Politica

Pubblicato il 22 Novembre 2016 | di Alessandro Bongiorno

Costituzione, ecco cosa cambia

Il prossimo 4 dicembre saremo chiamati a dire sì o no alla riforma di alcuni articoli della Costituzione. Spetterà a ciascuno di noi dire se ritiene più utile per il presente e il futuro del nostro Paese organizzare lo Stato così come era stato architettato nel 1948 (e in alcuni passaggi poi già corretto) o se provare a percorrere nuove strade. Ciascuno di noi sarà un po’ autore della Costituzione: confermando l’attuale assetto o accettando le modifiche che sono state approvate dal Parlamento. Si tratta, quindi, di un compito che richiede grande responsabilità e un po’ di attenzione nel documentarsi. Vi proponiamo una sintesi, sperando risulti chiara, della riforma e aggiungiamo (nella pagina a fianco) due commenti di due belle intelligenze del nostro cattolicesimo democratico: una suggerisce i motivi per i quali è utile votare sì, l’altra, invece, ritiene invece più opportuno bocciare la proposta di riforma.

A grandissime linee, la riforma approvata dal Parlamento mette fine al cosiddetto bicameralismo perfetto, assegnando a Camera e Senato compiti diversi nella speranza di poter rendere più efficiente e rapida l’approvazione delle leggi e tutti gli altri compiti attribuiti al Parlamento. Ma la riforma tocca anche altri punti. Tra questi l’abolizione delle Province e del Cnel, la definizione di tempi certi per l’approvazione dei disegni di legge e per le leggi proposte dai cittadini, la modifica del quorum per i referendum. Proviamo ad analizzare in dettaglio questi aspetti.

 

Fine del bicameralismo perfetto o paritario e nuovo Senato. È probabilmente la novità più rilevante. Solo la Camera dei Deputati voterà infatti la fiducia al Governo e conserverà il potere legislativo, tranne in quelle materie che saranno competenza del nuovo Senato. Quest’ultimo sarà composto da 95 senatori (tra cui 21 sindaci) eletti dai consigli regionali (in Sicilia dall’Assemblea regionale), più 5 nominati dal Capo dello Stato che resteranno in carica per 7 anni (e non saranno, quindi, più “a vita”) e più gli ex presidenti della Repubblica. L’elezione dei senatori avverrà sulla base delle «indicazioni degli elettori» in forme ancora da stabilire. In Sicilia eleggeremo al Senato sei deputati regionali e un sindaco. Il Senato avrà competenza legislativa piena solo su riforme e leggi costituzionali. Per quanto riguarda le leggi ordinarie, potrà chiedere alla Camera di modificarle. Il Senato si occuperà invece di rappresentare e raccordare lo Stato e gli altri enti statali con le Regioni, gli enti locali e l’Unione europea. Tra questi compiti la verifica dell’impatto delle politiche dell’Unione europea sui territori e dell’attuazione delle leggi dello Stato.I nuovi senatori godranno delle stesse tutele dei deputati. Non potranno essere arrestati o sottoposti a intercettazione senza l’autorizzazione del Senato.

 

Federalismo. Alcune funzioni attribuite alle Regioni (energia, infrastrutture strategiche e protezione civile) ritornano tra le competenze dello Stato.

 

Tempi certi per le leggi. I regolamenti parlamentari dovranno indicare un tempo certo per il voto dei disegni di legge del governo che vede ristretto, invece, il campo dei decreti legge.

 

L’elezione del Presidente della Repubblica. Sarà eletto da Camera e Senato in seduta comune.  Nel caso in cui il Presidente della Repubblica non possa adempiere le proprie funzioni, la supplenza spetterà non più al Presidente del Senato ma al Presidente della Camera. Viene modificato il quorum per l’elezione del Capo dello Stato, prevedendo che dal quarto scrutinio sia necessaria la maggioranza dei tre quinti dell’Assemblea e, a partire dal settimo scrutinio, della maggioranza dei tre quinti dei votanti.

Abolizione delle Province.  Sono abrogate le Province.

Riconoscimenti alle Regioni più virtuose. Alle Regioni a statuto ordinario (non è quindi il caso della Sicilia che ha uno Statuto speciale) possono essere attribuite particolari forme di autonomia a condizione che presentino un equilibrio di bilancio tra le entrate e le spese.

Parere preventivo della Corte costituzione sulle leggi elettorali. La riforma introduce la possibilità che le leggi elettorali prima della loro promulgazione possano essere sottoposte al giudizio preventivo di legittimità costituzionale della Corte costituzionale.

Referendum. Si abbassa il quorum per la validità dei referendum abrogativi (oggi il 50 per cento degli aventi diritto). Sarà ora sufficiente la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera ma, in questo caso, la richiesta di referendum deve essere sottoscritta da 800mila (e non più 500mila) elettori. Nel caso in cui le firme non raggiungano quota 800mila, il referendum sarà valido solo se si reca alle urne la maggioranza degli aventi diritto (come oggi). Viene introdotta, inoltre, la possibilità di referendum propositivi e di indirizzo (oggi consentono solo di abrogare le leggi già in vigore).

Tempi certi anche per l’esame delle leggi proposte dai cittadini. Una legge di iniziativa popolare non potrà più essere dimenticata in un cassetto. Viene elevato da 50mila a 150mila il numero di firme necessario per la presentazione di un progetto di legge di iniziativa popolare da parte dei cittadini, ma dovranno essere garantiti l’esame e la deliberazione finale, in tempi certi e definiti.

Abolizione del Cnel. La riforma cancella il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel).

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Autore

Alessandro Bongiorno

Giornalista, redattore della Gazzetta del Sud e condirettore di Insieme. Già presidente del gruppo Fuci di Ragusa, è laureato in Scienze politiche.



One Response to Costituzione, ecco cosa cambia

  1. Avatar pecos says:

    Io so quello che faccio ma, non so cosa farà colui a chi avrò dato la mia fiducia. Dunque chiedo a chi governerà di non dimenticare mai che, tutti abbiamo gli stessi diritti e doveri .

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