Società

Pubblicato il 27 aprile 2018 | di Giuseppe Nativo

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Il medico di famiglia ci cura con Whatsapp

Ai nostri tempi, quando eravamo ragazzini, nel momento in cui stavamo male perché avevamo “preso fresco” (così si diceva allora) e faceva capolino un fastidioso rialzo di temperatura evidenziato dal termometro al mercurio, si chiamava subito il medico che, dopo attenta e scrupolosa auscultazione del torace (famosa la domanda “dica 33”), toccandosi il canuto pelo del pizzetto, prescriveva il farmaco più adatto rilasciando la sua ricetta dopo averla trascritta (rigorosamente a mano) con quelli che noi definivamo “geroglifici” (grafia poco chiara e gioia dei farmacisti).

Vennero poi i tempi del computer da tavolo e la cosa nettamente migliorò (soprattutto per i farmacisti che finalmente potevano leggere in modo comprensibile la prescrizione medica sfornata dalla stampante).

Ma il pensiero digitale, nel corso degli anni, non si è per niente fermato e una buona parte dei medici di famiglia anziani si sono adattati alle nuove tecnologie, anzi i più longevi le hanno subite.

Oggi esistono diverse fasce di medici. Quelli di mezza età o i più giovani (soprattutto quelli che operano nelle grandi città) usano i tablet o gli smartphone attraverso cui cercano di seguire i pazienti sfruttando le innumerevoli possibilità offerte dalla rete internet. Lo fanno con disinvoltura, a volte anche troppa.

Da una recente ricerca emergerebbe che non pochi medici possiedono un computer, l’85 per cento lo smartphone, il 60 per cento un tablet connesso ad internet. E così accade che se c’è la febbre o la dissenteria e proviamo a cercarli probabilmente non rispondono al cellulare, e neppure allo studio. Anche le segretarie sono passate di moda: costano troppo.

L’ultimo rifugio è un messaggio audio su Whatsapp (quella forma di messaggistica istantanea ormai presente in tutti i cellulari di nuova generazione). E lì si gioca la vera partita dell’assistenza. Dobbiamo, in pochi secondi, raccontare nei dettagli i sintomi accusati e, se siamo pratici, inviare una foto che possa chiarire quanto segnalato tramite messaggio digitale. Qualche secondo di attesa e, probabilmente, arriva il messaggio audio di risposta e via mail la ricetta. Il tutto con risparmio di tempo e velocità di esecuzione. Ma il malanno è altrettanto veloce a sparire? Questo è il presente. E nel futuro? Può darsi che ci cureranno i social network con farmaci virtuali!

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Autore

Giuseppe Nativo

Pubblicista. Appassionato di storia locale. Nel 2004 ha pubblicato un libro sulla Inquisizione in Sicilia nel XVI secolo, con particolare riferimento alla Contea di Modica. Collabora a diverse testate cartacee e on line.



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