Emanuele Giudice

Pubblicato il 26 Novembre 2015 | di Redazione

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Il precipizio, la vigilanza, l’impegno

C’è nel Paese un clima mefitico e inquietante da guerra civile e scontro permanente, attorno al quale si raduna una congrega di cortigiani silenti o straparlanti, di falsi neutrali assopiti su una sorta di perbenismo paludoso che tutto assorbe, metabolizza, digerisce, nella fitta nebbia che avvolge la politica e impedisce di distinguere il vero dal falso.

Larga parte dei mass media e dei poteri forti si adagiano su una sorta di terzismo comodo, ma artefatto e pilatesco. Cos’è il terzismo? Il collocarsi fuori dalla mischia, non stare né con l’uno, né con l’altro, un colpo al cerchio, uno alla botte, dividere a fette la verità e anche le menzogne, questa a te, l’altra al tuo avversario. Pilato era un terzista, voleva star fuori da una mischia tra giudei, e chiese, indicendo il primo e il più infame referendum: «Gesù o Barabba?».

La stagione presente della politica ci pone a un crocevia, a un dilemma inquietante che lascia intravedere, a un passo da noi, il burrone in cui il Paese si accinge a precipitare.

Quando un uomo che legittimamente ci governa, usa l’alta tribuna del consesso europeo del Partito popolare a Bonn, per aggredire con insolenza le più alte istituzioni di garanzia, il Presidente della Repubblica, la Consulta, la  Magistratura, il Parlamento, la stampa e le opposizioni, accomunando a tutti nel timbro infamante di “comunisti” e in fine dichiarando il suo proposito di riscrivere la Costituzione per piegarla ai suoi interessi, cos’altro si può pensare se non che un cinismo insofferente d’ogni legalità, ha messo già il Paese in una deriva antidemocratica ed eversiva? Catastrofismo. No, fatti.

Il Parlamento non vota più leggi per tutti, ma è bloccato da parecchi mesi per votare il lodo Alfano primo, il secondo, gli scudi fiscali per riciclare, con un onere fiscale ridicolo, capitali di incerta o mafiosa provenienza, il legittimo impedimento che autorizzi il rifiuto del Premier di partecipare alle udienze in cui è imputato, la legge sulle intercettazioni, e altre demenziali e criminogene proposte partorite dai “giuristi” di corte. Non leggi, ma privilegi, norme per favorire gli interessi di un pluri-inquisito. Siamo oltre le invereconde leggi ad personam, siamo alla goccia finale, quella che non sta più nel vaso e lo fa traboccare.

Qui e ora occorre che ognuno assuma la propria responsabilità, senza fughe, pavidità e titubanze. Ognuno si faccia carico di spiegare quanto accade, senza scivolare nell’etereo, nell’indistinto pacioso e finto del neutralismo che è proprio dei vigliacchi. Oltre il punto in cui siamo non c’è più ipotesi di rinsavimento e di ritorno all’indietro, c’è solo una scelta che non ammette rinvii, né disinvolture terziste.

Segnalo anche certe improvvide dichiarazioni di alti esponenti del Pd, come Enrico Letta, che ammette il diritto del Cavaliere di difendersi sia nel processo, cosa sulla quale non si può che concordare, sia “dal processo”, teoria che rinnega l’articolo 3 della Costituzione riportato in tutte le aule giudiziarie, dove si dice che la legge è uguale per tutti. Davvero all’improntitudine e alla leggerezza non c’è limite.

Nessuno auspica che chi rappresenta il Paese sia condannato, ma tutti dobbiamo esigere che egli, come tutti gli altri cittadini, si lasci giudicare da chi ne ha il compito per legge. Non ci sono, in democrazia, primi e secondi, né graduatorie d’uguaglianza.

Invocare complotti, congiure e persecuzioni, addirittura internazionali, appartiene alla favolistica degli asili infantili, ed è perciò umoristico e beffardo, oltre che devastante. Il Paese va restituito alla normalità e legalità democratica, mediante una difesa intransigente della Costituzione. È quello che chiede, dall’interno della maggioranza, anche il presidente della Camera Fini.

Mentre scrivo, apprendo da internet dell’attentato a Berlusconi, avvenuto a Milano dopo una giornata densa di tensioni. È un fatto deplorevole e stolto che va condannato. Senza attenuanti. La politica è per sua natura confronto, divergenza, denuncia, anche dura, ma mai può ricorrere alla violenza per difendere alcune ragioni contro altre. Mi auguro quindi la sua completa guarigione, mentre auspico che sia evitato il palleggio disdicevole di accuse e contraccuse, vigenti tra bambini: «Sei stato tu a cominciare. Io no, ma tu…».


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Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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