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Pubblicato il 15 Dicembre 2016 | di Redazione

ISTAT: la Sicilia la regione più povera d’Italia

Nel rapporto “sulle condizioni di vita e di reddito” anno 2015, l’ISTAT rileva che la Sicilia è la regione con più alta percentuale di disoccupati ed è rischio di povertà.

Infatti, con una percentuale del 55% si sottolinea proprio il livello di grave deprivazione materiale, che è più del doppio rispetto alle altre regioni italiane. Sicuramente una delle piaghe più difficili da sanare, che sta inginocchiando noi siciliani, è il lavoro. Trovare lavoro in Sicilia è impossibile. Una situazione che non lascia scampo. Chi vive in Sicilia sa bene che trovarvi lavoro è soltanto un Sogno. Purtroppo, la Sicilia presenta, accanto alla maggior incidenza della povertà, livelli di spesa mediamente piuttosto più bassi di quelli delle famiglie povere delle altre regioni. I siciliani, non riescono a sostenere spese impreviste, hanno arretrati nei pagamenti (mutuo, affitto, bollette, debiti di-versi dal mutuo),  non possono permettersi una settimana di ferie lontano da casa, un pasto adeguato (proteico) almeno ogni due giorni, il riscaldamento adeguato della propria abitazione, l’acquisto di una lavatrice, o di un televisore a colori, o di un telefono, o di una automobile. Tutto ciò sta ad evidenziare il fatto che ci sono delle difficoltà oggettive nell’acquisire beni e servizi considerati “normali”, ed esprime il livello di svantaggio sociale relativo. Dati che fanno paura, dati di una regione sempre più in crisi. La triste realtà di una regione lasciata alla deriva. La Sicilia di Crocetta che è considerata dalle altre regioni una palla al piede , perché pesa sulle “virtuose” del Nord. Forse hanno ragione, ma la colpa non è sicuramente dei cittadini ma di chi amministra (male) le nostre risorse. La Sicilia potrebbe essere una regione ricchissima, vivere di solo turismo. L’isola più grande del Mediterraneo dove sole, mare, cibo, artigianato e  la nostra agricoltura. Sono da tutti invidiati. Invece, l’economia è in una fase critica di stagnazione ed è stato raggiunto il primato per la “povertà educativa”. Davanti a un quadro così preoccupante emerge come  la Sicilia stia regredendo sempre più. I vari fallimenti aziendali, la chiusura di enti e l’ennesima ondata, cui sono costrette soprattutto le nuove generazioni, di emigrazione unita ad una classe dirigente eccessivamente impegnata a curare i propri interessi (piuttosto che quelli diffusi), stanno prospettando un futuro sempre più buio. È innegabile, infatti, che stiamo vivendo un momento molto difficile, forse il peggiore nella storia dell’Autonomia, frutto evidentemente di un concorso di circostanze diverse, alcune imprevedibili, altre determinate da scelte infelici effettuate in questi quasi settant’anni di vita. Oggi, a maggior ragione, la Sicilia ha bisogno ancora di più dei siciliani. Nel senso che nessuno di noi, pur nella diversità dei ruoli, deve certamente sottrarsi all’obbligo della critica, ma soprattutto anche della proposta costruttiva e dell’impegno personale. Due percorsi che solo di rado hanno purtroppo camminato insieme. Ecco perché, se veramente si vuole dare un’inversione di marcia, i siciliani sono chiamati a fare un ulteriore sforzo, senza la pretesa di essere a tutti i costi portatori della verità, ma con la determinazione di non essere stavolta mossi da interessi di parte, quanto da un buonsenso collettivo.

 

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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