Cultura

Pubblicato il 21 Ottobre 2016 | di Redazione

La mania dei Pokemon soltanto un giochino?

La mania dei Pokemon soltanto un giochino?

Andando in giro per le strade, dall’estate, si vedono ragazzi e giovani adulti andare in giro con il viso incollato al display del telefonino. A prima vista non ci si fa caso salvo che costoro a volte sbattono sui passanti, attraversano la strada velocemente senza accorgersi del traffico, in moto con il telefonino in una mano e con l’altra intenti a guidare…

“Pokemon Go” è un revival del famosissimo gioco dei mostriciattoli giapponesi inventati vent’anni fa da Satoshi Tajiri: un gioco per telefonini che sfrutta la tecnologia della geolocalizzazione e della realtà aumentata per simulare una caccia al personaggio ambientata negli stessi spazi in cui si muove chi ha in mano il telefonino. L’applicazione è arrivata in Italia il 15 luglio scorso.

I Pokemon sono stati una vera passione che ha attraversato interi decenni. Molti dei giocatori incalliti sono adulti, quelli che da bambini obbedivano al comando “Cathc ‘Em All” e collezionavano le carte da gioco e i pupazzetti. Sarà la novità, ma il tempo di permanenza sul nuovo giochino ha superato quella di WhatsApp, Instagram, Snapchat e Messenger, con una media giornaliera di 43 minuti. Troppi, dirà qualcuno. Psicologi, sociologi, specialisti del comportamento, educatori e tanti genitori hanno alzato il livello di attenzione su questo gioco apparentemente innocuo.

Rischi

Giocando a “Pokemon Go” ci si lancia all’inseguimento (reale) di un mostriciattolo giallo (virtuale) per cui ci si può perdere in zone sconosciute, addentrarsi in boschi oppure si può attraversare una strada senza prestare la necessaria attenzione; si può essere tentati di scavalcare cancelli o infilarsi dentro portoni sconosciuti o entrare di corsa nei camerini dei negozi, se il gioco indica che nei dintorni si nasconde un Pokemon di un certo valore.

La cronaca racconta che un turista tedesco ha scavalcato la recinzione entrando di notte nel Colosseo, una 19enne è stata sorpresa a guidare contromano a Firenze e un bambino russo è caduto da un balcone di un hotel in Tunisia per inseguire i mostriciattoli.

Analizzando il gioco dal punto di vista della sicurezza informatica, sul Corriere della Sera, Martina Pennisi, scrive che “Pokemon Go” è potenzialmente in grado di vedere e modificare quasi tutte le informazioni del profilo Google: dalla posta elettronica alle foto passando per i documenti archiviati in cloud.

Il vescovo di Noto, monsignor Antonio Staglianò, contro i “Pokemon Go” ha riempito alcune pagine di cronaca con il suo intervento diretto contro il gioco definendolo “diabolico” ed ha dichiarato che è pronto ad avviare un’azione legale nei confronti degli autori del gioco additandolo quale «costruttore di cadaveri ambulanti» perché «crea dipendenza a un sistema totalitaristico che è pari a quello nazista». Persino nel seminario vescovile, di fronte alla famosa cattedrale simbolo della città di Noto, i programmatori hanno piazzato i “Pokestop”, sorta di palestra dove ci si allena per far crescere i Pokemon. Il vescovo ha dichiarato che: «I giovani devono dedicarsi a chi sta male, ai poveri, agli ultimi. Non hanno bisogno di vivere nel virtuale». E aggiunge: «L’app sta alienando migliaia e migliaia di giovani, crea una realtà parallela in cui si divertono a catturare in giro i mostri tascabili secondo una regia totalitaria e dove manca la partecipazione attiva e cosciente. È incredibile, hanno mappato il mondo creando un’altra realtà in cui il tempo comunque scorre e lo si sottrae alle cose importanti. Si cerchi invece chi vive nel dolore e nelle difficoltà».

Sulla pericolosità dell’app gli dà ragione Margherita Spagnuolo Lobb, psicoterapeuta. «Il gioco – spiega – richiede a chi lo usa di concentrarsi totalmente su quella che, pur essendo definita “realtà aumentata”, è di fatto realtà virtuale, lasciando momentaneamente il contatto con la realtà attuale». Ecco perché da tutto il mondo giungono notizie di persone che compiono azioni avventate mentre giocano. Insomma, serve protezione.

«È incredibile – prosegue Lobb – come un gioco simile possa essere stato lanciato senza precauzioni o avvertenze: sembra che il produttore voglia approfittare di una situazione nella quale gli adulti hanno poca presa sui giovani».

Carlo Accetta

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Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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