Appuntamenti

Pubblicato il 22 Aprile 2014 | di Redazione

1° Maggio: memoria di San Giuseppe artigiano e Festa dei lavoratori

In occasione della memoria di San Giuseppe artigiano e della Festa dei lavoratori si propone in tutte le parrocchie e comunità una Veglia di preghiera “per i lavoratori e per coloro che il lavoro non ce l’hanno, l’hanno perso o lo stanno cercando”.

E’ possibile scaricare la lettera che il direttore dell’Ufficio ha indirizzato ai Presbiteri ed il sussidio per la veglia di preghiera.

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



One Response to 1° Maggio: memoria di San Giuseppe artigiano e Festa dei lavoratori

  1. Avatar Paolo Antoci says:

    Il dono della festa di san Giuseppe Lavoratore

    “Amiamo di annunciarvi la Nostra determinazione d’istituire – come di fatto istituiamo – la festa liturgica di San Giuseppe Artigiano, assegnando ad essa precisamente il giorno 1° Maggio”. Sono queste le parole ufficiali di Papa Pio XII pronunciate alle ACLI e all’intera cristianità il 1° maggio 1955 istituendo, così, la festa di san Giuseppe Lavoratore. In quel discorso il pontefice si rivolse paternamente ai fedeli con un senso di gioia – “amiamo di annunciarvi” – e ponendo anche una specifica domanda: “Gradite, diletti lavoratori e lavoratrici, questo Nostro dono?”
    È un interrogativo che dovrebbe risuonare nuovamente non soltanto ai lavoratori cristiani di oggi, ma anche al resto del popolo di Dio. E dunque domandiamoci: “Questo Patrocinio, è ancora gradito? È ancora attuale?”
    Se teniamo in conto i risvolti della ricorrenza liturgica del 1° Maggio che dal grado di Solennità è stata declassata a semplice Memoria facoltativa, sembrerebbe che questo dono non sia più gradito, o forse non si è riuscito a comprenderlo bene nella sua pienezza, cioè all’interno del mistero della redenzione.
    L’esempio di san Giuseppe, operaio o artigiano, ci aiuta a considerare il nostro lavoro come mezzo redentivo, perché egli “avvicinò il lavoro umano al mistero della redenzione” (RC 22). “Sopportando la penosa fatica del lavoro in unione con Gesù, l’artigiano di Nazaret e il crocifisso del Calvario, l’uomo in un certo modo coopera con il Figlio di Dio nella sua opera redentrice. Si mostra discepolo di Cristo portando la croce, ogni giorno, nell’attività che è chiamato a compiere. Il lavoro può essere un mezzo di santificazione e un’animazione delle realtà terrene nello Spirito di Cristo” (CCC 2427).
    E cos’è la santificazione se non l’intimità con Dio? Ecco, dunque, il modello singolare di Giuseppe Carpentiere: “L’umile artigiano di Nazareth non solo impersona presso Dio e la Santa Chiesa la dignità del lavoratore del braccio, ma è anche sempre il provvido custode vostro [dei lavoratori] e delle vostre famiglia – affermava Pio XII –. Se voi volete essere vicini a Cristo – ribadì – Noi anche oggi vi ripetiamo: ITE AD JOSEPH, Andate da Giuseppe (Gn 41,55)”. E papa Paolo VI, sulla stessa scia, predicava: “Bisognerà osservare bene questo rapporto fra San Giuseppe e Gesù, perché si può far comprendere molte cose del disegno di Dio, che viene a questo mondo per vivere uomo fra gli uomini, ma nello stesso tempo loro maestro e loro salvatore”.
    Movimenti, Associazioni, Istituzioni e singole persone, si mobilitano insieme per il diritto al lavoro, per un lavoro giusto, per dare la giusta dignità ai lavoratori e alle lavoratrici. Diritti e rivendicazioni sacrosanti; ma quando si eleverà la preghiera per un santo lavoro o per essere santi lavoratori? Quante iniziative e quanti cortei per il 1 Maggio; ma quante sono le ginocchia piegate, le mani giunte e le bocche oranti per affidare i lavoratori a Gesù Redentore che con l’incarnazione si è unito in certo modo ad ogni uomo e ha lavorato con mani d’uomo? (cf. GS 22).
    “Avviciniamoci anche noi, con devozione filiale, come gente di casa, alla porta dell’umile bottega di Nazareth e ciascuno preghi Giuseppe: dammi una mano, un sostegno; proteggi anche me. Non c’è una vita che non sia insidiata da molti pericoli, da tentazioni, debolezze, mancanze. Giuseppe, silenzioso e buono, fedele, mite, forte, invitto ci insegna come dobbiamo fare; e certamente un soccorso egli elargisce con squisita bontà… Per l’intercessione di questo carissimo santo, non ci manchi l’aiuto celeste nell’accettare il compimento della divina Volontà nelle nostre singole vite” (Paolo VI).

    Paolo Antoci
    Ragusa

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