale di Sicilia e Gazzetta del Sud e tv locali, diploma di Maturità Classica, studi universitari in Giurisprudenza , dal 1993 insignito della Onorificenza di Cavaliere dell’ O.M.R.I.



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