Vita Cristiana

Pubblicato il 27 Novembre 2015 | di Alessandro Bongiorno

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I sei concetti con i quali monsignor Cuttitta si è presentato alla comunità ragusana

Trepidazione e gioia, fiducia e amore, comunione e solidarietà. Con queste parole, coniugate a due a due, monsignor Carmelo Cuttitta si è presentato alla sua nuova comunità. Lo ha fatto in una lettera nella quale è possibile trovare spunti per imparare a conoscere meglio il nostro nuovo vescovo.

Trepidazione e gioia. Con «trepidazione e gioia» ha condensato i suoi sentimenti al momento in cui ha appreso di essere stato chiamato da Papa Francesco a guidare la nostra Diocesi. E trepidazione e gioia sono anche i sentimenti con i quali la nostra Chiesa ha vissuto questi giorni di attesa dell’insediamento del nuovo vescovo. Sentimenti che si sono uniti alla gratitudine per l’episcopato di monsignor Paolo Urso che, dopo quasi 14 anni, lascia Ragusa tra la commozione di quanti hanno apprezzato il suo essere amico, fratello maggiore, sacerdote e vescovo.

Fiducia e amore. Nella lettera inviata ai «fratelli e alle sorelle della Chiesa di Ragusa», monsignor Cuttitta utilizza altri due termini con i quali rompe il ghiaccio e abbraccia idealmente la nostra – che ora è anche sua – comunità: fiducia e amore. «Accogliamoci a vicenda – scrive – con fiducia ed amore! Metto a vostra disposizione, senza alcuna riserva, il mio cuore di fratello, di padre e di amico, con la speranza di essere sempre capace di gesti amorevoli e premurosi che sono propri del Pastore. Chiedo al Signore un cuore che superi i miei limiti, e nel quale ciascuno di voi abbia la certezza di poter trovare un posto».

Parole semplici che già i sacerdoti hanno avuto modo di ascoltare in un incontro tenutosi a Pergusa («Si è rivelato – ha avuto modo di commentare – un bel momento e sono convinto che la collaborazione tra vescovo e presbiterio, in un rapporto di serenità e sintonia, porta buoni frutti per la diocesi intera»).

Lispirazione al beato padre Pino Puglisi. Uno dei primi pensieri, subito dopo l’annuncio della sua nomina a vescovo di Ragusa, lo ha rivolto a padre Pino Puglisi, il sacerdote che ha segnato la sua esistenza e la sua missione. «Vengo a voi – sono sempre sue parole – per annunciarvi la gioia del Vangelo che riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù, nell’annuncio della Buona Novella intendo ispirarmi al Beato Giuseppe Puglisi che ci è modello».

Monsignor Cuttitta conobbe padre Puglisi nel suo paese, a Godrano, sulle Madonie. Era il parroco di quella comunità nella quale viveva la famiglia Cuttitta. Tra quel bambino e il parroco ci fu subito grande sintonia. «È stato per me padre, fratello maggiore, amico sincero e buono», aveva detto Cuttitta il 7 luglio 2007, nella messa di consacrazione episcopale.

Comunione e solidarietà. Tra i passaggi della lettera con la quale monsignor Carmelo Cuttitta si è presentato alla nostra Diocesi, vi sono altri due termini che indicano invece il metodo con il quale intende operare: comunione e solidarietà: «Abbiamo un cammino – ha scritto – da compiere insieme, senza nulla disperdere del tesoro di santità e di grazia che la nostra Diocesi ha sin qui sperimentato. Viviamo in un tempo assai complesso e pieno di difficoltà a causa del clima culturale che respiriamo e delle difficoltà che tante famiglie sperimentano nell’attuale congiuntura sociale ed economica. La nostra Chiesa possiede risorse spirituali e morali capaci di testimoniare la presenza del Signore in mezzo a noi e di rigenerare un tessuto di comunione e di solidarietà attraverso la vicinanza e la solidarietà».

Il saluto alla comunità. Poi i saluti con i quali si presenta e stringe la mano a tutta la comunità diocesana. Saluti che indirizza per prima ai presbiteri e ai diaconi («necessari compagni di ministero di cui il Vescovo non può fare a meno»), per proseguire poi con le famiglie («cellula fondamentale della società civile ed ecclesiale»), i giovani («speranza della Chiesa e del mondo»), le persone consacrate («che spendono l’esistenza nel servizio dell’evangelizzazione, della carità o vivono nel nascondimento e nella contemplazione»), gli anziani e gli ammalati («che con la loro saggezza e la loro sofferenza illuminano e rendono fecondo il nostro cammino quotidiano»), i fratelli di altre religioni o di altre confessioni e agli uomini e donne di buona volontà («troverete nel Vescovo un amico e un fratello, desideroso di incontravi, di conoscervi, di condividere con voi un tratto di strada»), le autorità civili («con le quali mi impegno a lavorare nella ricerca e nella realizzazione del bene comune, a servizio dell’uomo e della sua integrale promozione, nella verità, nella giustizia, nella solidarietà e nella pace»).

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Autore

Alessandro Bongiorno

Giornalista, redattore della Gazzetta del Sud e condirettore di Insieme. Già presidente del gruppo Fuci di Ragusa, è laureato in Scienze politiche.



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