Attualità

Pubblicato il 5 marzo 2018 | di Alessandro Bongiorno

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L’ Italia vuole cambiare ma non sa ancora verso che direzione

È un’ Italia più lontana dall’Europa, più rinchiusa in se stessa, divisa in tre e difficile da governare quella che gli elettori abbiamo consegnato al presidente Sergio Mattarella. A lui spetterà ora il compito di individuare soluzioni che oggi appaiono molto sfumate. Il centrodestra e il Movimento 5 stelle hanno vinto ma non abbastanza da poter formare un governo. Il Pd, l’area moderata e la sinistra si sono scontrati contro un muro di ostilità e di voglia di cambiamento.

Il Sud, la Sicilia e la provincia di Ragusa hanno affidato questa voglia di cambiamento al Movimento 5 Stelle. Secondo alcuni analisti, in una terra di disoccupazione ed emigrazione l’idea di un reddito assicurato a tutti si è rivelata ghiotta per troppa gente rimasta ai margini dei sistemi produttivi e del lavoro. Al Nord, dove il problema della disoccupazione è meno avvertito, hanno prevalso, secondo gli stessi analisti, le prospettive dell’abbattimento delle tasse e dall’allontanamento dei migranti attribuendo all’imposizione fiscale e al “diverso” le cause dell’infelicità. Il centrosinistra ha tenuto solo nelle roccaforti che un tempo erano definite “rosse” dell’Emilia Romagna e della Toscana dove comunque la qualità della vita è alta e i cittadini non hanno motivo di cambiare.

La sconfitta del Pd e del centrosinistra è comunque figlia dell’eccessiva personalizzazione voluta dal segretario Matteo Renzi e dai tanti nano-leader della sinistra come si potrebbe anche evincere dai risultati, decisamente diversi, che questa coalizione ha ottenuto alla regionali di Lazio e Lombardia (dove il Movimento 5 Stelle non va neanche ai ballottaggi).

Il risultato è quello quindi di un’ Italia che vuole cambiare ma non sa in che direzione. Il centrodestra è ancora rassicurante per oltre un terzo degli italiani. Il Movimento 5 Stelle è ritenuto, sempre per un italiano su tre, una speranza ma non ancora un partito in grado di governare. Solo con l’attribuzione definitiva dei seggi (le percentuali non corrisponderanno al numero dei parlamentari, in quanto un terzo di deputati e senatori sono stati eletti con il sistema maggioritario) si potrà capire meglio se questa legislatura potrà esprimere un governo o se ci attende un ritorno alle urne, come le prime dichiarazioni di alcuni esponenti politici (il grillino Dibattista su tutti) hanno lasciato intuire.

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Autore

Alessandro Bongiorno

Giornalista, redattore della Gazzetta del Sud e condirettore di Insieme. Già presidente del gruppo Fuci di Ragusa, è laureato in Scienze politiche.



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