Emanuele Giudice

Pubblicato il 26 Novembre 2015 | di Redazione

Il ponte sullo Stretto e gli interrogativi impossibili da eludere

Il ponte sullo stretto di Messina sarà il più lungo del mondo, comporterà una spesa preventivata in una decina di miliardi di euro, in realtà più alta in corso d’opera e in finale, e sarà un’opera colossale che tutti ci invidieranno nel mondo. I politici sotto la cui egida sarà realizzato, passeranno alla storia e saranno incensati con turiboli elettorali gratificanti. Un’opera da regime, fatta per l’osanna e le beatificazioni agognate dalla politica.

Ciò detto, non si può negare che il ponte riempie i sogni di molti siciliani e calabresi, i quali lo annovereranno tra le glorie locali a motivo della sua eccezionale rilevanza. Rilevanza di che? Quali i possibili benefici che l’immaginario collettivo si crea, e quali quelli reali?

L’immaginazione cataloga il ponte tra l’irrealizzabile realizzato, oggetto di stupore e meraviglia per i siciliani, per gli italiani e per chiunque venga in Sicilia. Soprattutto per i turisti di ogni provenienza. I sogni di grandezza fanno parte dell’uomo, ne accompagnano la vita, ne coltivano le ambizioni e le superbie. Ogni epoca vanta il suo Colosseo.

La fantasia pregusta il risparmio del tempo occorrente per attraversare lo stretto, niente traghetti, imbarchi e sbarchi di macchine e di treni. In men che non si dica a Villa San Giovanni e al ritorno da Villa San Giovanni saremo a Messina in un baleno. Risparmieremo mezz’ora, forse un’ora, nei periodi di punta (Natale, Pasqua, Ferragosto) anche di più. Il turismo sarà incentivato e molta gente da tutto il mondo sarà spinta a venire in Sicilia.

Il guaio verrà dopo l’arrivo: le nostre strade interne sono un disastro, paesi, ponti, cavalcavia, a rischio frana, l’acqua col contagocce in molte zone, persa durante il tragitto dalle reti idriche ridotte a un colabrodo, per non parlare delle ferrovie, con molte tratte risalenti a Crispi e a Giolitti. Il turista ipotetico, da Ragusa a Gela impiegherà, come ora, quasi due ore, molto di più se vuole spingersi fino a Caltanissetta, Agrigento, Trapani. Questo ramingo e tribolante turista, stimolato dal ponte a venire tra noi, troverà l’arcaico immobile scenario per gran parte risalente ai Borboni, la fatiscenza stampata e ferma in ogni angolo della nostra Sicilia.

Confesso che il ponte, negli anni della giovinezza l’ho sognato anch’io. Lo pensavo inscritto nell’ottica di Ulisse, quella di osare, di superare il limite dell’umano, assalito com’ero dai versi danteschi: “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”; Volevo sottrarre, come Prometeo, la scintilla del progresso dalle mani di Dio. Non conoscevo graduatorie d’importanza e di priorità.

Così, nella mia immaginazione, il ponte sullo stretto divenne un balocco, una proiezione nel reale dei sogni di grandezza, un primato da ostentare. Qualcosa su cui togliere la briglia alla fantasia. D’altro non mi occupavo allora. Estranei mi furono per molto tempo la realizzabilità del ponte, il suo costo, i rischi che avrebbe comportato costruirlo in zona ad alto rischio sismico (come dimenticare il terremoto di Messina del 1908?), o i venti e le correnti marine, gli uni e le altre temuti fin dall’antichità, fino a costruirvi la leggenda di Scilla e Cariddi. Mi ricordo che l’argomento venne usato in qualche campagna elettorale dalla Dc per acchiappare voti. Poi, naturalmente, non se ne fece niente.

Ora la penso diversamente. Gli avvenimenti che si inseguono con ritmi soffocanti, la sete di molti siciliani, le strade carenti, le scuole fatiscenti, le ferrovie antidiluviane, le fognature mancanti in tanti piccoli paesi, soprattutto questo ritmo inquietante con cui in Sicilia, proprio in provincia di Messina, Giampilieri, Scaletta, Caronia, ma anche in Calabria, i terreni cedono, si muovono verso valle come nei film di fantascienza, una frana dopo l’altra, la gente costretta a un esodo dolente, spezzata nelle proprie radici, nelle speranze, nei sogni che avevano invaso l’intero arco della vita.

Tutto ciò sequestra la mia mente, la blocca attorno a interrogativi che non si possono eludere.

Provate assieme a me a porre agli sfollati, colti davanti alle macerie della propria casa, una domanda elementare: «Volete il ponte sullo stretto, oppure che i dieci miliardi occorrenti per costruirlo, siano destinati per un riassetto del territorio e per altri interventi straordinari, per evitare che si ripetano tragedie a ritmi così spaventosi, così apocalittici?».

La risposta, sia io che voi, già la sappiamo.


Autore

Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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