Società

Pubblicato il 24 Giugno 2016 | di Redazione

Giornata Mondiale del Rifugiato: Ragusa in festa

Tamburi e danza: così ha avuto inizio la Giornata Mondiale del Rifugiato nel centro polifunzionale Caritas di Ragusa. Da oltre un decennio, ogni 20 giugno, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite rende onore ai rifugiati, sensibilizzando l’opinione pubblica sulle loro condizioni di vita.

La festa ha preso il via con i ritmi e le coreografie Linguaggi dell’anima, curati da Maurizio Morello e Jenny La Cava, una commistione di culture che ha ravvivato la struttura nel cuore di via Colajanni.

All’interno del Festival delle Relazioni, la Giornata del Rifugiato è stata omaggiata da costruttivi confronti, atti a presentare le situazioni di disagio mondiale con voce consapevole.

Salvatore Cannata -giornalista e direttore di Videoregione- ha dato il benvenuto ai partecipanti e introdotto il dott. Claudio Bertolotti, analista strategico che nel suo intervento Rotte, fondamentalismi islamici e possibili contaminazioni ha illustrato la situazione da un punto di vista statistico e sociale.

Il fenomeno –ha detto Bertolotti– chiamato da molti invasione è una condizione ben lontana dalla realtà. Il numero di cittadini in cerca di rifugio resta infatti proporzionato alle capacità di accoglienza del nostro Paese. Soprattutto, offrire asilo non comporta semplicisticamente esporsi al terrorismo.

Con più di 180 definizioni -quasi una per ogni Stato- l’incubo dell’aggressione è il vero condizionamento all’accoglienza.

La gestione univoca del fenomeno -ha terminato Bertolotti- renderebbe possibile controllare il disordine, percepito come una generalizzata minaccia.”

Quella dell’Isis, illegittima figlia delle Primavere Arabe del 2011, è una realtà diversa da quelle combattute finora. Si tratta di una vera organizzazione, dotata di una struttura interna, di un’entità territoriale e di un popolo sottomesso. Chiunque voglia fuggire, per rinascere altrove, è costretto a investire dai 3 ai 6 mila euro per raggiungere un posto sicuro.

Suggerimento del prof. Bertolotti è stato quindi il non cedere ai luoghi comuni e ai pregiudizi.

Dello stesso avviso suor Deema Fayyad della comunità monastica di Deir Mar Musa in Siria.

La gesuita, appartenente alla stessa comunità di Padre Dall’Oglio, ha introdotto il suo intervento leggendo alcuni passi letterari.

“La realtà -ha detto suor Deema– è differente da quanto appare a chilometri di distanza. Il vero nemico del dialogo è l’ignoranza, che uniforma uno scenario molto più complesso. Non bisogna vedere il nemico in tutti i musulmani perché molti di loro solo le prime vittime dell’Isis.”

Per questa ragione la comunità ha scelto di rimanere in Siria, per aiutare chi non può fuggire e crede invece in un futuro migliore.
È importante allora abbracciare queste feste con la voglia più grande di trovare una via d’uscita, insieme.
Ognuno di noi, indipendentemente dal colore della pelle, dalla provenienza geografica, dal credo ha bisogno di una vita normale. Questa l’idea di base del corto We need a normal life proiettato all’inizio dell’incontro e realizzato da Michele Arezzo, con il gentile contributo degli ospiti dello Sprar della Fondazione San Giovanni Battista.

La vera vittoria contro il terrorismo sarà diventare pronti a regalare la normalità a chi ci ha chiesto rifugio, affidando la sua vita e il suo futuro nelle nostre mani.

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Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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