Approfondimenti

Pubblicato il 27 Gennaio 2016 | di Luca Farruggio

La preghiera del cuore

C’è una preghiera molto diffusa tra i cristiani: la preghiera del cuore!

Il consiglio più famoso sulla preghiera del cuore, è contenuto nel Metodo d’orazione del monaco Niceforo: “Seduto in un angolo, in disparte, in una cella tranquilla, fa ciò che ti dico: chiudi la porta ed eleva la mente al di sopra di ogni cosa vana ed effimera, poi, appoggiando la barba sul petto e volgendo l’occhio del corpo e quello della mente al centro del ventre, altrimenti detto ombelico, comprimi l’aspirazione d’aria che passa per il naso in modo da sospendere la respirazione ed esplora mentalmente l’interno delle tue viscere per trovarvi l’anima. All’inizio troverai solo buio e un tenace spessore, ma perseverando giorno e notte nella pratica di questa occupazione, tu troverai, o meraviglia, una felicità sconfinata. Appena la mente trova il luogo del cuore, percepisce improvvisamente ciò che non aveva mai saputo: perché vede l’aria che è al centro del cuore, e vede se stessa interamente luminosa e piena di discernimento. D’ora innanzi, appena sorge un pensiero, prima ancora che finisca di prendere forma, la mente lo caccia e lo annulla. Da quel momento la mente, nel suo risentimento contro i demoni, risveglia la collera che è secondo la sua natura e colpisce i nemici spirituali. Il resto lo imparerai con l’aiuto di Dio praticando la custodia della mente e tenendo Gesù nel cuore, perché, si dice, siedi nella tua cella e ti insegnerà ogni cosa”.

Quindi la preghiera del cuore si distingue dalla preghiera orale e dalla preghiera mentale, proprio perché l’uomo che prega, dopo aver raccolto la mente nel cuore, si rivolge a Gesù, e invoca l’azione dello Spirito santo che lo unifica a Dio.

La preghiera consiste nel dire: “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore”.

La ripetizione del Nome ha una centralità importantissima: “O Signore nostro Dio, quanto mirabile è il tuo nome su tutta la terra” (Salmo 8,10). Infatti, nella mentalità semitica, il nome designa la segreta natura di un essere, per il fatto che il nome contiene una sorta di “presenza viva”. Solo da questo presupposto si può capire l’esperienza di Mosè (Es 3, 9-15). Infatti, per la fede di Israele, il Nome di YHWE aveva una doppia funzione, di rivelazione e di conoscenza: rivelazione del disegno di Dio, e conoscenza progressiva di Dio.

Per i cristiani, Gesù Cristo realizza queste due funzioni del Dio di Israele. Da un lato Gesù rivela il disegno di Dio, dall’altro unifica in se stesso tutte le precedenti profezie, e mostra la verità definitiva del Dio dell’Antico Testamento: “chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14,9).

Ma la cosa davvero significativa è che gli apostoli vedranno solo nel Nome di Gesù la salvezza: “Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome, affinché, nel nome di Gesù, si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è Signore, a gloria di Dio Padre” (Fil 2, 9-11). E’ proprio usando il Nome di Gesù che i discepoli guariscono i malati, scacciano i demoni e compiono vari miracoli. Lo usano soprattutto nel donare la salvezza eterna a chi si pente e a chi crede (Cf. At 4, 7-12; 5,31 ; 13,23).

Scomponendo la formula della preghiera del cuore, si capisce meglio il suo significato.

Signore Gesù: Il Signore invocato nella preghiera è un uomo, Gesù di Nazareth; ma è anche Kyrios in quanto Figlio di Dio. “Nessuno può dire <<Gesù Signore>>, se non in virtù dello Spirito Santo” (1Cor 12,3). Perciò chiamare Signore la persona di Gesù, vuol dire riconoscere la sua signoria su di noi, significa riconoscersi creature di Dio create per mezzo del Figlio. Significa immettersi nella logica del Regno annunciato dal Vangelo.

Cristo: con questa parola si indica l’essenza del Messia (l’unto del Signore), di colui che è inviato da Dio nel mondo, in mezzo agli uomini. E’ lui la benedizione promessa ad Abramo e il Messia che attendiamo nella gloria alla fine dei tempi.

Figlio di Dio: con queste parole esplode il mistero e lo scandalo luminoso dell’Incarnazione. Dio si è mostrato nella carne del Figlio. Il prologo del Vangelo di Giovanni ci dice esplicitamente che è Gesù che ci ha raccontato Dio.

Abbi pietà di me peccatore: l’invocazione di Gesù, è sempre una richiesta di misericordia e una invocazione di perdono. Solo riconoscendo di essere “nulla”, di essere come canne al vento, possiamo gettarci nelle mani dell’Amore di Dio. Questo desiderio di essere amati per poter amare, ci fa riconoscere “peccatori” e ci fa chiedere “pietà”.

Non è questa “debolezza” la più grande forza dell’uomo?

 

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Autore

Luca Farruggio

(Catania 1984). Filosofo e poeta, si è laureato al San Raffaele di Milano nel 2011. È allievo di Massimo Cacciari ed Enzo Bianchi. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Bugie estatiche (Il Filo 2006, prefazione di Manlio Sgalambro) e Del pessimismo teologico (Il Prato 2017, prefazione di Giuseppe Girgenti). Si guadagna da vivere insegnando in Veneto e ogni tanto, come pubblicista, dice la sua dove gli capita.



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