Emanuele Giudice

Pubblicato il 26 Novembre 2015 | di Redazione

Il Caso Scajola e l’imprudenza grottesca

A volte mi pare di perdere il senso del tempo, di vivere in una stagione in cui il malessere non è più avvertito perché è entrato nella sfera della normalità dove ogni gesto è scontato. Sento in giro una sorta di narcosi etica che aggira i problemi e li rimuove da sé relegandoli nell’usuale, nell’asettico, in una neutralità incolore che lava lo sporco e lo rende accettabile. Perciò disgustosa.

Cito tre episodi che danno il termometro della febbre alta che tormenta il Paese senza che esso se ne renda conto. Riguardano l’impudenza quando si fa grottesca.

A fine anno, le forze dell’ordine intercettano, in piazza Duomo a Milano, un certo Pennisi, consigliere comunale a Palazzo Marini, mentre riceve un assegno di 10.000 euro da un tizio, a titolo di tangente, a corrispettivo di una certa pratica giacente presso gli uffici comunali, che egli promette di disseppellire.

Subito dopo, il Pennisi dichiara, a discolpa: «Si avvicinava il Natale e con quei soldi avrei comprato dei regali per i miei…» . Capite? La motivazione era nobile. Mica si può festeggiare il Natale senza fare almeno qualche dono ai propri cari? Coscienza dell’illegalità di un gesto e del reato specifico di corruzione che ricorre quando un pubblico ufficiale riceve denaro o altri benefici per garantire l’esercizio di un diritto vantato dal cittadino verso la pubblica amministrazione? Non c’è coscienza dell’illegalità, c’è solo la disinvoltura dell’innocenza presunta di un politicante da strapazzo.

L’on. Dell’Utri, con un candore encomiabile, a conclusione di una delle udienze in cui è imputato, dichiara infastidito: «Non mi interessa fare politica. Faccio il senatore solo per difendermi dal processo…». Già, cosa stavate pensando? Che uno si fa eleggere in Parlamento per servire il Paese, lavorando a far leggi nell’interesse di tutti? Per Dell’Utri (ometto il titolo di onorevole) non è così. Generalmente, chi ha un processo va dall’avvocato, si fa difendere e alla fine gli paga l’onorario. Così fanno tutti i cittadini, compresi voi ed io. Dell’Utri, invece, che fa? Si presenta alle elezioni, viene eletto, occupa un seggio al Senato, pagato da noi contribuenti ‘malpensanti’, e vive in pace con la sua “coscienza”. Ora che è senatore si potrà difendere dai processi.

Ma queste cose, che sono l’a b c della politica, e soprattutto della morale, non li dovremmo trovar scritte nel Dna di chiunque, attraverso la politica, vuole rendere sinceramente e disinteressatamente un servizio alla comunità? Per fortuna le opposizioni all’attuale maggioranza, assieme alla stampa, le avevano denunciate centinaia di volte subendo la contestazione dei cortigiani di turno.

Il terzo episodio riguarda un ministro in carica fino a qualche settimana fa, Claudio Scajola.

Esplode sulla stampa un caso che lo riguarda, l’acquisto di una casa d’alto rango, con vista sul Colosseo, pensate, a prezzo di appena un milione e settecentomila euro, di cui 200 dati in contanti alle proprietarie, 600 dichiarati nell’atto notarile e pagati al momento della stipula, il resto, gli altri novecento, erogati dall’imprenditore inquisito Diego Anemone, uscito qualche giorno fa dal carcere dove scontava una misura cautelare a seguito dell’inchiesta sulla “cricca” tra la quale era stata divisa in “famiglia” la torta della ricostruzione dell’Aquila dopo il terremoto.

Scajola, mentre scrivo, non è neanche inquisito, ma si è dovuto dimettere di corsa perché la vicenda rischiava di travolgere il governo.

Ma l’impudenza grottesca e inedita, emerge lo stesso da una sua dichiarazione che lascia tutti di stucco, esponenti della maggioranza compresi.

Dichiara con candore, e sempre a sua “discolpa” (?) l’ex ministro, prima di andarsene: «Mi dimetto per difendermi dalle accuse. Non potrei fare il ministro sapendo di abitare in una casa che mi è stata acquistata da altri…» . Letterale.

Qualcuno dunque, a sua insaputa, ha versato l’obolo di appena 900.000 euro alle proprietarie, peraltro tramite 80 assegni bancari sottoscritti da Anemone.

Il ministro, ineffabile, cade dalle nuvole, e delirante dichiara di non saperne nulla, mentre si cadono risate a cascata nella platea del teatrino.

Ma com’è che a me e a voi non sia mai capitato di trovare benefattori così generosi, “disinteressati e ingenui” da regalarci, quasi per intero, una casa vicino al Colosseo? Mah!…


Autore

Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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