Attualità

Pubblicato il 22 Novembre 2014 | di Silvio Biazzo

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Mai più violenze sulle donne: giornata mondiale di sensibilizzazione

Il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, un fenomeno sociale che in questi ultimi tempi ha toccato livelli patologici.
Pochi dati del “bollettino di guerra”: una donna su tre viene uccisa dopo aver scelto di lasciare il proprio partner. Ma il segnale nuovo del rapporto della banca dati Eures è il forte aumento dei matricidi, compiuti “anche per effetto del perdurare della crisi”, ovvero per ragioni di denaro o per un’esasperazione dei rapporti in seguito a convivenze imposte da necessità. Sono infatti 23 le madri uccise nell’ultimo anno, pari al 18,9% dei femminicidi familiari. Dando uno sguardo generale al fenomeno, sono stati 179 i femminicidi nel 2013, rispetto alle 157 vittime del 2012, l’anno scorso le donne uccise sono aumentate del 14%. Un anno nero, con la più elevata percentuale di donne tra le vittime di omicidio mai registrata in Italia, in pratica una ogni due giorni. In 7 casi su 10 i femminicidi si sono consumati all’interno del contesto familiare, una costante nell’interno periodo tra il 2000 e il 2013 (70,5%). “Inadeguata – secondo Eures – la risposta istituzionale alla richiesta d’aiuto delle donne “, visto che nel 2013 più della metà delle future vittime (il 51,9%) aveva segnalato o denunciato le violenze subite. Per dieci anni quasi la metà dei femminicidi è avvenuta al nord. Ma dal 2013 c’è stata un’inversione di tendenza e il meridione ha visto una crescita del 27% degli omicidi di donne (75 casi), mentre al centro Italia le vittime sono raddoppiare, dalle 22 del 2012 a 44 dello scorso anno. Il nord, dove nel 2013 sono state uccide 60 donne, rimane il territorio dove si verificano più omicidi in famiglia, 8 su 10. La maglia nera spetta al Lazio e allaCampania, con 20 vittime ciascuno; solo a Roma sono state 11. Ma è l’Umbria a registrare l’indice più alto di mortalità con 12,9 femminicidi per milione di donne residenti. Resta la mano del partner quella dietro il 66% degli omicidi di donne. Dal 2000 sono 333 le compagne o mogli uccise perché “colpevoli di decidere“, come le definisce il dossier, ovvero le donne che avevano scelto di lasciare il loro compagno ma non sono riuscite a scappare in tempo dalla furia del partner. Ma il segnale nuovo che il report collega alla crisi economica è il forte aumento dei matricidi, spesso compiuti per ragioni di denaro. Le madri uccise nell’ultimo anno corrispondono al 18,9% dei femminicidi familiari.
Tante le iniziative ovunque programmate per tentare di arginare il nefando fenomeno, e, perché no, cercare di difendersi , in pratica fare aprire gli occhi, ai soggetti passivi e alle vittime protagoniste dei tragici accadimenti: in diverse località si organizzano addirittura dei “corsi” ad hoc rivolti alle donne ed anche agli uomini di ogni età, corsi programmati per insegnare cosa fare e come agire di fronte a un’aggressione, una rapina o un tentativo di violenza, situazioni queste che, purtroppo, stanno diventando sempre più frequenti nelle nostre città. Il proposito di queste “istruzioni per l’uso” è quello di perseguire due obiettivi due obiettivi, l’uno è far sì che i partecipanti vincano la paura e l’insicurezza, tenendo le emozioni sotto controllo, l’altro è insegnare a difendersi, sfruttando i punti deboli dell’avversario e applicando alcune tecniche in uso nelle cosiddette arti marziali. E cosi si imparano tecniche di divincolata e di percossa, facili da apprendere e applicabili in moltissime situazioni, che non si basano sull’utilizzo della forza ma sulla cinetica corporea e sull’applicazione di leggi fisiche di leve e proiezioni. In pratica si procede con la simulazione di situazioni reali, privilegiando un insegnamento “personalizzato” che consente di acquisire una preparazione efficace da utilizzare alla bisogna.
Il 25 novembre dunque si celebra la giornata dedicata alla “ violenza sulle donne” istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dal 1999 per sensibilizzare i Governi e l’opinione pubblica sul tema dei maltrattamenti femminili. La data del 25 novembre è stata scelta per ricordare il brutale assassinio del 1960 delle tre sorelle Mirabal da parte del regime di Rafael Leònidas Trujillo, sanguinario dittatore della Repubblica Dominicana per oltre 30 anni.
Una breve riflessione sul tema: violentate e picchiate, in Italia una donna su tre tra i 16 e 20 anni è stata vittima nella sua vita di aggressioni maschili, aggressioni che spesso finiscono tragicamente con la soppressione della donna, tragici eventi che si consumano quasi sempre nell’ambito familiare. Stando ai dati Istat sono oltre sette milioni le donne che hanno subito violenza e dato ancor più allarmante: in media 100 italiane vengono uccise dal proprio partner o dall’ex, il 10% degli omicidi è stato preceduto da stalking. Sempre secondo i dati in possesso lo stalking è senza dubbio in crescita anche se le denunce rappresentano solo una piccola parte degli episodi, almeno fino ad ieri, ma oggi la donna è diventata più matura e consapevole e le denunce sono in aumento.
Tra gli obiettivi della Giornata sono il riconoscimento a livello internazionale, regionale e locale della violenza di genere come violazione dei diritti umani; il rafforzamento delle attività a livello locale e internazionale contro questo tipo di violenza; la creazione di spazi internazionali di discussione per l’adozione di strategie condivise ed efficaci in materia; dimostrazioni di solidarietà con le vittime di queste violenze in tutto il mondo; il ricorso a governi affinché adottino provvedimenti concreti per l’eliminazione di questo tipo di violenze.

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Autore

Silvio Biazzo

Giornalista Pubblicista dal 1980 , ha collaborato con Radio Insieme, Avvenire, Giornale di Sicilia e Gazzetta del Sud e tv locali, diploma di Maturità Classica, studi universitari in Giurisprudenza , dal 1993 insignito della Onorificenza di Cavaliere dell’ O.M.R.I.



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