Emanuele Giudice

Pubblicato il 26 Novembre 2015 | di Redazione

Dal furto per il partito al furto per se stessi

C’è un torvo accanimento nel succedersi degli avvenimenti, in questo recente popolarsi della cronaca di ladri d’alto bordo, procacciatori d’appalti, arrampicatori sociali, alti burocrati corrotti, tangentari di vario conio, ruffiani che usano donne a compenso di misfatti. E avanza anche la schiera dei beneficiati, mogli, figli, generi e cognati. Balducci, Anemone, De Sanctis, Della Giovampaola, sotto l’ombra del sottosegretario Letta, per citare gli ultimi nomi dell’elenco.

Craxi nel 92 li chiamò “mariuoli”, per poi dirci che sic- come rubavano tutti, il furto non c’era. La saccente sicumera del socialismo morente. Il nostro Capo oggi ci rassicura definendoli “birbantelli”, vezzeggiativo lezioso per minimizzare, sminuire, rassicurare. Monelli, birichini, come i bambini che rubano la marmellata. Ma se sono solo birbantelli perché mai il governo vuole aumentare le pene previste per la corruzione?
La differenza tra ieri e oggi è semplice: ieri rubavano per il partito, oggi per se stessi. Ma si chiama sempre furto.

Uno, un certo Di Girolamo, rubava anche voti, pre-votando le schede elettorali per farsi eleggere all’estero al Senato. I brogli innominabili erano gestiti dalla ‘ndrangheta. Una foto lo ritrae, infatti, accanto al boss Franco Pugliese il quale era solito, al telefono, trattarlo come un servo, a riprova di essere un referente della mafia. Dal Senato finalmente è costretto a dimettersi. A furor di popolo, ma con l’applauso cinico e sconcio della maggioranza.
Siamo in una deriva paludosa e viscida, in cui ogni controllo viene letto come un impiccio, un ostacolo alla politica del fare, beatificata come l’apice della buona politica. Il mancato controllo diventa invece la causa scatenante delle spaventose e diffuse corruzioni che avvelenano il Paese. I magistrati, sono disturbati mentali, bande di talebani, da mandare ai plotoni d’esecuzione, cospiratori contro lo Stato. Un florilegio intollerabile di epiteti da caserma, pronunciati dal Capo.

C’è nel Paese un clima inquietante, da guerra civile e scontro permanente, attorno al quale si raduna una congrega di cortigiani silenti o straparlanti, di falsi neutrali assopiti in un perbenismo melmoso che tutto assorbe, metabolizza, digerisce nella fitta nebbia della politica che impedisce di distinguere il vero dal falso. Larga parte dei mass media e dei poteri forti si adagiano su una sorta di terzismo accomodante, untuoso e pilatesco. Fare il terzo tra due belligeranti significa star fuori dalla mischia, non schierarsi né con l’ uno, né con l’altro, dare un colpo al cerchio, uno alla botte, dividere a fette la verità e anche le menzogne, questa a te, l’altra al tuo avversario. Pilato era un terzista, voleva star fuori da una mischia tra giudei, e chiese alla folla, indicendo il più infame dei referendum: “Gesù o Barabba”?
Siamo ora a un crocevia, a un dilemma che lascia intravedere, a un passo da noi, il burrone in cui il Paese si accinge a precipitare.

Quando chi ci governa, usa le alte tribune del potere per aggredire con insolenza le più alte istituzioni di garanzia, il Presidente della Repubblica, la Consulta, la Magistratura,  il Csm, il Parlamento, la stampa libera e le opposizioni, le forze cioè che debbono controllare l’attività di chi governa, e di riflesso quella dei ladri, dei corrotti e dei mafiosi, cos’ altro si può pensare se non che un cinismo sprezzante e insofferente di ogni legalità, ha spinto già il Paese in una china eversiva? Catastrofismo? No, fatti.

Il Parlamento non vota più leggi per il Paese, ma è bloccato da molti mesi per votare il lodo Alfano 1°, il 2°, ultime invereconde leggi ad personam, gli scudi fiscali per riciclare, con un onere fiscale ridicolo, capitali di incerta o mafiosa provenienza, il legittimo impedimento che legalizza il rifiuto del Premier di presenziare alle udienze in cui è imputato, la legge sulle intercettazioni telefoniche, e altre criminogene proposte partorite dai “giuristi” di corte. Non leggi, ma privilegi, norme per favorire gli interessi di un pluri-inquisito. Siamo oltre le sudice leggi ad personam, siamo alla devastazione del sistema. E non possiamo più scivolare nell’etereo, nell’indistinto, pacioso e finto neutralismo dei vigliacchi. Perché è un cancro ciò che sta divorando il Paese.


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Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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