Politica

Pubblicato il 2 Novembre 2020 | di Agenzia Sir

Pensioni, sanità, servizi sociali, il welfare del ‘900 è da riformare

È il momento buono per riformare il sistema di welfare italiano che deve strutturarsi da qui ai prossimi decenni, con una popolazione in calo e una percentuale di anziani sempre più rilevante. Le risorse ci saranno per edificare uno Stato sociale in linea con il 2100 e non più con un Novecento superato da tempo.

Le pensioni, anzitutto. Ormai quasi tutti stiamo dentro il sistema contributivo (l’assegno è commisurato all’entità dei versamenti). Siamo però ancora fermi a limiti dettati da età anagrafica e dagli anni lavorativi (nel senso di contributi versati). Il futuro si dovrà confrontare con carriere discontinue, con frequenti cambiamenti lavorativi, con periodi non contrattualizzati e altro. Dato che è stato inventato il computer, e che questo oggi riesce a fare milioni di operazioni in un nanosecondo, è il momento di dotare gli enti previdenziali di computer abbastanza moderni da elaborare in pochissimo tempo l’importo dell’assegno pensionistico spettante a ciascuno di noi in base all’età, all’aspettativa media di vita e ai contributi versati. Ti basta? Vai in pensione; in caso contrario, si continuerà a lavorare.

Va separata l’assistenza sociale dalla previdenza. Sarà completamente a carico della collettività e riguarderà sia le persone che non hanno lavorato (o in modo insufficiente per avere un minimo vitale), sia le persone inabili al lavoro. Per queste ultime la valutazione medica sarà rigorosa, ma l’assegno erogato non dovrà essere umiliante o insufficiente: come talvolta accade oggi. Portarsi sulle spalle un handicap tutta la vita non è una colpa da espiare.

Le Regioni coordinate dallo Stato dovranno poi dotarsi di una rete di case di riposo con standard accettabili se non addirittura buoni. Strutture nuove o recuperate, servizi adeguati, spazi inseriti nel contesto sociale, rette affrontabili non solo dagli zii di Bill Gates ma anche dai loro vicini di casa, grazie al supporto economico dell’ente pubblico.

Stessa procedura per gli ospedali. Ci sia ovunque un grande ospedale dotato di molte e avanzate chirurgie (e tutto ciò che ne consegue), e poi alcune realtà intelligentemente sparse sui territori, dotate di pronto soccorso, servizi ambulatoriali, pronto intervento chirurgico per i casi da trattare subito. Ambulanze ed elicotteri di emergenza sempre all’erta per soccorrere sia chi abita a pochi metri, sia chi risiede in uno sperduto paesino di montagna. Non è più ammissibile l’attuale situazione italiana che mette insieme ospedali all’avanguardia con strutture da evitare come la peste.

La medicina di base è estremamente importante, con una rete di medici competenti e capaci di fare il necessario filtro tra la cura domiciliare e quella specialistica od ospedaliera. Medici e soprattutto infermieri vanno pagati in modo adeguato e comunque molto di più del funzionario pubblico intento a trascorrere l’orario di lavoro giocando con il Fantacalcio.

Ricordarsi, infine, che laddove non arriva lo Stato, ci riesce benissimo il Terzo settore e rimane ultra valido il principio di sussidiarietà. La quale sarà professionale, controllata, armonizzata con il resto: ma i paraocchi ideologici anch’essi devono finire nell’obsoleta scatola del Novecento.

Nicola Salvagnin (Sir)

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