Migranti

Pubblicato il 11 Maggio 2017 | di Luciano Nicastro

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Il risorgimento africano e le ali della libertà

Le migrazioni dei negri dall’Africa sono una drammatica storia antica. Nella Modernità costituirono la fonte del lavoro coatto e servile, prima degli imperi coloniali di Spagna e Portogallo e poi della Francia e dell’Inghilterra. Uomini liberi, giovani e donne, ridotti in schiavitù venivano trasferiti dall’Africa Occidentale nelle terre del Nuovo Mondo, nell’America Centrale e Meridionale. Fra le due sponde dell’Oceano Atlantico, dell’Africa e dell’America, si diffuse il mercato della loro vendita e del loro acquisto come forza lavoro mercificata per tutti i bisogni: coltivare i campi intensivi di cotone, estrarre l’oro e i metalli preziosi, le materie prime della ricchezza e della Potenza.

Nel Settecento, Ottocento e Novecento continuò l’uso coloniale e neocoloniale degli uomini privati della libertà, resi schiavi, usati e abusati, sia prima che dopo la solenne abolizione della schiavitù dichiarata dal Congresso di Vienna del 1815. Nelle migrazioni si continuerà a cercare e a prelevare manodopera a basso costo e “nuovi schiavi“ (con la carta bollata e i permessi di soggiorno, come ha scritto e documentato Kevin Bales nell’omonimo libro edito da Feltrinelli!) per il grande mercato del lavoro nelle metropoli dell’Occidente.

La forza lavoro a basso costo, poco remunerata e poco qualificata, viene usata “legalmente” (per così dire!?) per rendere più produttivi i settori economici di agricoltura e industria, commercio e turismo. Verrà impiegata e sfruttata, dalla nuova società complessa “mani e mascelle”, non solo nella produzione e riproduzione materiale ma anche nei servizi di supporto funzionale al liberismo burocratico e statalista con il crescente “precariato” complementare di utilità nei lavori dequalificati che gli indigeni ormai non fanno più.

Persino le cooperative sociali vengono “erette” per non assumere e mettere in regola il personale già utilizzato entro i tempi previsti da norme ad hoc. In fondo, la politica non espande né fa crescere l’occupazione e mantiene “parcheggiati” nella precarietà e nella “dipendenza” (servile?!) giovani disperati, istruiti e preparati. La precarietà “sistematica e funzionale” è una malattia endemica del liberismo selvaggio, chiamato e definito “sociale e solidale”, che danneggia la gioventù disperata e colpisce tutto, anche il lavoro di cura (privato e pubblico), per assistere e servire come badanti, colf, infermieri o ausiliari i bisogni diffusi e richiesti del Welfare familiare e municipale.

Le migrazioni, come emigrazioni a scelta “apparentemente libere”, avvengono oggi, nel secolo del libertarismo individualista di massa, per fuggire da ogni forma di violenza e di prepotenza, per scappare dalle guerre permanenti, dal saccheggio e dallo sfruttamento sistematico delle risorse e ricchezze dei propri paesi di origine. Ancora oggi le migrazioni nella loro genesi, nelle modalità di effettuazione e nelle loro prospettive sono un’avventura cieca, a rischio della vita personale, della propria libertà e della dignità umana ed anche di un costo enorme, umano ed economico, sia per il nucleo familiare che per lo sviluppo endogeno del proprio Paese, rapinato delle sue migliori energie.

Non è esagerato dire che sono ancora una questione antica e non risolta della liberazione dalla schiavitù, diversa negli abiti ma sempre terribile e disumana. Si continua a giustificare la politica della prepotenza e della diseguaglianza crescente anche nel Mondo Globale, tra gli Stati e i Popoli, sempre a partire da un interesse economicistico del Dio Denaro e dal presupposto falso e razzista della superiorità, per natura, cultura e ricchezza, degli uomini forti e potenti.

Il turbo capitalismo della selvaggia finanziarizzazione di una globalizzazione cieca e ingovernata si diffonde con una guerra economica a grappolo, causando ovunque effetti disastrosi di mortalità diffusa non solo a livello sociale ed economico dell’esistente reale e vitale (con le delocalizzazioni di lavoro e di aziende produttive!) ma anche delle possibilità e virtualità, residue e ideali, presenti nel cuore e nella mente dei giovani indigeni, demotivandoli e spegnendo la loro speranza e lo slancio vitale alla Bergson.

Nel mondo globale contemporaneo sono traghettati e approdati i difetti, le mostruosità e le logiche prevaricatorie e ideologiche del vecchio Mondo Capitalista, che è sempre una IDRA dalle cento teste e la causa di tutti i mali dei popoli poveri e della ingiusta disuguaglianza dei bambini del Pianeta.

Le Migrazioni, oggettivamente, sono state e sono un fiume ininterrotto di dolore e di sofferenza provocate dalla cattiveria di un sistema economico e dalla legittimazione che ne hanno fatto degli uomini fabrili, spenti nel cuore e ciechi nello sguardo umano relazionale e intersoggettivo per diventare uomini migliori, concittadini e fratelli universali come i GIUSTI dell’UMANITÀ di ieri e di sempre.

Sono in verità il più sconcertante. Narrano la rivoluzione negra di un Continente Umano in marcia da troppo tempo verso le “Ali della libertà” .Questo è in realtà l’evento ancor oggi coperto e rimosso dalla cattiva coscienza borghese.
La questione è ancora aperta oggi sul piano reale e concreto, non solo sul piano metaforico ma anche su quello antropologico/identitario come problema del futuro dell’Uomo. Il valore primario dell’uomo non solo “individuo” ma persona umana (una realtà ontologica sostanziale e relazionale per creazione e vocazione!) nel Cristianesimo e nelle religioni “sorelle”, monoteistiche, è ritenuto e condiviso come uguaglianza divina e ontologica di ogni UOMO e di ogni individuo umano, EGUALE per creazione e natura propria /Fratello Universale e Cittadino del Mondo.

Tutte le città del MONDO GLOBALE, ancora oggi, soffrono e hanno bisogno di vera libertà e di “redenzione integrale”. Se esiste una missione storica della Nuova Europa (l’UNIONE EUROPEA!) questa non può che essere di discontinuità con il passato della vecchia Europa coloniale, di riparazione per i crimini commessi o permessi e di promozione culturale e politica della libertà e dell’indipendenza, innanzitutto, di questi popoli africani, poveri e ridotti in schiavitù dalla ideologia della prepotenza “divisiva” del vecchio capitalismo europeo.

Una Europa Nuova dovrà “nascere “sul piano morale e culturale e non potrà essere ancora per troppo tempo” neocoloniale” e “ameriKana”; non solo perché tradirebbe la sua anima cristiana e la sua vocazione spirituale <universale> di difesa dell’umanità dell’uomo e del cittadino, Patria dei lumi e delle rivoluzioni sociali e politiche, fonte sempre viva della ricerca e del progresso, Custode riconosciuta dei diritti e valori forti di umanità e civiltà umana, al tempo della tecno scienza e del postumano.

In questo progetto il Mediterraneo come area geopolitica, calda di scontri e di drammi, è al centro di una dialettica bellica e minacciosa tra l’aspirazione dei popoli di antica civiltà alla Pace e la Catastrofe del terrorismo islamista dei Signori della Guerra.

Per questa condizione oggettiva non ci sono ragioni né luoghi di dialogo e di confronto per tessere il futuro di una Zona di Umanità Protetta attorno a un’idea condivisa di macro-società aperta e tollerante, pacifica e armoniosa, multi religiosa, multiculturale, socioeconomica solidale.

Il MEDITERRANEO è la METAFORA del Futuro Comune come “immagine di un Mondo Nuovo” da realizzare con nuove identità umane di maturità oblativa e da espandere con le virtù cardinali, teologali e razionali “trascendentali” dei credenti e dei laici.

Come diceva Jean Marie Perrin “la gioia cristiana è figlia della verità” ma nel Mediterraneo infuria la non verità (l’ambiguità delle fake news!) sistematica, invadente, prepotente e oppressiva, che non annuncia in atto nulla di buono per il bene comune di quelli che vi vivono o che lo attraversano.

Le migrazioni, in questo “piccolo spazio antico”, sono usate e abusate per finalità di male a livello di potenza e di prepotenza e non per avvicinare i popoli e le loro volontà di pace e di libera e solidale convivenza armoniosa.
Forse è il momento di far sentire la Parola di VERITA’, di bene e di fraternità che viene dalla buona memoria purificata dalla storia di questo “nodo strategico e spirituale” nel quale si può indicare il Circolo Virtuoso di Socrate il Giusto, di Gesù Cristo il Dio-Uomo della resurrezione cristiana, dei postulati della ragion pratica di I.Kant, dell’Emilio di J.J.Rousseau, della profezia scientifica, mistica ed evolutiva di P.Pierre Teilhard de Chardin – gesuita – il personalismo comunitario di E.Mounier e l’umanesimo integrale di J.Maritain.

Al tempo di Papa Francesco si incomincia ad annunciare “la mitezza e la dolcezza, l’umiltà e la speranza” come virtù della Politica Alta. Come scriveva Victor Hugo (1802/1885): <La Speranza è la Parola, che Dio ha scritto sulla fronte di ogni UOMO>.


Autore

Luciano Nicastro

Laureato in Filosofia alla Cattolica di MILANO e in Sociologia alla Università degli Studi di URBINO, è stato per molti anni professore di filosofia e storia al Liceo Scientifico “E. Fermi” di Ragusa. Filosofo e Sociologo di orientamento “mounieriano”. Ha insegnato storia della filosofia e storia della sociologia. Docente di Antropologia filosofica presso l’Istituto Teologico Ibleo di Ragusa, è stato docente di Sociologia delle Migrazioni e di soc. dell’educazione alla LUMSA di Roma – sede di Caltanissetta; è stato altresì docente di Domande Filos. Contemp., di filos. della Religione e filosofia politica alla Facoltà Teologica di Sicilia a PALERMO. Consigliere Nazionale delle Acli, ha fatto parte della Associazione “Agostini Semper” tra i laureati della Cattolica di Milano ex alunni del Collegio Augustinianum, militante del MEIC (movimento ecclesiale di impegno culturale), della Lega Consumatori ed Utenti. Ha pubblicato diversi libri, articoli e ricerche di filosofia, psicologia, sociologia, teologia e psicopedagogia oltre che sui temi della scuola, del lavoro, della famiglia e della condizione meridionale e sulla nuova questione giovanile…



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