Società

Pubblicato il 7 Dicembre 2016 | di Antonio La Monica

Nel centro SPRAR “Famiglia amica” i fiori dell’integrazione

????????????Rose, gerani, glicini. Colori e profumi che nascono nel cuore di Ragusa, all’interno del giardino del progetto SPRAR “Famiglia amica – ulteriori posti aggiuntivi” con sede in via Carducci. A sbocciare sono fiori che cercano di raccontare le speranze dei ragazzi richiedenti e titolari di protezione internazionale ospiti della struttura gestita dalla Fondazione San Giovanni battista. “L’attivazione di questo laboratorio – spiega Giancarlo Scrofani, assistente sociale del progetto – nasce da quello che è lo spirito stesso dello SPRAR, ovvero rendere i beneficiari partecipi alle attività del Centro, cercando di sensibilizzarli al concetto di cittadinanza attiva. Ci siamo resi conto che l’attività di giardinaggio può assumere valenze simboliche importanti, poiché  coinvolge contemporaneamente tutte le aree evolutive dell’essere umano. I nostri ragazzi, attraverso questo laboratorio, si sono occupati di uno spazio comune, hanno pulito il viale e le aiuole dalle cattive piante, hanno spazzato via le foglie secche o potato qualche vecchio ramo”.

Oltre all’importanza del lavoro di gruppo, non sfuggono le valenze simboliche che si celano in questo progetto giunto alla sua seconda edizione.

????????????“Il laboratorio – conferma Pinuccia Cavalieri, responsabile del progetto Famiglia Amica – svolge anche una funzione terapeutica, volto a creare ordine, che non è solo quello di uno spazio comune da ripristinare, ma è soprattutto un cercare di riparare e ricomporre un percorso di vita che è stato sottoposto a diversi traumi. Il laboratorio può rappresentare un momento in cui, il prendersi cura di, in questo caso specifico di un giardino semi trascurato, può diventare uno strumento volto a scalfire la diffidenza e l’indifferenza che dividono l’immigrato dagli abitanti di una città”.

“Quest’attività educativa – conclude Tonino Solarino, presidente della Fondazione San Giovanni Battista – può rappresentare un momento in cui si riscopre il valore della pazienza, bisogna aspettare, per raccogliere i frutti del nostro lavoro”.

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Autore

Antonio La Monica

Giornalista professionista presso “La Sicilia”.



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