Emanuele Giudice

Pubblicato il 26 Novembre 2015 | di Redazione

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L’Unità d’Italia del ministro Calderoli

Il ministro Calderoli, sanguigno e provocatorio come da copione, strappa il velo e dichiara a Lucia Annunziata, nella trasmissione «In mezz’ora» di domenica 2 maggio, che egli, e quindi la Lega, con tutta probabilità non parteciperà alle celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia. S’apre il fuoco delle reazioni, la maggioranza in imbarazzo, le minoranze tutte concordi nel condannare indignate le esternazioni del ministro definite stupefacenti.

Mi chiedo: ma perché tanto stupore, disappunto o disagio? Di cosa ci si stupisce? Era possibile attendersi qualcosa di diverso da un esponente di primo piano di quella Lega, il cui statuto, all’articolo 1 dichiara espressamente: «Il movimento politico denominato Lega Nord…ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana?».

È una dichiarazione chiara fino all’impudenza, che molti ignorano, altri, per interesse, fingono di ignorare. Ma il problema è anche un altro. Il suddetto signore ha parlato dall’alto dello scanno di ministro della Repubblica, e come tale ha giurato fedeltà alla Costituzione nelle mani del Presidente della Repubblica, la quale Costituzione, nel suo art. 5 dichiara che «…la Repubblica è una e indivisibile…» .

Il signor ministro, si ricorda di aver giurato? Oppure è uno spergiuro? O non ricorda più che la Repubblica a cui si riferiva il giuramento è la stessa contro la quale opera per smembrarla attraverso la secessione, più o meno mascherata, utilizzando la forza che gli viene dal far parte di un governo fortemente condizionato dalla Lega?

D’altra parte le gesta del ministro sono note: indossa magliette con scene blasfeme verso l’Islam, che provocano furenti reazioni con morti e feriti nei paesi arabi; scrive una legge elettorale, tuttora vigente, che attribuisce ai partiti la “nomina” dei parlamentari, ne dichiara subito la paternità e, allo stesso tempo afferma che essa è “una porcata”.

Lo stesso discorso vale per Bossi, il quale, a ruota, dichiara che non sa ancora se ci sarà, alle celebrazioni, ma se glielo chiedesse il Presidente Napolitano…, via, non potrebbe fargli uno sgarbo… Come ciascuno di noi farebbe per un invito a nozze o a un compleanno…

Al coro dei commentatori si aggiunge, a distanza di po- che ore la voce ineffabile del ministro della Difesa, La Russa, al quale pare che da difendere sia rimasto solo se stesso, perciò dichiara che egli alle celebrazioni ci sarà, eccome, non se ne starà a casa come Calderoli. La storia personale di La Russa è nota, viene dal Msi, ha radici nazionaliste e italianiste, notevolmente logorate man mano che procedeva la sua carriera di democratico di breve corso. Lui ci crede all’unità d’Italia, andrà alle celebrazioni, ma per il resto lascia che Calderoli e i suoi continuino la loro opera di demolizione, usando la sinecura del governo.

Intanto arriva la dichiarazione, forte e inequivocabile, del cardinale Bagnasco che annuncia, a nome della Cei, la presenza della chiesa alle celebrazioni «con tutte le energie». Cioè il contrario della Lega.

Il riepilogo finale della vicenda è penoso e disarmante. Ometto qualsiasi giudizio di ordine storiografico sul Risorgimento, sulle cause, i fondamenti, i sentieri seguiti, gli esiti. Mi interessa solo un richiamo alla memoria perché vedo in giro parecchi smemorati spregevoli intenti ad archiviare lo per una sorta di rancoroso dileggio della storia. Le tre guerre che abbiamo studiato sui libri, non realizzarono solo l’unità del Paese, ma anche la sua indipendenza. A liberare il Lombardo-Veneto dall’Austria furono in prevalenza migliaia di giovani partiti dal Sud che diedero la vita per consentire agli attuali padani di tornare ad essere, entro i confini nazionali, un popolo degno del nome. Quel Mezzogiorno che oggi si vuole rimuovere dalla storia e dalla vita del Paese come un ciarpame fatiscente, fu la sede in cui trovò terreno fertile quel germoglio della pianta unitaria e indipendente, su cui i nostri padri costruirono l’Italia e poi l’Europa, pagandola con moneta di sangue.

Questi epigoni scadenti di una storia senza la quale sarebbero ancora espressione di una identità austriaca, dovrebbero riaprire i libri di storia. Sarebbe proprio la sto- ria, a indurli ad avere più rispetto e attenzione verso chi con fatica e dolore quella storia ha scritto anche per loro.


Autore

Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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