Cultura

Pubblicato il 31 Marzo 2014 | di Giuseppe Nativo

Il sonno della ragione. Colloquio con Franco Cilia

In copertina tre dipinti che sintetizzano l’itinerario intrapreso nelle arti visive. Un momento a più dimensioni dove con tecniche diverse si aprono squarci di poetico senso della vita che, forse, aiutano a vedere l’insondabile. Frammenti di vita pittorica che volano sulle ali del pensiero attraverso frequenze emozionali che il tempo non indurisce in freddi richiami. All’interno, cinque sezioni, con altrettanti tempi differenti ma consequenziali, che possono essere accostate come fossero movimenti di un’unica partitura musicale: quella della vita. E’ quanto emerge dalla prima monografia ragionata che riguarda l’artista Franco Cilia e magistralmente assemblata, con certosina cura, dal critico Andrea Guastella. Si tratta del volume “Il sonno della ragione. Colloquio con Franco Cilia” (pp. 240) di recente dato alle stampe per i tipi di Aurea Phoenix. Un impegno letterario non indifferente che ha dato modo all’autore di cogliere le variegate anime del maestro Cilia e accompagnare il lettore, quasi per mano, in un interessante viaggio il cui simbolismo non è astratto, ma pervaso e percorso dalla storia e dal tempo. Un tempo che è l’elemento concreto del “fare”, tradotto con l’utilizzo di materie scultoree semplici (pietre antropomorfe, “pietre dipinte”). Ed il “fare” rimanda a un essere, che fa riferimento all’esistere.

Una lunga e appassionata conversazione-intervista tra Guastella e Cilia, iniziata nel salotto di casa dell’autore, ripresa poi tra le pareti affollate di quadri nello studio del maestro di Via San Vito 44 (nel centro storico ragusano, dimora cui l’artista ha tra l’altro dedicato un romanzo), traccia un’orbita costellata di un figurativo simbolico che trae linfa dalla natura sensuale dell’artista. I moduli espressivi di Cilia, sempre in progress ma correlati alle linee maestre di espressività, hanno permesso al maestro di affermare una sua precisa linea personale e un linguaggio autonomo. E non potrebbe essere diversamente visto che «Franco Cilia – annota l’autore – non è infatti solo un raro caso di autodidatta in pittura riuscito a scalare le vette della notorietà. E’ anche uno scrittore, un sensitivo e un attore dalla voce profonda e tenebrosa. Una voce che la pagina scritta non può rendere, ma di cui è percepibile il calore».

Tra i tanti ricordi di Franco Cilia emersi nel corso dell’intervista è interessante e genuino quello riguardante un servizio televisivo andato in onda sulla Rai. Alla domanda formulata dal giornalista Nuccio Vara su «Come ti definisci?», il maestro rievoca: «dopo averci pensato su una trentina di secondi, ho risposto: “Un gatto di strada”. Vedi, un gatto casalingo se lo butti in strada muore, un gatto di strada lo uccidi chiudendolo in casa. Credo che una certa “dispersione”, una tendenza ad andare qua e là e a fiutare tutt’intorno sia connaturata al mio carattere».

Il volume si avvale, inoltre, di un commento a una selezione di opere scelte, di una biografica cronologica con riferimenti precisi alle testimonianze critiche che hanno accompagnato il lavoro dell’artista (con testi, tra gli altri, di Carmelo Arezzo, Rossana Bossaglia, Gesualdo Bufalino, Mario Luzi, Giovanni Occhipinti, Ruggero Orlando, Emanuele Schembari, Leonardo Sciascia, Federico Zeri) e di una bibliografia completa.

Impreziosiscono il volume non poche tavole di Cilia unitamente ad alcune simboliche illustrazioni che lo ritraggono nei suoi variegati aspetti artistici tra innocenza e memoria e fornendo, in tal modo, una dimensione dell’arte legata ad una visione alta dell’esistenza, fisica e metafisica, concreta e filosofica.

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Autore

Giuseppe Nativo

Pubblicista. Appassionato di storia locale. Nel 2004 ha pubblicato un libro sulla Inquisizione in Sicilia nel XVI secolo, con particolare riferimento alla Contea di Modica. Collabora a diverse testate cartacee e on line.



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