Vita Cristiana

Pubblicato il 26 Maggio 2025 | di Redazione

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Prega per me davanti al Signor

Caro Francesco,

se oggi potessi parlarti a quattr’occhi, senza formalità, semplicemente come un fratello davanti a un fratello più grande, ti direi prima di tutto grazie.

Non mi interessa chi verrà dopo di te, non mi interessa sapere il volto del prossimo Papa, da dove arriverà, che età avrà, che idee porterà.

Io desidero una cosa sola: che abbia il tuo volto.

Non il tuo volto esteriore, non il tuo carattere, ma quello stile che tu hai vissuto: lo stile di Gesù, il profumo del Vangelo vero che tu hai portato ovunque, con i gesti, con le scelte, con le lacrime, con la fatica.

 

Guardandoti, io mi sono innamorato ancora di più della mia vocazione.

Mi hai fatto sentire quanto è bello essere prete, quanto è urgente vivere con autenticità, senza maschere, senza paure.

Mi hai insegnato che non si tratta di essere perfetti o impeccabili, ma veri, trasparenti, feriti e amati.

Ti confesso che a volte ho paura.

Paura di non essere capace di vivere come hai vissuto tu.

Paura di non riuscire a portare sulle spalle l’odore delle pecore, di stancarmi, di indurirmi.

Ma poi ripenso a te, alla tua semplicità disarmante, alla tua scelta di restare piccolo anche quando tutti ti vedevano grande.

E allora capisco che il Signore non chiede eroi, ma figli.

Non chiede forza, chiede verità.

 

Tu ci hai mostrato il volto della Chiesa che sogno:

una Chiesa povera e per i poveri,

una Chiesa che non si vergogna delle sue ferite,

una Chiesa che guarda il mondo con occhi pieni di misericordia.

Ti guardo, Francesco, e non vedo un Papa potente.

Vedo un uomo che cammina, che piange, che ride, che si inginocchia davanti ai crocifissi nascosti nella carne dei poveri.

Vedo Gesù.

 

E se oggi devo pregare per il prossimo Papa, la mia preghiera è semplice:

che abbia il tuo stile, che respiri il Vangelo come tu lo hai respirato,

che ci aiuti a vedere, ancora una volta, il volto di Cristo nel volto della Chiesa.

E se posso prometterti qualcosa, qui, davanti a te,

è che anch’io, con tutta la mia debolezza,

voglio continuare a camminare su questa strada.

Non perfettamente, non senza cadute,

ma con il cuore sempre rivolto a quel volto che tu hai saputo rendere così vicino.

Poi, senza dire altro, mi avvicinerei.

Ti chiederei un abbraccio.

E mi stringerei forte a te,

come un figlio piccolo che si stringe al padre prima di lasciarlo andare verso Casa.

Non ti lascerei subito, Francesco.

Vorrei restare così, nel silenzio,

finché il tuo abbraccio si sciogliesse dolcemente nell’incontro con Dio che stai per contemplare faccia a faccia.

 

In quell’abbraccio, mentre il cuore traboccherebbe di amore e gratitudine,

dalle mie labbra nascerebbe una sola frase, semplice e tremante:

“Portami con te davanti al Signore.”

E dentro il cuore, come una preghiera spontanea, sussurrerei:

“Signore Gesù,

in questo abbraccio io ti abbraccio.

In queste braccia di padre, io sento le tue.

Accogli Francesco nel tuo abbraccio eterno,

e stringi anche me, piccolo e fragile,

perché non smarrisca mai la strada del tuo Vangelo.

Fa’ che il suo esempio rimanga vivo dentro di me,

che ogni suo gesto, ogni suo sorriso, ogni suo dolore offerto,

diventi seme di vita nel mio sacerdozio.

Portaci, Signore, nel cuore della tua Misericordia,

e custodiscici fino al giorno in cui anche noi ti vedremo faccia a faccia,

come lui sta per vederti adesso.

Amen.

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Autore

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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