Approfondimenti

Pubblicato il 28 Febbraio 2016 | di Mario Cascone

Fuga dalla libertà, il “post-umano” o il dono di sé?

Secondo molti pensatori contemporanei il pericolo più grave che incombe sull’umanità di oggi è il “post-umano”, ossia il vivere “etsi homo non daretur”. E la traccia più chiara di questo rischio è la mancanza di libertà, che consegue alla negazione di verità oggettive e universali. Al detto evangelico “la verità vi farà liberi” (Gv 8, 32) si contrappone oggi il suo contrario, che si risolve di fatto in una serie di scelte individuali, libere solo in apparenza. Una libertà ridotta a mera scelta individualistica si smarrisce infatti nell’insignificanza di un potere fine a se stesso, che non approda ad un progetto esistenziale. Non basta tracciare delle righe per dire che si sta disegnando qualcosa; non basta moltiplicare le scelte individuali per dire che si è liberi. Una libertà per la quale tutto è intercambiabile si traduce di fatto in un potere vuoto. Commenta Luigi Alici: “Quando tutto ha un valore solo perché è scelto, nulla è scelto perché ha valore”.

Già molti anni fa E. Fromm aveva parlato di “fuga dalla libertà”, sostenendo che quando non si riesce a dare un contenuto positivo alla libertà, utilizzandola per realizzare il proprio progetto di vita, allora si è tentati di fuggire da essa. E le vie di fuga sono due: la sottomissione ad un capo e il conformismo ossessivo. Fromm afferma che, nel momento in cui si rimuove la domanda di senso, l’uomo sente il bisogno urgente “di trovare qualcuno a cui poter cedere quel dono della libertà con il quale egli, creatura sfortunata, è nato”. Egli perciò vive in un grande autoinganno, perché è convinto di pensare e di agire come a lui piace, mentre pensa ed agisce in modo conformistico. Fromm conclude in modo lapidario: “Siamo diventati automi che vivono nell’illusione di essere autonomi”. Gli fa eco Norberto Bobbio: “Quel che in altri tempi era la fuga dalla schiavitù si converte oggi nel suo contrario: nella fuga dalla libertà”.

Non è esagerato perciò ritenere che spesso l’uomo contemporaneo non vuole quello che fa; e di conseguenza non è vero che ognuno fa quello che vuole…

Si pone in questa luce l’analisi di Zygmunt Bauman, il quale osserva che oggi gli uomini sono “senza luogo”, perché non trovano un posto in cui si sentano davvero a casa e che possa donare loro un’identità naturale. L’uomo contemporaneo, infatti, non possiede mai in maniera salda e definitiva una identità naturale, perché essa viene messa costantemente in discussione e deve essere sempre rinegoziata da zero. In questo quadro l’illustre sociologo rileva che “il mercato mette in vetrina una vasta gamma di identità”. E lo fa in modo particolare attraverso la pubblicità commerciale, che mostra le sue merci, cercando di venderle come “simboli dell’identità”, che uno vorrebbe assumere. Di fatto possiamo scegliere tra diversi modelli pre-confezionati di identità. Non dobbiamo fare la fatica di costruire la nostra identità da soli e nemmeno di cercarne conferma, perché “le identità commercializzate sono accompagnate dall’etichetta di approvazione sociale già incollata su di esse”.

Quanto siamo distanti dalla prospettiva cristiana, che invece si pone come dono della “verità che fa liberi” e che conduce l’uomo a costruire in un clima di responsabilità morale il proprio progetto di vita attorno al perno dell’amore, inteso non come mera emozione, ma come centro dell’essere, che consiste nel dono di sé. Un dono che è reso possibile dall’offerta che Cristo fa di se stesso all’uomo, al fine di indicargli la verità di se stesso. In maniera incisiva San Bernardo di Chiaravalle, parlando di Cristo crocifisso, diceva: “Ha dato me a me stesso; mi ha dato se stesso, e, dandomi se stesso, ha restituito me a me stesso”.


Autore

Mario Cascone

Sacerdote dal 1981, attualmente Parroco della Chiesa S. Cuore di Gesù a Vittoria, docente di Teologia Morale allo studio Teologico "San Paolo" di Catania e all'Istituto Teologico Ibleo "S. Giovanni Battista" di Ragusa, autore di numerose pubblicazioni e direttore responsabile di "insieme".



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