Approfondimenti

Pubblicato il 12 Settembre 2016 | di Luca Farruggio

Platone vicino al grande mistero cristiano

Per i cristiani Dio è una Luce originaria che trascende ogni determinazione, pur essendo la fonte di ogni ente. E’ un Dio trascendente e immanente allo stesso tempo. Con il termine agape i filosofi cristiani hanno voluto distaccarsi dal concetto greco di eros: se l’agape è un amore che si dona (si rivela), per i greci l’amore (eros) è soprattutto una forza che conquista sempre qualcosa o qualcuno.

Ma, se guardiamo bene la filosofia di Platone, possiamo vedere come questo grande filosofo abbia parlato di un’analogia tra Luce e Verità. Il Mito della caverna della Repubblica è quanto di più enigmatico esista nella filosofia greca. Qui si afferma che in un “istante”, uno schiavo dell’esistenza viene liberato e condotto alla “luce del sole” riuscendo a vedere il “tutto” nella Verità. Quindi, il principio primo assume già il simbolo della Luce. Sappiamo che la compassione nei confronti degli altri uomini porterà il prigioniero liberato verso la morte, quindi, da un punto di vista cristiano, si tratta di un dono paralizzante: quella Verità che sembra essere dinamica nel liberare il prigioniero, lascia l’ultima parola alla morte e all’incomprensione.

Ma Platone si avvicinò tantissimo al Grande Mistero, perché il motivo “dell’istante che libera” rimane sempre un enigma che potrebbe anche chiamarsi Amore. Non è, infatti, un dono di qualche dio?

Ma ecco che nella Rivelazione cristiana si dice con schiettezza che l’Amore si dona interamente, ma trionfa solo se nel processo ex Deo, ad Deum viene sconfitta per sempre la Morte. Vittoria che Cristo compie con la sua morte e resurrezione! Le virtù dei greci possono rendere alcune vite esemplari, far dimorare le anime dei giusti in un luogo delizioso, ma nessuna virtù ha mai abbattuto eternamente la Morte. Il Dio cristiano che sfocia nel molteplice è davvero capace di farsi nuovamente Uno calpestando la Morte? Questa è la grande domanda dell’inquieta fede cristiana. Nonostante la perfetta teologia cristiana, nulla di consolatorio appare nel vivere cristiano. Non a caso l’apostolo Paolo ci ammonisce: “se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede”.

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Autore

Luca Farruggio

(Catania 1984). Filosofo e poeta, si è laureato al San Raffaele di Milano nel 2011. È allievo di Massimo Cacciari ed Enzo Bianchi. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Bugie estatiche (Il Filo 2006, prefazione di Manlio Sgalambro) e Del pessimismo teologico (Il Prato 2017, prefazione di Giuseppe Girgenti). Si guadagna da vivere insegnando in Veneto e ogni tanto, come pubblicista, dice la sua dove gli capita.



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