Approfondimenti

Pubblicato il 7 Settembre 2016 | di Luca Farruggio

La Bellezza che salverà il mondo

La celeberrima frase di Dostoevskij, “la bellezza salverà il mondo” (presente nel libro L’idiota), è divenuta sempre più nota e sembra attirare anche il consenso dei più giovani.

Questa estate, infatti, verso la fine di Giugno mi trovavo a Sampieri con il noto filosofo Diego Fusaro e, mentre si discuteva di filosofia, vidi passare una ragazza che indossava una t-shirt in cui era stampata la nota frase dello scrittore-filosofo russo.

Nel nostro tempo segnato dalla crisi (non solo economica!) il bisogno di bellezza e di arte sembra diventare sempre più urgente. Infatti, l’arte, la musica e tutte le forme di bellezza non fanno altro che mostrare quella “Bellezza Ultima” di cui parlava Dostoevskij.

Perciò, l’arte dell’icona sembra essere la più coerente forma d’arte. Da un punto di vista teologico-filosofico l’iconografia trae origine e ispirazione dal platonismo della patristica cristiana orientale che riconduce il sensibile al sovrannaturale. Proprio nel momento in cui l’arte indica e mostra sprazzi di “Bellezza”, ecco che essa stessa è destinata a “sparire” e a fondersi dal particolare all’universale.

Come ha mostrato Florenskij ne Le porte regali, la sottolineatura d’oro sulle icone non esprime la struttura metafisica e ontologica, ma si riferisce alla diretta rivelazione di Dio attraverso lo Spirito Santo. Questa ci mette in stretto contatto con la diretta manifestazione della grazia divina.

Quindi anche la nostra stessa vita potrebbe divenire un’opera d’arte, perché tutti siamo chiamati a un’armonia sensibile e manifesta che rimanda sempre a una dimensione originaria e invisibile. Non a caso, la rappresentazione iconica, che attrae immediatamente con il suo particolare effetto estetico, in realtà trasmette non solo ciò che è visibile alla vista umana, ma anche ciò che è invisibile, cioè il contenuto spirituale di tutto ciò che viene raffigurato.

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Autore

Luca Farruggio

Luca Farruggio (Catania 1984). Dopo aver conseguito la maturità classica nel 2003 a Ragusa e aver vinto il primo Premio Nicholas Green nella stessa provincia, si è laureato in Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano nel 2007, con una tesi sull’utopia scientifica. Qui ha seguito con interesse i corsi di Massimo Cacciari, Emanuele Severino, Giovanni Reale ed Enzo Bianchi. Nel 2006 ha esordito nel mondo della poesia con BUGIE ESTATICHE (prefazione di Manlio Sgalambro e postfazione di Enzo Bianchi) e nel mondo della narrativa con LA SCOMPARSA DI COLMAPOTRA. Nel 2010 ha pubblicato una raccolta di poesie, GESU’ AL BAR, vincendo la Targa Antonio Corsaro del Premio Natale Città di Tremestieri Etneo. Nel 2011 è uscita la raccolta A CUORE PURO, in cui l’autore mostra la sua vicinanza al monachesimo di Bose. Sempre nel 2011 consegue la laurea specialistica in Filosofia della Storia al San Raffaele di Milano con una tesi sulla teologia bizantina. Nel 2013 ha pubblicato il suo primo saggio: L'ESICASMO E LA DIFESA DI GREGORIO PALAMAS. Nel 2016 è uscita la sua quarta silloge poetica: DELLA LUCE NON CONOSCO IL MISTERO-LA VITA DEL POETA. Dal 2015, come pubblicista, collabora con il giornale INSIEME-RAGUSA e dal 2018 con Operaincerta e diversi blog. Nel 2016 ha conseguito il Master di II livello in Didattica della Lingua Italiana presso l'Università Tor Vergata Roma. Nel 2017 è uscito DEL PESSIMISMO TEOLOGICO, un dialogo tra un teologo, un filosofo e un poeta, e nel 2018 ha pubblicato L'ULTIMA PAROLA (prefazione di Domenico Ciardi), la sua quinta raccolta di poesie.



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