Attualità

Pubblicato il 12 Febbraio 2017 | di Luca Farruggio

Il “Magic shop” di Francesco Gabbani

Nel 1979 usciva per la EMI L’era del cinghiale bianco di Franco Battiato. Il disco conteneva un brano, Magic shop, in cui il cantautore di Jonia parlava della tendenza degli occidentali ad attingere tutto dalle religioni orientali, come se ci si trovasse in un supermarket. Emblematica la frase finale che toccava pure i cristiani: “rubriche aperte sui peli del papa”.

Un pezzo che non ha avuto molto successo e che è conosciuto solo dai veri “amanti” del Maestro. Ma, ora che Francesco Gabbani ha vinto Sanremo 2017 con Occidentali’s Karma, come è possibile non fare un paragone tra le due canzoni?

In chiave ironica (ironia intesa proprio come εἰρωνεία-ricerca) Gabbani torna al Magic shop e, anche se con un ritmo ballabile e scherzoso, ci ricorda il vuoto del nostro Occidente. Un vuoto spirituale (come non pensare ancora a Battiato e al suo disco Il vuoto?) che noi occidentali sappiamo colmare solo comprando e scambiando merci.

L’Occidente avanza sicuro e potente, esporta la democrazia, ci rende stabili e sicuri, ma le sue fondamenta sono minate. Perché? Per il fatto che è un albero senza radici, non ricorda il proprio fondamento e avanza verso un futuro che, paradossalmente, lo riporta al suo passato biologico: essere un animale.

La questione qui diventa difficile: è Dio che ha creato il mondo o tutto proviene dal Big Bang? Qualcuno, sempre con ironia, ha detto che Dio ha creato il Big Bang. Ma, mettendo da parte questioni filosofiche-scientifiche che forse non troveranno mai risposta, è innegabile il fatto che l’uomo, pur vivendo solo per i piaceri, non si capacità di essere solo un corpo destinato al Nulla. E così, tra malesseri, vuoti e insoddisfazioni, gli occidentali cercano disperatamente una “medicina spirituale”.

La canzone di Gabbani gioca sul fatto che gli occidentali cercano a Oriente la soluzione e lo fanno in maniera acritica e modaiola. Insieme alla scimmia tutti abbiamo ballato ma, volendo prendere sul serio la questione, dobbiamo toccare con mano la crisi dell’Occidente (non solo economica, evidentemente). Negli ultimi anni qualche filosofo ha voluto in tutti i modi mostrare le radici cristiane dell’Europa, ma il risultato non è stato dei migliori. E questo perché il cattolicesimo, a mio avviso, è diventato una “religione della mente” e non parla al cuore dell’uomo. L’uomo, invece, non ha bisogno di parole, ma vuole sentire fenomenologicamente che il suo corpo è davvero chiamato alla resurrezione.

Perciò, tra una danza spiritosa, una melodia coinvolgente, un supermercato spirituale, una scimmia simpatica, in realtà con questa canzone tutti abbiamo toccato con mano la nietzschiana “morte di Dio” e la fredda teologia dell’Occidente. Sarà l’Oriente (anche quello cristiano!) capace di far sorgere un nuovo Sole? “AAA cercasi!”.

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Autore

Luca Farruggio

(Catania 1984). Filosofo e poeta, si è laureato al San Raffaele di Milano nel 2011. È allievo di Massimo Cacciari ed Enzo Bianchi. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Bugie estatiche (Il Filo 2006, prefazione di Manlio Sgalambro) e Del pessimismo teologico (Il Prato 2017, prefazione di Giuseppe Girgenti). Si guadagna da vivere insegnando in Veneto e ogni tanto, come pubblicista, dice la sua dove gli capita.



2 Responses to Il “Magic shop” di Francesco Gabbani

  1. Avatar Caterina says:

    Mi ha assai irritata quell’elenco interminabile di luoghi comuni su filosofia e spiritualità. Posso anche ammettere che Gabbani e il fratello siano esistenzialmente impegnati in certe questioni, che necessariamente si sollevano in chi ha orecchie per sentire. Ma ho il sospetto che a molti stia piacendo piuttosto gustare tutte quelle belle paroline dal sapore intellettuale, visto che va tanto di moda fare i colti! Perché vestire una canzone di citazioni e vanità, invece di lasciarla parlare con semplicità al cuore delle persone?

  2. Avatar Claudio says:

    La nostra ‘supposta’ civiltà pretende di avere una risposta su tutto: per certi aspetti, credo che persino i Neanderthal fossero più evoluti

    Claudio

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