Approfondimenti

Pubblicato il 22 Settembre 2016 | di Luciano Nicastro

La catastrofe odierna e l’orizzonte del valore delle “RELIGIONI SORELLE”

Con la dizione “religioni sorelle” intendo quelle religioni di popolo  di antica esistenza e forte tradizione  fondate sulla Rivelazione di  un Dio Unico, Creatore e Redentore  dell’universo antropo – cosmico. Con questo significato “razionale” viene affermata una loro origine e una finalità comune da incarnare  e argomentare come base storica  e culturale, fenomenica  e razionale di un dialogo interreligioso di tipo spirituale, culturale e politico. Così la logica della incarnazione viene posta come premessa di ogni pastorale della misericordia, della relazionalità antropoculturale e della politica di difesa ecologica della vita degli uomini e delle terre, dei cieli e dei mari nel Mondo e nell’Universo Intero (enciclica “Laudato Sii di Papa Francesco”).

Il dramma umano è profondo e complesso ma le espressioni attuali, più caratterizzanti e acute, sono:

  • Miseria e povertà in aumento in tutti i Continenti
  • Migrazioni tumultuose e disperate a getto continuo dalle periferie e  dai tanti Sud del Mondo Globale(a costi enormi e disumani, anche della vita)

Ancora una volta le Religioni Sorelle sono chiamate a lottare congiuntamente contro il Male e le sue strutture di peccato, contro “lo sterco del Diavolo che è il DENARO come primo IDOLO della Società neocapitalistica e causa di corruzione di tutto (ideali,affetti e relazioni) mediante la finanziarizzazione selvaggia sia economica che culturale a livello globale. Le Religioni monoteiste e umanistiche sono “sorelle” non solo per statuto originario ma anche per vocazione e decisione di fedeltà all’unico Dio Misericordioso in questo tempo della Catastrofe e della “Morte di Dio, della morte dell’Uomo e della Morte del Prossimo”, teorizzate in sequenza da F. Nietzsche, da M. Foucault, da Luigi Zoja.

La loro scelta di “Mission” è strategica e attiene, ora più che mai, alla stessa sopravvivenza della Fede e della Ragione in dialogo, della  Pace e dell’Umanità dell’Uomo nel Mondo contemporaneo. Per questo  Il dialogo interreligioso e cooperativo  non si può fermare ai “preambula”, anche se nobili, né all’accademia e alle dichiarazioni astratte ma deve al più presto diventare sistemico, strutturale ed operativo nella buona prassi di una vita di fede e civica impegnata nel sociale a livello della municipalità e della sua quotidianità. In particolare:

OPZIONE PRIORITARIA, per l’essere, il pensare  e l’agire, è quindi quella dell’ideale “francescano” della non violenza come paradigma fondamentale e ideale di un vero umanesimo integrale,civile e universale mediante la scelta di una  metodologia “SANTA” di una  Rivoluzione Mondiale della fraternità degli uomini liberi per combattere in modo adeguato ed efficace contro la violenza delle armi,della cultura massmediatica di persuasione subliminale e del globalismo di parte dell’economia mondiale. Come al tempo storico della servitù della gleba (sotto gli Zar in Russia!!) gli uomini sono – e stanno diventando di giorno in giorno,nei  vari Continenti del Globo – più poveri, sempre più privi di libertà e sprovvisti dei fondamentali diritti umani universali, sono “ANIME MORTE” destinati ai vari cimiteri artificiali dei  luoghi di concentramento,di  prigionia e di morte. Chiediamoci: in questa terribile crisi umanitaria, spirituale e antropologica, societaria e comunitaria cosa fanno: le emigrazioni, gli Stati, i mondi vitali, i movimenti sociali e culturali, le Religioni e le Chiese, i mass media e i social, le scuole e le classi dirigenti del lavoro e delle Imprese? Portano forse ovunque crisi economica e sociale, spirituale e di coesione umana e democratica, patologie sociali e diseguaglianze croniche, crisi di identità e di personalità, lacerazioni di esistenza e di legami strutturali, una liquidità di senso e di scopo della propria vita:una malessere che prepara il suicidio e la morte.

La Domanda, sottesa ma incalzante, è sempre quella antica dei disperati nella Prima Catastrofe: “Dove era Dio?, dove erano le sue Religioni? Dove erano i popoli dei credenti e misericordiosi”. Così ora in questa “seconda Catastrofe” dove è Dio? dove sono le Religioni Sorelle, monoteiste e umaniste di antica fede e testimonianza, hanno chiuso gli occhi per non vedere, le orecchie per non sentire o il cuore per meglio odiare i presunti terroristi o i nemici etnici. Eppure ci sono segni e semi di un RISORGIMENTO delle RELIGIONI, di una nuova Primavera dello Spirito nella Chiesa Cattolica di Papa Francesco e nelle Chiese Cristiane, nell’ISLAM e nell’Ebraismo della diaspora e della memoria della Shoah.

Sta rinascendo come evento paradigmatico di discontinuità  la CATEGORIA SPIRITUALE della MISERICORDIA da cui discende i bisogno di dialogo rispettoso e fiducioso per annunciare  un nuovo corso e una nuova fruttuosa stagione di  Beatitudini del Vangelo di Cristo e di virtù di relazione laiche e spirituali che, a mio parere, stanno aprendo di fatto e consapevolmente anche  un sentiero inedito di rivoluzione politica e culturale, personalista e comunitaria. La prima consegna si gioca  sul nuovo teorema razionale della strutturale specularità, reciprocità  e circolarità  di fede e promozione umana per costruire dai tanti SUD del mondo, senza confusioni e pasticci integralisti, una FEDE più spirituale, credente e performativa finalizzata strettamente  alla promozione umana, concreta e vicina, relazionale e ricostruttiva, in profondità e durata. Fra le Religioni Sorelle esiste per genesi e tradizione non solo “la differenza specifica”, teologica, dogmatica e storica ma anche la qualità comune e analogica del rifiuto del fondamentalismo e del politicismo d’uso del radicalismo violento e disgregatore.

In questo modo i profughi, i rifugiati e i migranti sono ritenuti e rispettati perché sacri, e in quanto tali da accogliere, proteggere e aiutare religiosamente come volto visibile di Gesù Cristo, fratello Immigrato, sia nel processo migratorio che in quello della integrazione umana, civile e sociale di prossimità inclusiva e di democrazia della partecipazione. E’ arrivato il momento di un cambiamento in senso più umano della legislazione sulla migrazione aprendo con ragione e religione a leggi nuove di liberalizzazione programmata dell’accesso mediante un rapporto politico diplomatico biunivoco tra paesi di origine e paesi di arrivo con la CARTA del MIGRANTE LEGALE rilasciata dai Paesi di arrivo legittimati a ciò da una Organizzazione Internazionale (ONU,Unione Europea etccc) che favorisce  e tutela la migrazione a viaggio agevolato e sicuro  in un corridoio umanitario innanzitutto per il ricongiungimento familiare e poi per aiutare i progetti programmati e stipulati di socializzazione lavorativa polivalente  di qualificazione civile e professionale  in percorsi e canali di studio e lavoro per accedere ai quali sono previste borse di studio a giovani “bisognosi e meritevoli” (art.34 della Costituzione Italiana).

Ad un livello più ampio e più profondo si pone una Riflessione storica e culturale, spirituale e politica di Eugenio Scalfari, maestro di vita civile e di pensiero laico e intellettuale militante, con il suo articolo “Il Male più grande  si chiama Povertà” su L’Espresso (11 sett.2016 p.102). Alla fine dell’articolo si sostiene una tesi profonda, apparentemente “razionale e realistica” ma in verità criptica e sottile nella quale si sottindente una sua opzione e convinzione, rispettabile e impegnata, ma pur sempre personale e a priori, che non può diventare la conclusione logica della sua argomentazione “strictu sensu”. Scalfari dice a riguardo: “Nei paesi civili gli Stati intervengono (sulla povertà  e miseria dei cittadini), intervengono anche “le associazioni religiose” e il volontariato è presente” ma  c’è bisogno ancora del popolo perché la povertà non solo esiste ma è anche in aumento. Alla fine conclude dicendo: “Perciò aiutate i poveri e gli esclusi. Il vero nostro male è questo” e   “se  Dio non se ne occupa, vuol dire che non c’è oppure è in tutt’altre faccende indaffarato”. Dopo la premessa maggiore (esiste la povertà!) e la premessa minore (Dio non se ne occupa!) arriva senza un perché, né una precisazione di merito né una esemplificazione  pertinente e convincente  perviene  alla tautologica conclusione: “Dio non c’è o è in tutt’altre faccende indaffarato!”, ma in realtà  la vera conclusione si trova  dopo – ed è  questa  l’amarezza finale che è anche segno di amore commovente, di struggente turbamento  e nello stesso tempo di  perplessità razionale  per la grande e smisurata  fede di Cristo. Essa non è esplicita ma alla fine   vien  fatta intuire  da Scalfari quasi in un tremendo “giudizio su Dio” che  abbandona il più povero tra i poveri, suo figlio. Egli dice letteralmente così : “Gesù di Nazareth era povero  e  morì in Croce !”. (il punto esclamativo è mio).

Mi viene di pensare per amara analogia  alla canzone di Fabrizio  De Andrè su Cristo : “E  morì come tutti si muore, come tutti cambiando colore. Non si può dire che sia servito a molto  perché il male dalla terra non fu tolto. Ebbe, forse, un po’ troppe virtù. Si faceva chiamare Gesù….. di Maria dicono fosse il figlio. Sulla Croce  sbiancò come un giglio. E morì come tutti si muore…”

Anche  Scalfari come De Andrè esprime   il convincimento  di un non credente, innamorato di Gesù di Nazareth e della sua vita  che  vorrebbe crederlo come Gesù il Cristo, ma la Ragione non glielo consente. Eppure la constatazione da lui evidenziata (che è una semplice  verità di fatto!) nella quale  si precisa che  ci sono anche “le associazioni religiose ed il volontariato” ad intervenire  sulla povertà e sulla miseria, avrebbe dovuto e dovrebbe far pensare che questo non accade né  a caso né per istinto gregario ma perché esse sono – ad una analisi più profonda, che  la Fede del popolo intuisce ed afferma – un evento di grazia e di dono  e, come  segno umanissimo di generoso altruismo : “La mano di Dio che vede e provvede nel rispetto di ‘Sorella Libertà'”.

 


Autore

Luciano Nicastro

Laureato in Filosofia alla Cattolica di MILANO e in Sociologia alla Università degli Studi di URBINO, è stato per molti anni professore di filosofia e storia al Liceo Scientifico “E. Fermi” di Ragusa. Filosofo e Sociologo di orientamento “mounieriano”. Ha insegnato storia della filosofia e storia della sociologia. Docente di Antropologia filosofica presso l’Istituto Teologico Ibleo di Ragusa, è stato docente di Sociologia delle Migrazioni e di soc. dell’educazione alla LUMSA di Roma – sede di Caltanissetta; è stato altresì docente di Domande Filos. Contemp., di filos. della Religione e filosofia politica alla Facoltà Teologica di Sicilia a PALERMO. Consigliere Nazionale delle Acli, ha fatto parte della Associazione “Agostini Semper” tra i laureati della Cattolica di Milano ex alunni del Collegio Augustinianum, militante del MEIC (movimento ecclesiale di impegno culturale), della Lega Consumatori ed Utenti. Ha pubblicato diversi libri, articoli e ricerche di filosofia, psicologia, sociologia, teologia e psicopedagogia oltre che sui temi della scuola, del lavoro, della famiglia e della condizione meridionale e sulla nuova questione giovanile…



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna Su ↑