Politica

Pubblicato il 25 Ottobre 2017 | di Alessandro Bongiorno

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In cinque si contendono la Presidenza

 I candidati alla Presidenza della Regionesono cinque : Nello Musumeci (sostenuto dalle liste Forza Italia, Diventerà bellissima, Udc, Popolari e autonomisti, Fratelli d’Italia-Noi con Salvini); Giancarlo Cancelleri (Movimento 5 stelle), Fabrizio Micari (Pd, Alternativa popolare-Centristi per Micari, Arciplegao Sicilia-Micari presidente, Sicilia futura-Psi), Claudio Fava (Cento passi per la Sicilia) e Roberto La Rosa (Siciliani liberi).

Movimento 5 stelle Vanessa Ferreri, Stefania Campo, Carmelo Spata, Patrizia Bellassai
Cento passi per la Sicilia Francesco Aiello detto Ciccio, Giovanni Distefano, Maria Teresa Iurato detta Resi, Salvatore Poidomani
Siciliani liberi Luca Garofalo, Giovanni Arato, Giovanni Cappello, Stella Luna Sole
Partito democratico Giuseppe Digiacomo detto Pippo, Emanuele Dipasquale detto Nello, Ivana Castello, Giuseppe Roccuzzo, Pdr-Sicilia Futura-Psi Lucia D’Aquila, Carmelo Di Quattro, Antonio Firullo, Lorena Pelligra, Micari presidente – Arcipelago Sicilia Concetta Fiore, Salvatore Battaglia, Antonello Calvo, Alternativa popolare – Centristi per Micari Giovanni La Via, Benedetto Rosso detto Nitto, Rosanna Cascone, Gaetano Rizzo
Forza Italia Giovanni Mauro, Martina Guarascio, Orazio Ragusa, Antonio Zocco, Sicilia Vera-Rete Democratica-Udc Marzia Calandra, Giorgio Fede, Roberta Giulia Mezzasalma, Carmelo Vanasia, Popolari e Autonomisti Virginia Gennuso, Mariano Ferro, Matteo Gentile, Marco Genovese, Diventerà bellissima Giorgio Assenza, Andrea Nicosia, Angelica Poidomani, Paolo Santoro, Fratelli d’Italia – Noi con Salvini Luisa Bruno, Luigi Melilli, Natasha Pisana, Francesco Raffo

Eleggeremo un’Assemblea regionale composta da 70 parlamentari e non più da 90. Questo vuol dire che in provincia di Ragusa potremo inviare a Palermo quattro rappresentanti e non più cinque. Tutti gli uscenti (Giuseppe Digiacomo, Nello Dipasquale, Giorgio Assenza, Vanessa Ferreri e Orazio Ragusa). A contendergli il seggio sarà una schiera di candidati (uomini e donne, alcuni con importanti e pregresse carriere politiche, altri con esperienze negli enti locali, altri ancora debuttanti assoluti). Potremo esprimere un voto per la Presidenza e uno per la lista e il candidato cui intendiamo accordare la nostra fiducia.

Tra i candidati non ci sarà il presidente uscente Rosario Crocetta. Cinque anni fa lo avevamo eletto sperando in una “rivoluzione” che non c’è stata. Difficile dire, a distanza, se sia mancata la volontà a Crocetta di andare sino in fondo o se burocrazia, Parlamento, poteri più o meno forti abbiano soffocato le sue pur buone intenzioni. Di certo, in tutti i settori la Sicilia, in un momento storico comunque caratterizzato da una crisi mai così pesante, ha compiuto passi indietro.

Il nuovo governo dovrà ricostruire dalle macerie di un’eredità difficilissima. In questa situazione si troverà di fronte un esercito di dirigenti regionali e di funzionari che hanno diritto di veto su tutto e doveri su niente, una maggioranza probabilmente da costruire in Parlamento con coalizioni non omogenee, le resistenze di chi tutela privilegi e non diritti, lo scetticismo generale. Un motivo in più per dare il massimo della forza possibile alla politica scegliendo la più qualificata delle cinque proposte politiche e mettendo a disposizione del nuovo presidente parlamentari di assoluta efficienza, competenza e moralità.

Noi voteremo, oltre che per il presidente, per la pattuglia di quattro deputati regionali che dovranno rappresentare a Palermo la nostra provincia. Ragusa, pur essendo considerata la realtà siciliana dove si vive meglio, non sempre ha ricevuto dalla Regione le attenzioni che merita e di cui avrebbe bisogno. Anche in questo caso spetta solo a noi individuare i candidati che meglio possono rappresentare le nostre speranze di cittadini di questa terra.

Un’ultima considerazione riguarda la marginalità del mondo cattolico rispetto a questo appuntamento elettorale. Partiti, movimenti e liste non hanno sentito l’esigenza di un confronto sui programmi e sugli uomini e le donne chiamati a realizzarli. Debolezza e apatia del mondo cattolico (e in particolare dei laici) o scarsa attenzione da parte della politica? L’uno e l’altro. Una riflessione e un percorso vanno comunque avviati. La Sicilia e l’Italia hanno bisogno dei valori e delle energie che le realtà ecclesiali sono in grado di sviluppare.

 


Autore

Alessandro Bongiorno

Giornalista, redattore della Gazzetta del Sud e condirettore di Insieme. Già presidente del gruppo Fuci di Ragusa, è laureato in Scienze politiche.



One Response to In cinque si contendono la Presidenza

  1. Modica says:

    A noi italiani manca la cultura anglosassone ove da sempre ci sono due grossi partiti e chi prende più voti governa. I gruppi politici tradizionali, si sono coagulati e in più hanno inventato in tutte le province liste civiche per responsabilizzare molte più persone a portare acqua alla coalizione, chi vincerà dovrà tenere conto di tutte le liste e non potendo accontentare tutti, chi è preposto a guidare si vedrà ricattato, com’è accaduto a Crocetta. Sono del parere che chiunque vincerà, escludendo chi corre da solo, avrà grossi problemi ad amministrare.

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