Vita Cristiana

Pubblicato il 27 Ottobre 2017 | di Mario Tamburino

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Un carisma che arricchisce la Chiesa – La “sana follia” di fratel Biagio Conte

«Ai pazzi di Dio tutto è concesso»!

Alla presentazione del volume di Francesco Inguanti “Qualcosa di prezioso che accade. La missione di Speranza e Carità raccontata da Biagio Conte a Francesco Inguanti” (ed. People and humanities), svoltasi alla Badìa a Ragusa, è il vescovo monsignor Carmelo Cuttitta, a cancellare ogni traccia di oleografia sentimentalistica, da “santino”, dalla figura di Biagio Conte per restituirlo alla concretezza dell’umano di cui è fatto.

«Tu sei un prepotente» ricorda di avergli detto con tono benevolmente canzonatorio il nostro vescovo, che insieme a Franco Antoci ha presentato il libro di Inguanti, «ma di una prepotenza che nasce dall’amore per i poveri».

Da uomo delle istituzioni che lo hanno visto parlamentare, presidente della Provincia e sindaco del capoluogo ibleo, Antoci racconta il suo incontro con il protagonista della serata avvenuto attraverso le pagine del libro, dalle quali emerge una figura viva le cui parole «meritano di essere meditate una ad una».

Monsignor Cuttitta, testimone diretto di questi 25 anni di vita pubblica del suo concittadino palermitano, iniziata nel 1990, a 27 anni, ha offerto squarci inediti sulla vicenda.

Innanzi tutto quello del primo incontro tra il cardinale Pappalardo «e questo strano personaggio che tormentava da giorni il portiere dell’arcivescovado di Palermo perché l’arcivescovo lo ricevesse». Ebbene, quel colloquio che doveva durare qualche minuto, si protrasse per tutto l’arco della mattinata «sconvolgendo l’agenda degli impegni che io avevo preparato per monsignor Pappalardo» ricorda Cuttitta. «Alla fine di quel lungo dialogo chiesi: “Che gliene pare Eccellenza?” e lui: “È un po’ strano, ma ha una bella visione delle cose».

Così, nel groviglio di iniziative degli anni che seguirono, dentro quell’onda di carità suscitata da Biagio Conte che oggi, in due strutture di accoglienza maschili e in una femminile offre vitto e alloggio ad oltre mille tra barboni, immigrati, ex carcerati e donne in difficoltà, lo zelo materno della chiesa palermitana mise accanto alla «santa follia» di fratel Biagio la «sana razionalità» di don Pino Vitrano.

Il suo carisma, «che arricchisce la Chiesa», costituisce un richiamo a reimpostare la vita a partire da domande che sorgono dall’osservazione della realtà. «I barboni sono uomini o non lo sono? Se lo sono – spiega il vescovo di Ragusa traendone le conseguenze – allora bisogna battersi per affermarne la dignità». Costruendo dormitori, mense, infermerie, mobilitando mezza Sicilia per fornire cibo. E (meraviglia!) la gente risponde. Un fatto che stupisce persino Biagio Conte, come racconta fratel Davide, 37 anni, che con lui ha condiviso l’ultimo viaggio a piedi per l’Italia, intervenuto come testimone d’eccezione. «Progettando i prossimi passi che i bisogni dei nostri fratelli poveri richiedono di fare, ci siamo abbracciati e messi a piangere».

Mentre il saio di fratel Davide non riesce a nascondere un tatuaggio sul collo, si comprende meglio che per parlare di Dio all’uomo post-moderno non occorre tanto il linguaggio dei social network, quanto quello della radicalità di chi, innamoratosi, si dona tutto nell’ardore di una “sana follia” in cui rifiorisce l’umano.

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