Emanuele Giudice

Pubblicato il 26 Novembre 2015 | di Redazione

La brevità come ghigliottina

Abbreviare i processi è un’esigenza condivisa e urgente, ma abbreviare non significa ghigliottinare i processi per garantire immunità illecite a qualcuno e benefici alla criminalità.

Avventurarsi nella lettura del testo approvato al Senato significa veder aprirsi a un tratto un sipario che mette in luce una verità malamente occultata, fuga ogni dubbio e rivela il vero obiettivo della legge. Leggiamo la norma transitoria che conclude il testo normativo: «Nei processi in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, relativi ai reati commessi fino al 2 maggio 2006 e puniti con pena pecuniaria o con pena detentiva…inferiore nel massi-mo a dieci anni di reclusione…il giudice pronuncia sentenza di non doversi procedere per estinzione del processo quando sono trascorsi più di due anni dal provvedimento con cui il Pubblico Ministero ha esercitato l’azione penale…».

Di chi si vuole parlare? Evidentemente di uno che ha processi in corso rientranti nella fattispecie descritta. Una norma vergognosa, che non vale per tutta la collettività, ma per un destinatario unico e risaputo, i cui processi rientrano perfettamente, per la data e la pena previste, in quella norma transitoria. Se la Camera la approverà, avremo dunque la ventesima legge ad personam.

Viene violato un principio generale del diritto, quello per cui la norma in materia penale ha valore solo per il futuro e mai per il passato. Si stabilisce cioè che la norma approvata estingue, non solo i processi futuri, ma anche quelli in corso per reati commessi prima dell’approvazione della legge. Un obbrobrio giuridico che cancella d’un colpo la civiltà giuridica che è vanto del nostro Paese.

Cosa c’entra tutto questo con la riforma della giustizia di cui il Paese ha estremo bisogno e che è oggetto solo di quotidiana propaganda? Purtroppo nulla, perché non si riforma un bel nulla, nessun accenno di riforma organica è alle viste, neppure quei provvedimenti che sono a costo zero, come per esempio la revisione delle circoscrizioni giudiziarie in eccesso con l’abolizione di molti tribunali, o la revisione della professione forense, modificando un rapporto tra popolazione e avvocati che in Italia è il più alto d’Europa (290 avvocati ogni centomila abitanti), o la depenalizzazione di alcuni reati minori, o l’utilizzo della posta elettronica per le notifiche giudiziarie, oppure la riforma specifica del processo penale afflitto da una pletora di incongruenze che riguardano molti adempimenti processuali, come l’archiviazione del processo, le misure cautelari, i tempi e le modalità dell’azione, l’udienza preliminare e la completezza delle indagini, etc).

Si mente spudoratamente quindi quando si vuole contrabbandare una volgare e insolente sarabanda di interessi personali del premier come riforma di un sistema giudiziario che viene invece abbandonato alla sua fatiscenza.


Autore

Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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