Seminario FISC

Pubblicato il 19 Settembre 2014 | di Redazione

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Prima giornata di formazione

Raccontare i migranti con la consapevolezza che è proprio tramite la parola che si creano le condizioni affinché si possa creare una narrazione. Narrazione che costituisce vita. Di questo e di molto altro si è discusso nel corso del primo appuntamento del XXIII seminario di aggiornamento “Monsignor Alfio Inserra” tenutosi all’auditorium “San Vincenzo Ferreri” di Ragusa Ibla.

Appuntamento voluto dalla Federazione italiana della stampa cattolica in collaborazione con l’Ordine regionale dei giornalisti di Sicilia e l’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Ragusa. “Raccontare i migranti” il tema dell’incontro.

“Siamo qui – spiega Gian Piero Saladino, direttore dell’Ucs – per discutere del rapporto fra comunicazione e migranti, e per dare forza culturale e strumenti per poter operare al meglio sul tema nel ginepraio delle comunicazioni sociali. Siamo qui per capire senza giudicare, per riflettere senza fuggire, per innovare senza cedere ai clichet e alle mode di una comunicazione oscillante, ancora spesso, fra razzismo e pietismo”.

saladino zanotti urso e vecchio

Gian Piero Saladino, Francesco Zanotti, Paolo Urso, Giuseppe Vecchio

“Grazie a quanti sono venuti a Ragusa – afferma il vescovo S. E. Paolo Urso – in una comunità che spera, lavora, soffre e che non aspetta Godot né altri. Sono orgoglioso di essere vescovo di questa chiesa che incontrerete negli edifici di culto, ma anche nelle strade e tra la gente. Una chiesa attenta alle persone e a quello che sta avvenendo. Cambiamenti che essa stessa si preoccupa di sollecitare. L’accoglienza fa parte del dna dei siciliani. Non vogliamo avere sguardo e respiro corto. Vogliamo essere comunità capace di guardare lontano, pur nella consapevolezza della nostra piccolezza. Raccontare i migranti, ma a chi? Alla gente, alle comunità, a coloro che hanno la preoccupazione della gestione delle nostre città. Vogliamo raccontare a chi talvolta sembra essere sordo. Ma perché raccontare? Raccontiamo la loro presenza perché siano conosciuti, perché il fenomeno sia noto nella maniera più corretta possibile e si trovino sistemi validi e significativi per offrire a gente disperata motivi affidabili di speranza. Desideriamo raccontare con equilibrio evitando ricorso a battute e slogan che non costruiscono alcunché. Noi vogliamo raccontare i migranti con equilibrio, consci della complessità e vastità del fenomeno. Ma intendiamo farlo sempre con passione”.

“Il tema che trattiamo – ricorda Giuseppe Vecchio, delegato regionale Fisc Sicilia – è di grande attualità in una terra in cui, nei secoli, si sono susseguiti fenomeni di emigrazione e immigrazione. È un fenomeno che merita di essere analizzato e fatto conoscere nella sua dimensione di verità per facilitare l’accoglienza. Noi intendiamo impegnarci nell’ospitare questa gente immigrata sia come giornalisti che come cattolici”.

“Raccontare i migranti – sottolinea il sociologo Salvatore Squillaci – equivale a dare voce al loro fragoroso silenzio. Un silenzio che comunica valori e bisogni che spesso ci sfuggono. Le loro sono delle biografie sofferte. Noi siamo capaci di accogliere, ma ci manca la conoscenza empatica dell’altro, del diverso da noi. Raccontare è importante perché la parola è la condizione di base affinché qualcosa si muova, cambi, si sviluppi. La parola, il Verbo, è lo strumento attraverso cui si concretizza la narrazione e si costruisce la comprensione della realtà. Qui ed ora occorre condividere il senso della nostra umanità. Dobbiamo evitare la comunicazione stereotipata che li vuole più zombie viventi che persone umane. Dobbiamo iniziare una nuova narrazione che si basi sul bene comune, prima che sia troppo tardi”. 

Di grande interesse anche l’intervento del professor Maurilio Assenza, direttore della Caritas diocesana di Noto“Dobbiamo ritrovare e mantenere il linguaggio originario ed evitare racconti falsi, inventati o razzisti. Il racconto giornalistico deve fare combaciare le lettere ai volti. Occorre far prevalere la geografia e la storia sull’immaginazione. Dobbiamo ascoltare gli immigrati, dar loro voce, per lasciarci interrogare e ripensare le nostre categorie mentali. Non dobbiamo limitarci a conoscere i loro bisogni ma anche i loro sogni. Occorre imparare ad usare le due camere del cervello: il cuore e la logica. Il cuore contro le paure, il cuore per dirci la verità, per dirci che ci fa paura la povertà del mondo e il rendiconto che potrebbero chiederci. La logica per capire quanto abbiamo bisogno degli immigrati e come sarebbe più semplice accoglierli tutti liberandoli dagli scafisti e inserendoli secondo regole ferme ma non discriminanti. Così potremmo ricostruire città capaci di riflettere Gerusalemme. Una città in cui si chiaro che siamo figli tutti di un Dio che non vuole sacrifici ma che danza con le differenze”.

Ha chiuso i lavori Francesco Zanotti, presidente della Fisc nazionale. “Noi siamo uomini di comunicazione – ricorda – e siamo chiamati a consumare le scarpe per andare alla ricerca dei fatti, dei volti e delle persone per evitare la globalizzazione dell’indifferenza. Il nostro impegno ci deve portare ad essere voci della realtà locale e delle periferie geografiche ed esistenziali. Voci di chi non ha voce, ma solo se questo non si limiterà ad essere uno slogan quanto, piuttosto, un programma di lavoro”.

La giornata si è conclusa con la celebrazione eucaristica nella chiesa di San Tommaso celebrata da padre Mario Cascone, direttore del periodico diocesano “Insieme”.

Dopo la cena una piacevole passeggiata guidata alla scoperta del Barocco Ibleo e l’apertura straordinaria dei palazzi più belli di Ragusa Ibla.

san giacomo


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Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



One Response to Prima giornata di formazione

  1. Proposta per favorire una politica dell’emigrazione italiana ed europea che rispetti i diritti primari di ogni persona, a partire dal diritto alla vita

    Auspico che il convegno sul tema “Raccontare i migranti” organizzato dal periodico diocesano “Insieme” in data 19.09.’14 presso la Chiesa della Badìa, a Ragusa, h.18.00, sia una buona occasione non solo per raccontare i migranti ma per elaborare proposte che possano garantire i loro diritti umani, a partire dal diritto alla vita.
    La proposta di Luciano Nicastro (https://www.insiemeragusa.it/2014/05/20/trasformare-mediterraneo-in-mare-pace) che, quasi a distanza di un anno non è riuscita ad uscire dai confini diocesani. Forse perché considerata utopistica.
    Leggo sul dizionario Zingarelli che utopia è il non luogo. Questo non vuol dire che tale luogo non si possa creare. Intelligenza e volontà (nel caso in questione volontà politica nel significato più alto della parola) possono realizzare il luogo che non c’è e allora il sogno diventa realtà che apre la via ad altri sogni, ad altri non luoghi che rendono la vita degna di essere vissuta.
    Luciano elabora una proposta per far sì che i migranti possano “sbarcare da vivi nei nostri appositi approdi anziché da morti nelle nostre spiagge”. Non solo. “Si tratta di contrastare con forza ed efficacia il cinismo degli scafisti che lucrano sulle speranze e sui soldi degli immigrati e dei loro familiari.”
    Alcuni passi avanti sono stati fatti: l’eliminazione del reato di clandestinità, il diritto dei migranti minori a frequentare la scuola dell’obbligo anche se sprovvisti di documentazione anagrafica (vedi allegato su questo tema), l’operazione “Mare Nostrum” che ha salvato migliaia di vite umane ma non ha eliminato la piaga degli scafisti. E’ di questi giorni la dichiarazione della commissaria europea che, pur dicendosi favorevole ad un coinvolgimento europeo (operazione Frontex Plus) precisa che essa si affiancherà e non sostituirà l’intervento della Marina Italiana per gli elevati costi. Questo vuol dire che bisognerà cercare un’altra strada e Luciano ne indica una.
    C’è poi un aspetto che non condivido in questi interventi: il taglio militare e difensivo, la pretesa che il mare sia “nostrum” che ricorda l’imperialismo romano, a meno che l’aggettivo nostrum non si riferisca a tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Mare Nostrum di fatto mette in secondo piano il tema dell’accoglienza che rappresenta un cardine di una buona politica dell’immigrazione. E’ stato un grave errore della dirigenza del PD aver provocato di fatto il ritiro di Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, dalla candidatura a capolista alle elezioni europee. Di seguito il suo commento:

    “Domenica scorsa, dopo lunga riflessione e insistenti inviti ho accettato di candidarmi come capolista con il Pd nella circoscrizione Sicilia – Sardegna alle prossime elezioni europee. La ragione che mi ha spinto a farlo è semplice: ho ritenuto che fosse una scelta dal forte valore simbolico, un riconoscimento per Lampedusa e la mia comunità, l’affermazione della centralità del Mediterraneo in Europa. Ieri, però, nella direzione nazionale del Pd che discuteva e approvava le liste, sono prevalse altre logiche, che privano di significato la mia candidatura”
    (dal sito http://www.direttanews.it, 10 aprile 2014)

    Mi sembra opportuno ricordare che i migranti prima di giungere al mare nostrum, attraversano il mare di fuoco, il deserto, dove muoiono in tanti cadendo sfiniti dai camion che li trasportano in piedi, pressati come sardine sotto un sole impietoso.
    E’ anche vero che la maggior parte di loro giunge in Italia e in altri Paesi europei via terra.

    La mia proposta

    Ho pensato, e non da ora (vedi allegato con lettera a Gian Piero Saladino e sua risposta), che la proposta di Luciano potrebbe essere fatta propria dalla diocesi di Ragusa, con il Vescovo in testa, e inviata a Papa Francesco, al governo italiano, alla commissione europea. Un aiuto potrebbe venire proprio dal Presidente del Consiglio che da luglio è diventato il numero uno nell’ambito del semestre italiano di guida dell’Europa.
    Potrebbero essere coinvolte altre diocesi della Sicilia e anche amministrazioni comunali. Particolarmente significativa sarebbe l’adesione del sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini.
    Che dalla terra di Sicilia venga una proposta così organica e articolata, capace potenzialmente di far diventare il mar Mediterraneo una via di comunicazione sicura e di permettere ai migranti di viaggiare in navi normali a prezzi normali, sarebbe una gran cosa. Naturalmente ci sarebbero altri problemi da affrontare già presenti nel testo di Luciano.

    Da ottobre 2013 quest’idea non mi ha abbandonato, ha girato nei meandri del mio cervello e nelle vie più nascoste del mio cuore. Ne ho parlato con le persone a me vicine ricevendone incoraggiamento ma anche un invito a non illudermi.
    Adesso mi sento gioioso perché ho fatto la mia parte e rimango in attesa di conoscere le vostre conclusioni.
    A tutti auguro un buon lavoro.
    Saluti fraterni

    Giovanni Corallo

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