Migranti

Pubblicato il 11 Maggio 2015 | di Vito Piruzza

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I profughi e la Liberazione dagli egoismi

Le celebrazioni del 70. anniversario della Liberazione hanno coinciso con il dibattito sulla risposta europea alla richiesta di asilo da parte dei disperati che fuggono dai focolai di guerra che infiammano il medioriente e l’Africa del nord.

Prevengo la domanda che molti di voi si porranno memori di un noto politico della seconda repubblica: “che c’azzecca?”.

Secondo me invece una linea rossa (neanche tanto sottile) collega i due eventi …

Intanto l’Europa è figlia di quell’evento che fu la Liberazione!

L’Europa fu “pensata” da un gruppo di pensatori che insieme ad Altiero Spinelli si trovavano nell’isola di Ventotene non in villeggiatura, come ha infelicemente ironizzato un ex presidente del consiglio, ma perché confinati in quanto antifascisti; e la stessa Europa fu poi “realizzata”, qualche anno dopo la liberazione, da 3 capi di governo antifascisti come baluardo di democrazia e soprattutto di “Libertà”, come antidoto alla violenza della guerra che ciclicamente insanguinava questo continente e come risposta ai totalitarismi che in questo continente erano sorti e avevano messo radici.

La “Liberazione” dell’Italia, che si badi bene è durata quasi due anni (dal luglio ’43 all’aprile ’45), è stata frutto del sacrificio della vita di soldati di decine di Paesi diversi. Con motivazioni varie (dai vincoli coloniali ai pronunciamenti della società delle Nazioni) alla fine ben 50 Paesi combattevano contro i nazisti; ebbene non tutti, ma molti di essi, erano presenti sul suolo italiano, grazie anche al loro sangue è arrivata la nostra libertà.

In sintesi l’Europa è nata dalla “Liberazione” ottenuta grazie alla generosità di tanti popoli ed è nata come manifesto di pace e libertà!

Ecco l’Europa!

Ma è la stessa Europa che assiste all’esodo biblico di migliaia di persone che fuggono da guerre e totalitarismi e si rimpalla tra i Paesi membri l’onere di accoglierli e ospitarli?

È la stessa Europa che come unica azione concreta concepisce il “pattugliamento delle acque territoriali” e “l’affondamento dei barconi”?.

Assistiamo a un dramma epocale e invece di interrogarci su come “risolvere” il problema di queste persone poniamo al centro dell’attenzione il nostro problema: come non farli arrivare da noi!

Ma a ben vedere, il problema non è che arrivino da noi, ma che siano costretti a scappare da casa loro!

L’Europa nata dalla “Liberazione”, dalla solidarietà internazionale, dall’aspirazione alla pace e alla libertà si è chiusa in una cupa autodifesa delle proprie frontiere, proprio quell’Europa nata per rendere inutili le frontiere!

E allora la riflessione sui 70 anni della Liberazione sia l’occasione per riflettere noi e fare riflettere i nostri confratelli europei sul ruolo alto e storico che siamo chiamati a rivestire, quello di parlare con una sola voce nel mondo e fare prevalere l’interesse dei popoli sugli egoismi e sugli interessi economici che sono alla base delle guerre e dei totalitarismi che avvelenano la vita delle persone che vivono ai nostri confini.

Mi pare che il collegamento logico tra i due eventi sia abbastanza evidente, ma esiste anche la controprova: lo stesso leader politico che propugna il respingimento dei profughi, il 25 aprile è rimasto a casa invece di celebrare la “Liberazione” … vi sembra un caso?


Autore

Vito Piruzza



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